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La detraibilità dell'IVA da operazione inesistente versata dal cedente nell'ambito di una transazione fiscale

Fabio Russo

La sentenza affronta il tema della detraibilità dell’IVA esposta in una fattura emessa a fronte di una operazione inesistente allorché il cedente, tramite strumenti di composizione quali la transazione fiscale, abbia effettivamente versato il tributo comunitario. La Corte conclude nel senso che l’assenza di danno per l’Erario legittima la detrazione in favore del cessionario e si colloca nel solco tracciato dalla più recente giurisprudenza comunitaria e dello stesso giudice di legittimità.

 

The deduction of VAT from non-existing transaction paid by the seller in the context of a tax transaction

The ruling addresses the issue of the deductibility of VAT shown in an invoice issued for a non-existent transaction when the transferor, through settlement tools such as the fiscal transaction, has actually paid the EU tax. The Italian Supreme Court concludes in the sense that the absence of Treasury’s damage legitimises the deduction in favour of the transferee and aligns to the path traced by the most recent CJEU’s case law and by the same Supreme Court.

Keywords: VAT, deduction, neutrality, non-existing transactions, regular payment of the tax.

MASSIMA: In tema di detrazione dell’IVA, sussiste il diritto alla detrazione dell’imposta addebitata a titolo di rivalsa, sia pure per un’operazione non effettivamente posta in essere, là dove il cedente dei beni o il prestatore dei servizi abbia provveduto a versare integralmente l’imposta indicata nella relativa fattura in esecuzione di una transazione fiscale conclusa nell’ambito di una procedura di concordato preventivo, atteso che, in tale modo, risulta definitivamente eliminato il rischio di perdita di gettito fiscale. PROVVEDIMENTO: (Omissis) RILEVATO CHE L’Agenzia delle Entrate («A.E.») propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio, depositata il 5 novembre 2014, di reiezione dell’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della R. I. e C. s.r.l. per l’annullamento dell’avviso di accertamento con cui, relativamente all’anno 2004, era stata contestata l’indebita detrazione dell’i.v.a. di rivalsa assolta con riferimento ad un’operazione di cessione immobiliare e recuperata la relativa imposta; Dall’esame della sentenza impugnata si evince che con l’atto impositivo l’Ufficio aveva contestato l’abusività della condotta della contribuente, rilevando che le parti dell’operazione appartenevano alla medesima organizzazione imprenditoriale, la cessione era finalizzata a creare un vantaggio fiscale all’acquirente e che la cedente, avente sede in Lussemburgo, non aveva provveduto a versare l’i.v.a. applicata; Il giudice di appello ha disatteso il gravame evidenziando che la cedente aveva provveduto all’integrale versamento dell’i.v.a. in oggetto a seguito di transazione fiscale, per cui non si era verificato danno all’erario e che laddove si negasse alla contribuente di detrarre l’i.v.a. di rivalsa assolta si realizzerebbe una illegittima duplicazione di imposta; Il ricorso è affidato a due motivi; Resiste con controricorso la R. I. e C. s.r.l. CONSIDERATO CHE 1. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19 e 54, della Dir. n. 77/388/CEE, e dei principi generali in tema di abuso del diritto, per aver la sentenza impugnata riconosciuto il diritto alla detrazione dell’i.v.a. [continua ..]

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Commento

Sommario:

1. Premessa - 2. L’indetraibilità dell’IVA nelle operazioni inesistenti - 3. Il principio di neutralità plasma l’orientamento del giudice unionale - 4. L’irrilevante particolarità del caso esaminato ed il tempo del pagamento - 5. La detrazione dell’IVA secondo il principio di proporzionalità - 6. Conclusioni - NOTE


1. Premessa

La sentenza in commento analizza il tema, per il vero assai noto, afferente la detraibilità dell’IVA esposta in una fattura emessa per operazione inesistente [1] allorché, però, il cedente abbia provveduto all’integrale pagamento del tributo. Il caso specifico è caratterizzato dalla pendenza di una procedura di composizione, poiché il soggetto emittente la fattura aveva concluso, nel corso del processo di cui trattasi, una transazione fiscale [2]. All’interno dell’accordo raggiunto con l’Agenzia delle Entrate il cedente aveva assolto gli obblighi di versamento. La vicenda precisamente origina da un avviso di accertamento con il quale è stata contestata l’indebita detrazione [3] dell’IVA di rivalsa assolta con riferimento ad un’operazione di cessione immobiliare caratterizzata da abusività della condotta, posto che le parti del negozio appartenevano alla medesima [continua ..]

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2. L’indetraibilità dell’IVA nelle operazioni inesistenti

Nell’ambito della tematica trattata la detraibilità dell’IVA, esposta in una fattura emessa a fronte di una operazione inesistente, è quella che impegna maggiormente la dottrina e giurisprudenza. La nozione di fattura inesistente comprende tanto le ipotesi di mancanza assoluta dell’operazione, quanto la divergenza tra la realtà commerciale e la sua espressione documentale, sino ad estendersi alla inesistenza puramente soggettiva laddove, pur in presenza di beni e servizi entrati nella disponibilità dell’impresa cui le fatture sono rilasciate, risultino falsi uno, o addirittura entrambi, i soggetti del rapporto [8]. La fattura non è solo obbligo formale di centrale importanza ai fini dell’appli­cazione dell’IVA [9], ma è momento strumentale per l’attuazione del tributo secondo il modello giuridico delineato dalle disposizioni di settore [10]. Il diritto alla detrazione sorge, [continua ..]

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3. Il principio di neutralità plasma l’orientamento del giudice unionale

La sentenza annotata tratta il tema della detraibilità dell’IVA in ipotesi di operazione inesistente inserendosi nel solco della giurisprudenza comunitaria e particolarmente del caso “Ensa”. Il punto di partenza, ma anche di arrivo, di quest’ultima pronuncia, è il concreto rispetto del principio di neutralità del tributo comunitario, salvaguardato dall’obbligo di rivalsa e dal diritto di detrazione [16]. La Commissione Tributaria Regionale per la Lombardia, con l’ordinanza n. 1714 del 10 novembre 2017, ha chiesto alla Corte di Giustizia UE se la disciplina interna sia compatibile con i princìpi comunitari laddove esclude la detraibilità dell’IVA relativa all’effettua­zione di operazioni inesistenti, anche quando queste ultime non abbiano arrecato alcun danno all’Erario, né determinato un vantaggio fiscale indebito per il contribuente. L’ordinanza è stata depositata in [continua ..]

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4. L’irrilevante particolarità del caso esaminato ed il tempo del pagamento

Nel caso specifico il pagamento del tributo è avvenuto nell’ambito di una transazione fiscale, istituto coniato con il D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 tramite l’inserimento dell’art.182-ter nella Legge fallimentare [30], la cui applicazione era originariamente prevista solo all’interno del concordato preventivo e, successivamente, proceduralmente estesa anche agli accordi di ristrutturazione dei debiti, in virtù delle modifiche apportate dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169 [31]. L’istituto, puntualmente rubricato all’art.182 ter “Trattamento dei crediti tributari e contributivi”, a seguito della riformulazione operata dalla L. n. 232/2016, entrata in vigore il 1° gennaio 2017, prevede il raggiungimento di un’intesa tra le parti del rapporto d’imposta che consente di ottenere rilevanti benefici, tanto in punto di sconto, quanto di dilazione di pagamento [32]. La dottrina si è occupata [continua ..]

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5. La detrazione dell’IVA secondo il principio di proporzionalità

Non va al contempo taciuto il passaggio della Corte nel quale richiama la valenza orientativa del principio di proporzionalità di matrice comunitaria [44]. Secondo tale principio gli interventi del legislatore e le azioni della pubblica amministrazione, anche in materia tributaria, devono essere commisurati al raggiungimento dell’obiet­tivo perseguito, arrecando il minor pregiudizio o sacrificio possibile all’individuo. Il parametro di valutazione della proporzionalità in senso stretto richiede che la misura adottata dai pubblici poteri non debba essere tale da gravare eccessivamente sull’in­teressato ed è stata valutata, dalla Corte annotata, sotto il profilo degli obblighi imposti ai contribuenti. Il principio di proporzionalità ha sempre trovato particolare spazio nella giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, quale parametro per stabilire il limite oltre il quale una qualsiasi disposizione fiscale, anche di tipo [continua ..]

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6. Conclusioni

La sentenza in commento si inserisce correttamente nel descritto quadro europeo, che sviluppa con coerenza e si apprezza per l’aver incentrato i propri considerando secondo un ragionamento concentrato sul tributo armonizzato e non limitato al campo di applicazione delle sole sanzioni. Inoltre va rimarcata la natura sostanzialista, a tratti decisamente pragmatica, dell’orientamento che si sta ultimamente delineando nella giurisprudenza della Suprema Corte, tutto incentrato sull’assolvimento dell’obbligo di versare il tributo comunitario e di garantirne la detraibilità. Questa considerazione appare allineata alla stessa visione espressa dal legislatore di recente in ambito penale tributario. Il collegamento non è affatto peregrino, poiché l’opera­zione inesistente è condotta prevista e punita dall’art.2 [50] e dall’art.8 [51] del D.Lgs. n. 74/2000. Con la riforma del 2015, contenuta nel D.Lgs. n. 158 del [continua ..]

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NOTE

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