newsletter

home / Archivio / Fascicolo / Sul fondamento giuridico del principio di inerenza

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Sul fondamento giuridico del principio di inerenza

Livio Gucciardo

Il principio di inerenza non trova espressa definizione nel TUIR, dovendosi ritenere un principio generale insito nella nozione di reddito d’impresa. La deduzione dei costi inerenti alla produzione del reddito d’impresa, attesa la sua determinazione differenziale, non costituisce infatti una scelta legislativa contingente, ma una caratteristica strutturale diretta alla corretta misurazione della capacità economica reddituale del soggetto passivo. L’art. 109, comma 5, TUIR, che tradizionalmente si riteneva costituire l’ossatura del citato principio, riguarda, invece, il diverso aspetto legato alla riferibilità dei componenti negativi ai proventi imponibili, esclusi ed esenti.

 

The legal foundation of the principle of inherence

The principle of inherence is not expressly defined in the Income Tax Consolidated Act (“ITCA”), as it must be considered a general principle implicitly nested within the concept of business income. The deduction of costs inherent in the production of business income, given its differential determination, does not constitute a contingent legislative choice, but a structural feature aimed at the correct measurement of the taxpayer’s economic capacity to earn income. Article 109, paragraph 5, ITCA, which was traditionally considered to constitute the backbone of the abovementioned principle, instead concerns the different aspect linked to the traceability of negative components to taxable, excluded and exempt income.

Keywords: income tax, business income, deduction of costs, principle of inherence, Art. 109 ITCA.

Il principio di inerenza va tratto della relazione tra costo e attività d’impresa nel suo complesso, con la conseguenza di doversi escludere dal novero dei costi deducibili solo quelli che si collocano in una sfera estranea alla stessa. Non assume rilevanza, in quanto tale, la congruità o l’utilità del costo rispetto ai ricavi, dato che il giudizio di inerenza è di carattere qualitativo e non quantitativo. Ogni rilievo relativo all’antieconomicità dell’ope­razione posta in essere non può dunque costituire prova della carenza di inerenza del costo, ma può solamente assume il ruolo di elemento sintomatico di detta carenza. RILEVATO CHE La società contribuente S. L. s.p.a., società operante nel settore del pellame, ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativo ai periodi di imposta degli esercizi 2010 e 2011, con cui venivano recuperati a tassazione costi per spese di sponsorizzazione indebitamente dedotti in quanto non inerenti; la contribuente ha dedotto la nullità dell’accertamento per violazione del contraddittorio endoprocedimentale, nonché la deducibilità dei costi sostenuti. La CTP di Pisa ha rigettato il ricorso e la CTR della Toscana, con sentenza in data 2 maggio 2018, ha rigettato l’appello del contribuente. Ha ritenuto il giudice di appello che, pur essendo desumibile un obbligo di contraddittorio con il contribuente quanto all’IVA, non sono state in concreto indicate le ragioni che si sarebbero potute far valere in sede amministrativa. Nel merito, il giudice di appello ha ritenuto che i costi per sponsorizzazione non sono inerenti, in quanto incongrui rispetto all’attività sponsorizzata, trattandosi di sponsorizzazione di auto di gran turismo; il giudice di appello ha ritenuto, inoltre, che la genericità degli impegni assunti dallo sponsee in relazione alle prestazioni accessorie (disponibilità dei piloti a incontri, accoglienza, partecipazione agli eventi) e agli spazi dedicati al logo riservato allo sponsor denotino antieconomicità manifesta dei costi sostenuti. Propone ricorso per cassazione la società contribuente affidato a due motivi, cui resiste l’Ufficio con controricorso, ulteriormente illustrato da memoria. La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


Commento

Sommario:

1. Oggetto della controversia e contenuto dell’ordinanza della Corte di cassazione - 2. Il principio di inerenza: dall’art. 109, comma 5, TUIR alla sua natura inespressa - 3. Nozione di costo nel diritto tributario - 4. Segue: giudizio di congruità dei costi - NOTE


1. Oggetto della controversia e contenuto dell’ordinanza della Corte di cassazione

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 6368/2021, è tornata a pronunciarsi sul principio di inerenza, affermando che debba identificarsi nella relazione tra costo e attività imprenditoriale nel suo complesso, escludendo, invece, che il citato principio possa ritrarsi dall’art. 109, comma 5, TUIR. La controversia sorge da un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativo agli anni d’imposta 2010 e 2011, con cui l’Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione costi per sponsorizzazione di auto di gran turismo, indebitamente dedotti da una società operante nel settore del pellame, in quanto ritenuti non inerenti. La società proponeva dapprima ricorso innanzi la Commissione tributaria provinciale di Pisa e, a fronte della sentenza di rigetto, eseguiva l’appello alla Commissione tributaria regionale per la Toscana. I giudici di seconde cure osservavano nel merito che le eccezioni della società, rispetto alla [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. Il principio di inerenza: dall’art. 109, comma 5, TUIR alla sua natura inespressa

Le tormentate vicende del principio di inerenza originano dalla tecnica legislativa adottata per il testo unico delle imposte sui redditi, in cui l’esasperato ricorso al metodo casistico si è tradotto in un ostacolo all’elaborazione di principi generali [2]. L’assenza di una espressa nozione di inerenza ha infatti costituito un limite al suo corretto inquadramento sistematico, ancorché la stessa abbia una indiscussa rilevanza per la corretta misurazione del risultato fiscale, tanto per il reddito d’impresa, quanto per quello di lavoro autonomo. La storia del principio di inerenza è dunque stata caratterizzata dalla continua ricerca di una sua esatta definizione e ha incontrato, complice anche una prassi costantemente orientata a restringerne il concetto [3], una pluralità di interpretazioni che tradizionalmente ne hanno ancorato il fondamento all’art. 109, comma 5, TUIR [4]. Dalla primigenia stringente nozione [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. Nozione di costo nel diritto tributario

Giunti a questo punto della trattazione occorre qualificare la nozione di costo nel diritto tributario. Nel TUIR non vi è alcuna disposizione destinata ad esprimere la nozione di costo ai fini tributari, che sembra dovere coincidere con la nozione di costo aziendalistico. Quest’ultimo è segnatamente inteso come la misura dei fattori produttivi correlati alla ricchezza generata in esito ad un processo economico dato [35]. Il costo, in sostanza, in una prospettiva aziendalistica o civilistica, costituisce un decremento patrimoniale a cui corrisponde una variazione numeraria [36]. La tesi che tende a far coincidere la nozione di costo aziendalistico con la nozione di costo ai fini tributari si fonda sull’assunto che la determinazione del reddito d’impresa di cui al D.P.R. n. 917/1986 prende come punto di partenza la risultante, attiva e passiva, di una rilevazione contabile redatta a fini civilistici e modificata in base alle norme tributarie, [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. Segue: giudizio di congruità dei costi

Per progredire nel ragionamento che conduce alla corretta qualificazione del costo nel diritto tributario, connesso al tema dell’inerenza, è necessario affrontare un’ulte­riore questione evocata dalla pronuncia in commento, quella della congruità [48]. L’idea che nel principio di inerenza sia implicita anche una relazione di congruità con l’attività cui si riferisce il costo risulta affermata da un risalente orientamento giurisprudenziale, corroborato da numerose circolari ministeriali e dell’Agenzia delle Entrate, che legittimerebbe il sindacato delle scelte imprenditoriali da parte dell’Am­ministrazione finanziaria [49]. Tale tesi pare superata dalla giurisprudenza che attribuisce oggi all’inerenza un’interpretazione più rispettosa dei criteri generali di determinazione del reddito d’impresa e del principio di libera iniziativa delle scelte dell’imprenditore, ai sensi [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio