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I certificati CO2 tra tutela ambientale e fiscalità

Paolo Barabino

La prospettiva offerta dalla Corte di Cassazione con la sentenza in nota consente di approfondire la natura dei certificati CO2 propendendo per una qualificazione, in ambito Iva, alla stregua delle prestazioni di servizi ed escludendo la vocazione accessoria alla produzione di energia. L’occasione porta ad elaborare alcune valutazioni sulla natura giuridica e tributaria delle quote di emissione, parte dell’Euro­pean Union Emissions Trading Scheme (“EU ETS”), al fine di osservare come la loro rilevanza nelle imposte sui redditi e nell’imposta sul valore aggiunto possa essere funzionale alla tutela ambientale.

 

CO2 certificates between environmental protection and taxation

The perspective offered by the Italian Supreme Court with the commented decision allows to deepen the nature of CO2 certificates, leaning towards a qualification, in the field of VAT, identical to the supply of services and excluding the ancillary vocation to energy production. This occasion leads to elaborate some evaluations on the legal and tax nature of emission allowances, part of the European Union Emissions Trading Scheme (“EU ETS”), in order to observe how their relevance for income taxes and VAT may be functional to environmental protection

Keywords: CO2 certificates, tax nature, environmental protection, income taxes, VAT.

Il certificato CO2, quale quota di emissione, rappresenta un bene immateriale che, ai fini IVA, deve essere qualificato quale prestazione di servizi da assoggettare ad aliquota ordinaria. FATTI DI CAUSA Emerge dalla sentenza impugnata, per il profilo ancora d’interesse, che la contribuente acquistò certificati CO2 da una società francese e che autofatturò l’acquisto applicando l’aliquota ridotta IVA del 10%, anziché quella ordinaria del 20%. L’Agenzia ritenne che dovesse, invece, essere applicata l’aliquota ordinaria e recuperò la differenza. La società impugnò il relativo avviso, ottenendone l’annullamento dalla Commissione tributaria provinciale di Milano. Quella regionale ha respinto l’appello proposto dall’Agenzia. Il giudice d’appello, pur dando atto dell’omessa pronuncia del giudice di primo grado su questo capo della pretesa impositiva, l’ha ritenuto infondato perché, ha osservato, l’acquisto dei certificati CO2 va qualificato come operazione accessoria a quella di produzione/distribuzione di energia, per la quale è appunto prevista l’aliquota ridotta del 10%. L’acquisto in questione consente difatti, ha sottolineato, di acquistare maggiori quantitativi di diritti di emissione di biossido di carbonio, con la conseguente facoltà di produrre più energia da destinare al consumatore finale. Contro questa sentenza l’Agenzia propone ricorso per ottenerne la cassazione, che affida a un unico motivo, cui la società replica con controricorso, che illustra con memoria. Il giudizio proviene da adunanza camerale e in prossimità della pubblica udienza la contribuente ha depositato ulteriore memoria illustrativa. RAGIONI DELLA DECISIONE 1. Con l’unico motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia delle entrate lamenta la violazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 2, 3 e 12 là dove il giudice d’appello ha qualificato l’operazione di acquisto come accessoria all’attività di produzione/distribuzione di energia. Secondo l’Agenzia, invece, le operazioni di acquisto e di vendita di certificati Co2 vanno qualificate come cessioni di diritti immateriali e, quindi, a norma del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, comma 2, n. 2, come prestazioni di servizi, che, in quanto tali, scontano l’aliquota [continua ..]

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Commento

Sommario:

1. I. certificati CO2, il sistema europeo di scambio di quote di emissione e le questioni in ambito IVA - 2. La natura giuridica dei certificati CO2 e la tutela ambientale - 3. I certificati CO2 tra la natura tributaria e quella di prestazione imposta - 4. I certificati CO2 quali autonome prestazioni di servizi imponibili ai fini IVA - 5. La circolazione dei certificati CO2 tra gratuità e onerosità, nelle imposte sui redditi - 6. I certificati CO2 attribuiti gratuitamente e il “green deal europeo”, tra agevolazioni fiscali e aiuti di Stato


1. I. certificati CO2, il sistema europeo di scambio di quote di emissione e le questioni in ambito IVA

Le quote di emissione, o certificati CO2, si inseriscono in un panorama ove la tutela ambientale viene perseguita attraverso differenti tipologie di “certificati” come quelli “verdi” e “bianchi”: i primi, sono rivolti ai produttori di energia elettrica per adempiere all’obbligo di immettere ogni anno in rete una quota di energia elettrica da fonti rinnovabili [1]; i secondi, rappresentano titoli di efficienza energetica e attestano il risparmio di gas ed energia elettrica realizzato attraverso sistemi di efficientamento della produzione [2]. I certificati CO2, propriamente detti quote di emissione, fanno parte dell’EU ETS, ovverosia del sistema europeo per lo scambio di quote di emissione, si rivolgono alle attività produttrici di gas a effetto serra e costituiscono il diritto di emettere una tonnellata di biossido di carbonio equivalente in un periodo determinato [3]. L’EU ETS è stato istituito a [continua ..]

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2. La natura giuridica dei certificati CO2 e la tutela ambientale

I certificati CO2 rappresentano dei permessi negoziabili che, assieme ai tributi ambientali, incentivano un comportamento virtuoso delle imprese influenzandone i costi e/o i benefici sulla base di un imprescindibile legame tra la politica energetica e quella ambientale [5]. Emerge sin da subito l’importanza di strumenti premiali [6], di una fiscalità ambientale funzionale [7] e, dunque, di una valorizzazione del corollario “chi non inquina non paga” [8] e dunque dell’opportuna coesistenza tra i tributi ambientali e il sistema dei permessi di emissione CO2 [9]. Il sistema in oggetto prevede che la massima quantità di emissioni inquinanti sia fissata dall’organo pubblico e sia suddivisa in diritti d’inquinamento affinché le imprese possano optare tra l’acquisto di certificati CO2 o l’attuazione di tecniche produttive meno dannose per l’ambiente, cosicché un aumento dei prezzi dei [continua ..]

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3. I certificati CO2 tra la natura tributaria e quella di prestazione imposta

Il carattere obbligatorio del sistema delle quote di emissione suggerisce di indagare sulla possibile natura tributaria dei certificati CO2 al fine di valutare appieno tale strumento di politica ambientale e di individuare possibili effetti, innanzitutto, in ambito IVA in ragione dell’applicabilità del tributo esclusivamente su valori contraddistinti dalla corrispettività. In prima approssimazione, l’acquisto dei certificati CO2 si concretizza in una incisione del patrimonio dell’imprenditore che pare andare oltre alla mera limitazione della libera iniziativa economica [15]. Il legislatore contingentando le emissioni di CO2 nell’ambiente, crea un mercato di quote, che si sostanzia in una decurtazione patrimoniale in capo all’imprenditore il quale deve o sostenere maggiori oneri per rendere i propri impianti produttivi meno inquinanti (ovverosia riducendo l’attitudine dell’attività produttiva di emettere CO2) o [continua ..]

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4. I certificati CO2 quali autonome prestazioni di servizi imponibili ai fini IVA

Nella sentenza in commento la società residente ha acquistato da un soggetto francese dei certificati CO2 applicando il meccanismo della “doppia rilevazione” destinato agli acquisti intracomunitari in ragione del secondo periodo del secondo comma dell’art. 17, D.P.R. n. 633/1972 [33]. Il soggetto passivo IVA residente ha tuttavia adempiuto ai propri doveri stimando l’operazione come accessoria all’attività di produzione o distribuzione di energia elettrica e, dunque, applicando l’aliquota ridotta del 10% in luogo di quella ordinaria del 22%. L’ipotesi qualificatoria dei certificati CO2 alla stregua di natura accessoria alla produzione o alla distribuzione di energia sarebbe da ricondurre (nel silenzio della sentenza sul punto) all’art. 12, D.P.R. n. 633/1972, rubricato “cessioni e prestazioni accessorie”, con individuazione dell’aliquota del 10% in ragione dell’art. 16, D.P.R. n. 633/1972 e [continua ..]

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5. La circolazione dei certificati CO2 tra gratuità e onerosità, nelle imposte sui redditi

L’obbligo di consegna dei certificati CO2 in ragione delle emissioni prodotte per essere rispettato comporta la disponibilità delle quote da acquisire a titolo oneroso o, eccezionalmente, gratuitamente. Pertanto, la circolazione dei certificati in oggetto assume una rilevanza fiscale strettamente correlata sia alla loro natura sia a quella dei soggetti coinvolti, ovverosia del produttore di gas a effetto serra o di un intermediario. I certificati CO2 se osservati da una duplice prospettiva, quella della gratuità e della onerosità, mostrano le conseguenze in termini di fiscalità della circolazione in relazione all’obbligo di restituzione degli stessi (in proporzione delle emissioni effettivamente immesse nell’ambiente). La gratuità percepita nei certificati CO2 non si manifesta in tal modo per una particolare meritevolezza in termini di minor emissioni, come avviene invece nei certificati verdi attribuiti ai produttori di energia [continua ..]

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6. I certificati CO2 attribuiti gratuitamente e il “green deal europeo”, tra agevolazioni fiscali e aiuti di Stato

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