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Tax-free shopping e frodi IVA: l´esportazione dei beni fuori dal territorio doganale europeo è sempre esente dal tributo

Alessandro Tropea

La Corte di Giustizia UE, nel pronunciarsi in materia di frodi IVA nell’ambito delle operazioni tax-free di cui all’art. 147 della Direttiva 2006/112/CE, ha ribadito che i beni fuoriusciti dal territorio europeo e immessi in consumo in un territorio extraeuropeo devono essere sempre esentati dall’IVA. L’esenzione all’esportazione assolve lo scopo di evitare che il medesimo bene possa subire una doppia imposizione, una prima volta con l’applicazione dell’IVA europea e una seconda volta con l’applicazione dell’imposta indiretta prevista nello Stato di destinazione. A fronte di questo principio, la Corte UE ha sottolineato che l’esenzione deve essere riconosciuta ogni qualvolta il cedente provi che il bene venduto è stato esportato definitivamente. Qualora le esportazioni siano state fraudolentemente etichettate come “operazioni tax-free”, ma – anziché beni personali – sono fuoriusciti dal territorio europeo beni a destinazione commerciale, dette cessioni sono comunque esenti dall’imposta, purché non abbiano generato alcun ammanco di gettito IVA per l’erario.

Tax-free shopping and VAT frauds: exportations outside the European Customs Union are always tax exempt

The Court of Justice of the European Union, in ruling on VAT frauds in the context of tax-free transactions pursuant to Art. 147 of Directive no. 2006/112/EC, reiterated that goods that leave the European territory and released for consumption in a third country must always be exempt from VAT. The export exemption fulfills the purpose of preventing the same asset from being subjected to double taxation, a first time with the application of European VAT and a second time with the application of the indirect tax provided by the third country of arrival. In the light of this principle, the CJEU stressed that the exemption must be recognised whenever the transferor proves that the asset sold has been permanently exported. If the exports have been fraudulently labeled as “tax-free transactions”, but – instead of personal goods – goods for commercial use have left the European territory, such transfers are anyway tax exempt, provided that they have not generated any shortfall in VAT revenue.

Keywords: tax-free shopping, export of personal goods, VAT exemption, proof of export, customs requirements for leaving the European territor

Le esenzioni IVA previste per i beni ceduti ai viaggiatori extra-UE e trasportati fuori dall’Unione europea tramite i loro bagagli personali, comunemente note come operazioni tax-free, non sono applicabili alle esportazioni di beni aventi natura commerciale. Tuttavia, se il cedente dimostra che i beni sono fuoriusciti definitivamente dal territorio europeo, tale cessione è comunque esente dall’imposta sul valore aggiunto, anche se non risultano osservate le formalità doganali d’uscita, non dovendo sussistere comunque alcuna ipotesi di frode.

(Omissis).

Sulle questioni terza e quarta

54. Con le sue questioni terza e quarta, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 147 della direttiva IVA debbano essere interpretati nel senso che essi ostano a una giurisprudenza nazionale in forza della quale, qualora l’amministrazione tributaria constati che le condizioni dell’esenzione dall’IVA prevista per i beni destinati ad essere trasportati nel bagaglio personale dei viaggiatori non sono soddisfatte, ma che i beni interessati sono stati effettivamente trasportati fuori dell’Unione dall’acquirente, essa è tenuta ad esaminare se l’esenzione dall’IVA prevista da tale articolo 146, paragrafo 1, lettera b), possa essere applicata alla cessione in questione, anche qualora le formalità doganali applicabili non siano state espletate e, al momento dell’acquisto, l’acquirente non intendesse veder applicata quest’ultima esenzione.

55. Occorre ricordare che, ai sensi dell’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva IVA, gli Stati membri esentano le cessioni di beni spediti o trasportati da un acquirente non stabilito nel loro rispettivo territorio, o per conto del medesimo, fuori dell’Unione, ad eccezione, in sostanza, dei beni trasportati dall’acquirente stesso e destinati all’attrezzatura o al rifornimento e al vettovagliamento di mezzi di trasporto ad uso privato. Tale disposizione deve essere letta in combinato disposto con l’articolo 14, paragrafo 1, della suddetta direttiva, ai sensi del quale si considera «cessione di beni» il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario (sentenze del 28 febbraio 2018, Pieńkowski, C‑307/16, EU:C:2018:124, punto 24, e del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 19 e giurisprudenza ivi citata).

56. Da tali disposizioni e, segnatamente, dal termine «spediti», contenuto nel suddetto articolo 146, paragrafo 1, lettera b), deriva che l’esportazione di un bene si perfeziona e l’esenzione della cessione all’esportazione diviene applicabile quando il potere di disporre di tale bene come proprietario è stato trasmesso all’acquirente, il fornitore prova che tale bene è stato spedito o trasportato al di fuori dell’Unione e il bene, in seguito a tale spedizione o trasporto, ha lasciato fisicamente il territorio dell’Unione (sentenze del 28 febbraio 2018, Pieńkowski, C‑307/16, EU:C:2018:124, punto 25, e del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 21 e giurisprudenza ivi citata).

57. Nel caso di specie, è pacifico che hanno avuto luogo cessioni di beni, ai sensi dell’articolo 14 della direttiva IVA, che i beni interessati dalle operazioni di cui trattasi nel procedimento principale sono stati trasportati fuori dell’Unione dai loro acquirenti e che l’uscita effettiva di tali beni dal territorio dell’Unione è attestata, per ciascuna delle cessioni in questione, da un visto apposto dall’autorità doganale di uscita su un modulo in possesso del soggetto passivo.

58. Inoltre, è vero che quando la cessione di cui all’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva IVA riguarda beni destinati ad essere trasportati nel bagaglio personale dei viaggiatori l’esenzione si applica soltanto se sono soddisfatte determinate condizioni supplementari previste all’articolo 147 di detta direttiva (sentenza del 28 febbraio 2018, Pieńkowski, C‑307/16, EU:C:2018:124, punto 27).

59. Tuttavia, come risulta esplicitamente dalla formulazione dell’articolo 147, paragrafo 1, primo comma, della direttiva IVA e dalla giurisprudenza ricordata al punto precedente, l’articolo 147 di detta direttiva costituisce solo un caso specifico di applicazione dell’esenzione prevista dall’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), di quest’ultima e le condizioni imposte da tale articolo 147 sono condizioni ulteriori rispetto a quelle previste da tale articolo 146, paragrafo 1, lettera b). Ne consegue che il fatto che tali condizioni specificamente previste da detto articolo 147 non siano soddisfatte non può escludere che le condizioni previste nel solo articolo 146, paragrafo 1, lettera b), siano soddisfatte.

60. Inoltre, da un lato, l’articolo 146, paragrafo 1, lettera a), della direttiva IVA non prevede alcuna condizione secondo la quale le formalità doganali applicabili all’esporta­zione debbano essere rispettate affinché l’esenzione all’esportazione prevista da tale disposizione sia applicabile (v., per analogia, sentenza del 28 marzo 2019, Vinš, C‑275/18, EU:C:2019:265, punto 26).

61. Dall’altro lato, la Corte ha più volte dichiarato che la nozione di «cessione di beni» ha un carattere obiettivo e si applica indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni di cui trattasi, senza che l’amministrazione tributaria sia obbligata a procedere a indagini per accertare la volontà del soggetto passivo in questione o di tener conto dell’intenzione di un operatore, diverso da tale soggetto passivo, che intervenga nella stessa catena di cessioni (sentenza del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 22 e giurisprudenza ivi citata).

62. Da tali elementi risulta che un’operazione come quelle in questione nel procedimento principale costituisce una cessione di beni, ai sensi dell’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva IVA, se soddisfa i criteri oggettivi sui quali è fondata tale nozione, ricordati al punto 56 della presente sentenza (v., per analogia, sentenza del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 23).

63. Pertanto, la qualificazione di un’operazione come «cessione all’esportazione» ai sensi di tale disposizione non può dipendere dal rispetto delle formalità doganali applicabili all’esportazione (v., per analogia, sentenza del 28 marzo 2019, Vinš, C‑275/18, EU:C:2019:265, punti 27 e giurisprudenza ivi citata) né del fatto che l’intenzione dell’acquirente, al momento dell’acquisto, era che venisse applicata non l’esenzione prevista da detta disposizione, bensì quella prevista all’articolo 147 della direttiva IVA. Infatti, tali circostanze non escludono che detti criteri oggettivi siano soddisfatti.

64. Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alle questioni terza e quarta dichiarando che l’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 147 della direttiva IVA devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una giurisprudenza nazionale in forza della quale, qualora l’amministrazione tributaria constati che le condizioni per l’esenzione dall’IVA prevista per i beni destinati ad essere trasportati nel bagaglio personale dei viaggiatori non sono soddisfatte, ma che i beni di cui trattasi sono stati effettivamente trasportati fuori dell’Unione dall’acquirente, essa è tenuta a esaminare se l’esenzione dall’IVA prevista a tale articolo 146, paragrafo 1, lettera b), possa essere applicata alla cessione in questione, anche qualora le formalità doganali applicabili non siano state espletate e, al momento dell’acquisto, l’acquirente non intendesse veder applicata quest’ultima esenzione.

Sulla quinta questione.

65. Con la sua quinta questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 147 della direttiva IVA nonché i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità debbano essere interpretati nel senso che essi ostano a una prassi nazionale in forza della quale l’amministrazione tributaria nega automaticamente a un soggetto passivo il beneficio dell’esenzione dall’IVA prevista dall’una e dal­l’altra di tali disposizioni, qualora constati che tale soggetto passivo ha emesso in malafede il modulo in base al quale l’acquirente si è avvalso dell’esenzione prevista da tale articolo 147, laddove venga accertato che i beni interessati hanno lasciato il territorio dell’Unione.

66. Come risulta, in sostanza, dall’analisi delle questioni prima e seconda, l’esenzione dall’IVA prevista all’articolo 147 della direttiva IVA non è applicabile a beni che sono trasportati dall’acquirente al di fuori dell’Unione a fini commerciali, in vista della loro rivendita in uno Stato terzo. Tuttavia, come già rilevato al punto 59 della presente sentenza, l’esenzione prevista da tale articolo 147 costituisce solo un caso specifico di applicazione di quella prevista dall’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva in parola e il fatto che le condizioni specifiche previste da tale articolo 147 non siano soddisfatte non esclude che le condizioni di cui al suddetto articolo 146, paragrafo 1, lettera b), lo siano.

67. Di conseguenza, il fatto che un’amministrazione tributaria constati che l’esporta­zione di cui trattasi è effettuata a fini commerciali e non può quindi beneficiare dell’esen­zione prevista all’articolo 147 della direttiva IVA non può automaticamente consentirle di pervenire alla conclusione che l’esenzione prevista all’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), di tale direttiva debba essere a sua volta rifiutata.

68. Inoltre, come è stato parimenti ricordato in precedenza, sostanzialmente, ai punti 62 e 63 della presente sentenza, la qualificazione di un’operazione come «cessione di beni», ai sensi dell’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva IVA, dipende dalla questione se essa soddisfi i criteri oggettivi sui quali è fondata tale nozione, ricordati al punto 56 della presente sentenza, e non può dipendere dal rispetto di formalità doganali né dall’intenzione del soggetto passivo o di un altro operatore che intervenga nella medesima catena di cessione.

69. Tuttavia, come risulta dall’articolo 131 della direttiva IVA, le esenzioni previste ai capi da 2 a 9 del titolo IX di tale direttiva, del quale fanno parte gli articoli 146 e 147, si applicano alle condizioni che gli Stati membri stabiliscono per assicurare la corretta e semplice applicazione di dette esenzioni e per prevenire ogni possibile evasione, elusione e abuso. Inoltre, l’articolo 273 della direttiva IVA dispone che gli Stati membri possono stabilire altri obblighi che essi ritengano necessari ad assicurare l’esatta riscossione dell’IVA e ad evitare evasioni.

70. A tal proposito la Corte ha già statuito che, nell’esercizio dei poteri che detti articoli 131 e 273 conferiscono loro, gli Stati membri devono rispettare i principi generali del diritto che fanno parte dell’ordinamento giuridico dell’Unione, tra i quali figura, in particolare, il principio di proporzionalità (v., in tal senso, sentenze del 28 febbraio 2018, Pieńkowski, C‑307/16, EU:C:2018:124, punto 33 e giurisprudenza ivi citata, e del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 26).

(Omissis).

79. In tali circostanze, non rispetta il principio di proporzionalità il fatto di ostare al riconoscimento di un’esenzione dall’IVA per una cessione di beni all’esportazione per il motivo che il soggetto passivo interessato non abbia effettuato la procedura di uscita doganale di tali beni e non disponga dei documenti necessari – sebbene sia pacifico che tali beni siano stati effettivamente esportati conformemente ai criteri ricordati al punto 56 della presente sentenza, circostanza questa che è attestata da un visto apposto dall’auto­rità doganale di uscita – e che tale cessione risponda quindi, per le sue caratteristiche oggettive, alle condizioni per l’esenzione previste all’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva IVA (v., per analogia, sentenza del 28 marzo 2019, Vinš, C‑275/18, EU:C:2019:265, punto 30). Spetta al giudice del rinvio effettuare le necessarie verifiche al riguardo.

80. In secondo luogo, il principio di neutralità fiscale non può essere invocato, ai fini dell’esenzione dall’IVA, da un soggetto passivo che abbia partecipato intenzionalmente a una frode fiscale mettendo a repentaglio il funzionamento del sistema comune del­l’IVA. Secondo la giurisprudenza della Corte, non è contrario al diritto dell’Unione esigere che un operatore agisca in buona fede e adotti tutte le misure che gli si possono ragionevolmente richiedere al fine di assicurarsi che l’operazione effettuata non lo conduca a partecipare a una frode fiscale. Nell’ipotesi in cui il soggetto passivo di cui trattasi sapesse o avrebbe dovuto sapere che l’operazione da esso effettuata rientrava in una frode posta in essere dall’acquirente e non avesse adottato tutte le misure ragionevoli a sua disposizione per evitare la frode medesima, dovrebbe essergli negato il beneficio dell’esenzione (sentenza del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 33 e giurisprudenza ivi citata).

81. Il fornitore non può invece essere considerato responsabile del pagamento dell’IVA indipendentemente dal suo coinvolgimento nella frode commessa dall’acqui­rente. Infatti, sarebbe manifestamente sproporzionato imputare a un soggetto passivo i mancati introiti tributari causati dai comportamenti fraudolenti di terzi sui quali esso non ha alcuna influenza (sentenza del 17 ottobre 2019, Unitel, C‑653/18, EU:C:2019:876, punto 34 e giurisprudenza ivi citata).

(Omissis).

87. Una siffatta violazione puntuale di una disposizione della direttiva IVA che non comporta una perdita di gettito fiscale per l’Unione non può tuttavia essere considerata tale da mettere a repentaglio il funzionamento del sistema comune dell’IVA.

88. Pertanto, senza escludere la possibilità che una siffatta violazione possa, in forza del diritto nazionale, essere soggetta a sanzioni amministrative proporzionate, quali l’ir­rogazione di sanzioni pecuniarie, non può essere penalizzata con il diniego del beneficio dell’esenzione dall’IVA per le esportazioni effettivamente realizzate.

89. Alla luce di tutte le considerazioni che precedono, occorre rispondere alla quinta questione dichiarando che l’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 147 della direttiva IVA nonché i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una prassi nazionale in forza della quale l’ammini­strazione tributaria nega automaticamente a un soggetto passivo il beneficio dell’esen­zione dall’IVA prevista dall’una e dall’altra di tali disposizioni, qualora constati che tale soggetto passivo ha emesso in malafede il modulo in base al quale l’acquirente si è avvalso dell’esenzione prevista dall’articolo 147, laddove venga accertato che i beni interessati hanno lasciato il territorio dell’Unione europea. In simili circostanze, il beneficio del­l’esenzione dall’IVA prevista all’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), deve essere negato qualora la violazione di un requisito formale abbia l’effetto di impedire che venga apportata la prova certa della sussistenza dei requisiti sostanziali che condizionano l’applica­zione di tale esenzione o qualora venga accertato che il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere che l’operazione in questione rientrava nell’ambito di una frode idonea a mettere a repentaglio il funzionamento del sistema comune dell’IVA.

(Omissis).

P.Q.M.

La Corte (Quinta Sezione) dichiara:

1) L’esenzione prevista all’articolo 147, paragrafo 1, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, a favore dei «beni destinati ad essere trasportati nel bagaglio personale dei viaggiatori» deve essere interpretata nel senso che non rientrano in quest’ultima i beni che un privato non stabilito nell’Unione europea trasporta con sé al di fuori dell’Unione europea a fini commerciali, in vista della loro rivendita in uno Stato terzo.

2) L’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 147 della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una giurisprudenza nazionale in forza della quale, qualora l’amministrazione tributaria constati che le condizioni per l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) prevista per i beni destinati ad essere trasportati nel bagaglio personale dei viaggiatori non sono soddisfatte, ma che i beni di cui trattasi sono stati effettivamente trasportati fuori dell’Unione europea dall’acqui­rente, essa è tenuta a esaminare se l’esenzione dall’IVA prevista a tale articolo 146, paragrafo 1, lettera b), possa essere applicata alla cessione in questione, anche qualora le formalità doganali applicabili non siano state espletate e, al momento dell’acquisto, l’acquirente non intendesse veder applicata quest’ultima esenzione.

3) L’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), e l’articolo 147 della direttiva 2006/112 nonché i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che essi ostano a una prassi nazionale in forza della quale l’amministrazione tributaria nega automaticamente a un soggetto passivo il beneficio dell’esenzione dall’impo­sta sul valore aggiunto (IVA) prevista dall’una e dall’altra di tali disposizioni, qualora constati che tale soggetto passivo ha emesso in malafede il modulo in base al quale l’acquirente si è avvalso dell’esenzione prevista dall’articolo 147, laddove venga accertato che i beni interessati hanno lasciato il territorio dell’Unione europea. In simili circostanze, il beneficio dell’esenzione dall’IVA prevista all’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), deve essere negato qualora la violazione di un requisito formale abbia l’effetto di impedire che venga apportata la prova certa della sussistenza dei requisiti sostanziali che condizionano l’applicazione di tale esenzione o qualora venga accertato che il soggetto passivo sapeva o avrebbe dovuto sapere che l’operazione in questione rientrava nell’ambito di una frode idonea a mettere a repentaglio il funzionamento del sistema comune dell’IVA.

 

Corte di Giustizia UE, sez. V, 17 dicembre 2020, causa C-656/19 – Bakati Plus c. Ungheria


Commento

Sommario:

1. La vicenda processuale - 2. La disciplina IVA delle esportazioni tax-free - 3. La differenza tra esportazioni di beni personali e beni commerciali - 4. Frodi IVA nel tax-free shopping e neutralitÓ fiscale del tributo - 5. Il regime probatorio relativo alle esportazioni di beni personali - 6. Conclusioni - NOTE


1. La vicenda processuale

La Corte di Giustizia dell’Unione europea, con la sentenza qui in commento, si è occupata degli effetti IVA connessi alle false operazioni tax-free, cioè alle fittizie esportazioni di beni idonei a soddisfare bisogni personali dei viaggiatori residenti o domiciliati in paesi extracomunitari. La pronuncia ha il pregio di spiegare la differenza che intercorre tra le esportazioni di beni commerciali, disciplinate dall’art. 146, par. 1, lett. b), della Direttiva IVA, e le esportazioni di beni personali, disciplinate dal seguente art. 147, disposizioni recepite dall’ordinamento italiano rispettivamente agli artt. 8 e 38 quater del D.P.R. n. 633/1972. Inoltre, la sentenza ha puntualizzato che l’esenzione IVA deve essere riconosciuta a tutte quelle esportazioni di beni, commerciali e personali, che abbiano consentito la loro effettiva immissione in consumo in un territorio diverso da quello europeo. Nel caso specifico, il giudice tributario ungherese ha [continua ..]

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2. La disciplina IVA delle esportazioni tax-free

Il legislatore europeo ha tenuto distinte le discipline delle esportazioni di beni commerciali da quelle di beni personali. L’art.146, par. 1, lett. b, letto congiuntamente all’art. 14 della Direttiva IVA, disciplina le cessioni all’esportazione di beni commerciali trasportati fuori dal territorio europeo ad opera dell’acquirente non comunitario [6]. Invece, l’art. 147, disciplina le esportazioni di beni personali ad opera di viaggiatori residenti o domiciliati in un paese non appartenente all’Unione europea. Tutte e due le tipologie di esportazione sono esenti IVA dal momento di effettiva fuoriuscita del bene dal territorio unionale perché, essendo immessi in consumo nello stato di destinazione dell’acquirente, qui saranno gravati dalla vigente imposta sui consumi [7]. Limitatamente al caso che ci occupa, le cessioni all’esportazione avvenute ai sensi dell’art. 147 della Direttiva IVA sono comunemente chiamate [continua ..]

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3. La differenza tra esportazioni di beni personali e beni commerciali

L’art. 147, par. 2, della Direttiva IVA dispone che i soggetti ai quali possono essere esentati gli acquisti di beni non commerciali sono le persone fisiche che non siano stabilite nell’Unione europea. Si deve trattare di soggetti il cui domicilio o la cui residenza abituale non siano localizzati in uno Stato membro. Tale informazione deve potersi rinvenire dal passaporto o da un altro documento equivalente, che il cedente deve inserire nella fattura tax-free all’atto della cessione. Per il legislatore europeo non è sufficiente che il cessionario sia una persona fisica extra-UE, ma, affinché l’esenzione IVA possa sorgere, occorre che questi venga riconosciuto come “viaggiatore” e che, al momento dell’attraversamento del confine europeo, esporti i beni avvalendosi del “proprio bagaglio personale” [16]. L’art. 147, nel circoscrive il campo di applicazione dell’esenzione, assume che il viaggiatore sia [continua ..]

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4. Frodi IVA nel tax-free shopping e neutralitÓ fiscale del tributo

Dagli articoli 146, par. 1, lett. b, e 147 della Direttiva IVA si ritrae il principio in ordine al quale l’esportazione, sia di beni commerciali che di beni personali, nel medesimo istante in cui si concretizza, deve “non incidere” il cessionario extraeuropeo (soggetto situato “a valle”) e consentire di “eliminare” l’esposizione debitoria del cedente europeo verso l’erario (soggetto situato “monte”) [20]. Dunque, si deve realizzare un “vantaggio fiscale” per tutti i soggetti coinvolti nell’esportazione [21]. Il mancato incameramento del tributo deve essere un “disvalore” sopportato soltanto dall’ordi­namento europeo. In altri termini, si potrebbe affermare che, l’esenzione IVA al­l’esportazione, quando sorge, deve provocare la speculare situazione di “legittima perdita di gettito IVA per l’erario” e di “beneficio fiscale” per [continua ..]

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5. Il regime probatorio relativo alle esportazioni di beni personali

Secondo l’art. 131 della Direttiva IVA, le condizioni per esentare le esportazioni devono essere stabilite dai singoli Stati membri, ai quali è demandato il compito di assicurare la corretta e semplice applicazione delle esenzioni IVA [29]. Però, le norme nazionali non sempre sono state in grado di consentire ai contribuenti di provare l’avvenuta esportazione dei beni e, dunque, la Corte di Giustizia è talvolta intervenuta per ammettere o meno l’uso di prove alternative a quelle previste dai singoli ordinamenti [30]. Invece, come rileva la sentenza qui esaminata, non si rinvengono perplessità sulle prove da fornire per dimostrare la concreta esportazione dei beni personali. Difatti, secondo l’art. 147 della Direttiva IVA, la dimostrazione dell’avvenuta esportazione tax-free deve essere data dall’autorità doganale situata al valico di frontiera, la quale, ricevendo la dichiarazione orale d’uscita, [continua ..]

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6. Conclusioni

La sentenza della Corte di Giustizia qui esaminata è rilevante per due ordini di motivi. Da una parte, prima di questa decisione, i Giudici del Lussemburgo, essendosi intrattenuti marginalmente sui temi del tax-free, non si erano mai pronunciati sugli effetti IVA delle esportazioni di beni non aventi il carattere della commercialità. Dall’altra, la sentenza ha avuto il pregio di affermare, per la prima volta, che l’esen­zione dei beni personali, esportati tramite bagaglio a mano dei viaggiatori non europei, persegue l’obiettivo specifico di promuovere il turismo. Analiticamente, con riferimento al primo aspetto, devono essere accolte con favore le conclusioni cui è pervenuta la Corte UE, secondo la quale se l’espor­tazione dei beni è effettivamente avvenuta, essa deve essere esentata dall’IVA, prescindendo dal fatto che i beni fuoriusciti dal territorio europeo abbiano natura personale o commerciale. Qualora le [continua ..]

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NOTE

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