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L´esenzione IMU per l´abitazione principale dei coniugi residenti in Comuni diversi: problematiche interpretative e spunti di riflessione

Nicolò Treglia

La Corte di Cassazione disconosce l’applicazione dell’esenzione IMU sull’abitazio­ne principale nell’ipotesi in cui i coniugi risiedano in Comuni diversi. Le documentate esigenze lavorative non vengono ritenute sufficienti, dunque, a superare la previsione contenuta nell’art. 13, comma 2, D.L. n. 201/2011, secondo cui l’agevo­lazione sarebbe subordinata al fatto che l’immobile sia adibito a residenza anagrafica e dimora abituale dell’intero nucleo familiare. Si tratta di una lettura delle norme che presta il fianco a considerazioni critiche e che stimola una più ampia riflessione sulle nozioni di “abitazione principale” e “prima casa” nell’ordinamento tributario italiano, nonché sulle profonde trasformazioni in atto nella società e negli stili di vita.

PAROLE CHIAVE: IMU - esenzione abitazione principale - abitazione coniugale

Exemption from the municipal tax on real properties applicable to the main residence of spouses living in different municipalities: interpretative issues and critical remarks

The Supreme Court denies the application of exemption from the municipal tax on real properties applicable to the main residence of spouses living in different municipalities. The documented work needs are not considered sufficient, therefore, to overcome the provision contained in Art. 13, para. 2, Law Decree no. 201/2011, according to which the tax break should be subject to the fact that the property is used as a registered residence and habitual abode of the entire family unit. This interpretation leads to critical remarks and stimulates a broader reflection on the notions of “main residence” and “first home” in the Italian tax system, as well as on the profound changes taking place in society and in lifestyles.

Keywords: municipal tax on real properties, exemption applicable to the main residence, spouses, registered residence, habitual abode.

Ai fini dell’applicazione dell’esenzione IMU sull’abitazione principale di cui all’art. 13, comma 2, del D.L. n. 201/2011, in virtù della natura di stretta interpretazione delle norme agevolative, è necessario che, per il medesimo immobile, tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare debbano dimorarvi stabilmente e risiedervi anche anagraficamente. Pertanto, nel caso i coniugi risultino non legalmente separati e risiedano in immobili ubicati in Comuni diversi, il beneficio va disconosciuto per entrambi gli immobili.

FATTO

Ritenuto che:

Con sentenza n. 1142/6/2018, depositata il 27.11.2018 non notificata, la CTR dell’Abruzzo, sez. distaccata di Pescara, accoglieva l’appello di C. B. relativamente ad una controversia avente ad oggetto avvisi di accertamento per Imu per l’anno di imposta 2013 ritenendo sussistente il presupposto per fruire dell’aliquota agevolata Imu da abitazione principale giacché la contribuente aveva la residenza anagrafica all’interno dell’im­mobile e la residenza anagrafica del coniuge in altro comune sarebbe stata giustificata da esigenze lavorative. Avverso la sentenza della CTR la RIS. Co-società di riscossioni comunali s.r.l. ha proposto ricorso per Cassazione svolgendo un unico motivo. C. B. si è costituita con controricorso illustrato da memoria. Con l’unico articolato motivo la ricorrente deduce la violazione del D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per essere stata riconosciuta l’esenzione malgrado l’immobile non fosse stato adibito a dimora abituale dell’intero nucleo familiare. Osserva infatti che la residenza del coniuge in altro Comune peraltro limitrofo non avrebbe consentito neppure presuntivamente di configurare il requisito della dimora abituale dei coniugi nel­l’immobile sito in Francavilla.

DIRITTO

Considerato che:

Il motivo è fondato.

Preliminarmente va rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla controricorrente ravvisandosi nella doglianza dedotta una critica afferente l’esatta portata della norma censurata.

Ciò posto in merito alla censura svolta si osserva che il tenore letterale della norma in esame è chiaro, diversificandosi in modo evidente dalla previsione in materia di ICI in tema di agevolazione relativa al possesso di abitazione principale, oggetto di diversi interventi normativi.

Il D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, per quanto qui rileva, statuisce che “L’im­posta municipale propria non si applica al possesso dell’abitazione principale e delle pertinenze della stessa, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (...). Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”.

Ciò comporta, la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente.

Ciò, d’altronde, è conforme all’orientamento costante espresso da questa Corte, in ordine alla natura di stretta interpretazione delle norme agevolative (tra le molte, in tema di ICI, più di recente, cfr. Cass. sez. 5, 11 ottobre 2017, n. 23833; Cass. sez. 6-5, ord. 3 febbraio 2017, n. 3011), condiviso anche dalla Corte costituzionale (cfr. Corte Cost. 20 novembre 2017, n. 242).

D’altronde, come indiretta conferma di quanto sopra osservato, rileva anche la modifica introdotta, nel contesto del citato D.L. n. 201 del 2011, art. 13, con l’aggiunta, ad opera della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 10, della previsione, al comma 3, del comma 3a), secondo cui, solo con decorrenza dal 1 gennaio 2016, la base imponibile dell’imposta municipale propria è ridotta del 50% “per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori stabilmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato (...)” (Cass. 20368/2018; Cass. 5314/2019; Cass. 2020 nr 4166).

Nel caso di specie è accertato che solo la ricorrente aveva la propria residenza anagrafica nel Comune di Francavilla mentre il proprio coniuge, non legalmente separato, ha residenza e dimora abituale in altro Comune.

La sentenza va pertanto cassata con il rigetto dell’originario ricorso della contribuente non essendo necessari ulteriori accertamenti istruttori.

Le spese della fase di merito vanno compensate in considerazione dell’alternarsi dell’esito delle vicende.

Le spese della legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata con il rigetto dell’originario ricorso della contribuente; compensa le spese del merito; condanna la controricorrente al pagamento delle spese di legittimità che si liquidano in complessive € 1.500,00 oltre accessori di legge ed al 15% per spese generali.

 

Cass., sez. VI, ord. 24 settembre 2020, n. 20130 – Pres. Mocci, Rel. Caprioli


Commento

Sommario:

1. La vicenda processuale - 2. La ‘stretta interpretazione’ delle norme agevolative alla base della decisione della Suprema Corte - 3. L’impianto dell’art. 13 del D.L. n. 201/2011: la residenza anagrafica e la dimora abituale - 4. Le nozioni di “abitazione principale” e ‘prima casa’ nell’ordinamento tributario italiano: assetti attuali e prospettive di modifica - 5. Riflessioni conclusive - Postilla - Sull’illegittimità della tassazione ai fini IMU dell’abitazione principale dei coniugi residenti in Comuni diversi - NOTE


1. La vicenda processuale

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 24 settembre 2020, n. 20130, è tornata ad occuparsi dell’annosa questione relativa al riconoscimento dell’agevolazione IMU sull’abitazione principale [1], nell’ipotesi in cui i coniugi risiedano in distinti immobili [2]. In questo caso, i Giudici di legittimità hanno affrontato l’ipotesi in cui la residenza anagrafica e la dimora abituale di un coniuge siano stati trasferiti in un immobile localizzato in un diverso Comune a causa di documentate esigenze lavorative. La condizione di ‘necessità’, però, è stata ritenuta dalla Suprema Corte insufficiente a superare la previsione contenuta nell’art. 13, comma 2, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, che subordinerebbe il riconoscimento dell’agevolazione al fatto che l’immobile sia adibito a residenza anagrafica e dimora abituale dell’intero nucleo familiare. La frequenza con la quale si [continua ..]

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2. La ‘stretta interpretazione’ delle norme agevolative alla base della decisione della Suprema Corte

L’ordinanza in rassegna muove dalla definizione di “abitazione principale”, contenuta nell’art. 13, comma 2, del D.L. n. 201/2011, come «l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente», sulla cui base la Suprema Corte ha negato il diritto di fruire dell’esenzione IMU ai coniugi aventi la residenza anagrafica in immobili ubicati in Comuni diversi. La questione è stata oggetto di plurime pronunce sia di legittimità sia di merito che hanno creato due orientamenti contrastanti [3]. Il primo disconosce il beneficio per il coniuge che dimora presso un’unità immobiliare diversa rispetto a quella del suo nucleo familiare [4]; il secondo lo ammette, a condizione che sussista un’oggettiva necessità di tenere le dimore separate [5]. Nella [continua ..]

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3. L’impianto dell’art. 13 del D.L. n. 201/2011: la residenza anagrafica e la dimora abituale

Si ravvisa, poi, un’ulteriore incoerenza nell’iter argomentativo della Corte allorché omette di considerare l’impianto complessivo del comma 2 del citato art. 13. Infatti quest’ultimo, al secondo periodo, prevede che «nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile». Viene, dunque, dettata una particolare disciplina, intrinsecamente antielusiva, per l’ipotesi in cui i componenti del nucleo familiare localizzino la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi ubicati nel territorio dello stesso Comune. Proprio nel rispetto dell’interpretazione letterale della norma, solo in tale fattispecie l’agevolazione andrebbe applicata in riferimento ad un solo [continua ..]

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4. Le nozioni di “abitazione principale” e ‘prima casa’ nell’ordinamento tributario italiano: assetti attuali e prospettive di modifica

L’ordinanza offre lo spunto per proporre una riflessione (anche) sulle nozioni di “abitazione principale” e ‘prima casa’ di cui l’ordinamento tributario italiano si avvale in contesti differenti ma contigui e sulla possibile confusione che la divergenza dei due concetti può alimentare sul contribuente. Orbene, in riferimento ad entrambe queste nozioni, il legislatore fiscale è intervenuto a più riprese e nella disciplina di distinti tributi per conseguire l’affermazione dei medesimi valori e principi costituzionalmente protetti (v. infra, par. 5). Le misure promozionali hanno riguardato: la fase dell’acquisto o della costruzione, con riferimento alla tassazione indiretta [22]; la fase del godimento del bene, rispetto alla quale assumono rilevanza sia la fiscalità immobiliare locale (IMU) che particolari deduzioni [23] e detrazioni [24] ai fini IRPEF; la fase della cessione che potrebbe dar luogo [continua ..]

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5. Riflessioni conclusive

Nella Carta costituzionale italiana non vi è un esplicito riconoscimento al ‘diritto all’abitazione’ ma non risulta difficile rintracciarne il parametro costituzionale negli artt. 2 e 3, che consentono di definirlo come un diritto inviolabile dell’uomo, funzionale a garantirgli un’esistenza dignitosa e a realizzare il principio di uguaglianza sostanziale [36]. Di converso, meno esauriente ed appropriato appare il riferimento all’art. 47 che tutela il risparmio e ne favorisce l’accesso «alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese». Sarebbe, infatti, eccessivamente riduttivo ricondurre alla norma appena citata la questione relativa al ‘diritto all’abitazione’, atteso che esso include modalità di realizzazione ben più estese e articolate [continua ..]

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Postilla - Sull’illegittimità della tassazione ai fini IMU dell’abitazione principale dei coniugi residenti in Comuni diversi

La nota di Treglia contiene delle osservazioni critiche all’ordinanza della Corte di Cassazione n. 20130/2020 decisamente condivisibili. Altre, tuttavia, possono essere avanzate. Con la decisione annotata la Suprema Corte ha affrontato, con motivazione stringata e improntata ad un formalismo poco aderente alla attuale e mutevole realtà sociale dei nostri tempi, il tema dei riflessi fiscali (nello specifico, sotto il profilo della imposizione ai fini dell’IMU) conseguenti alla scelta – sempre più frequente e molto spesso dettata da esigenze di natura personale o lavorativa – di alcuni coniugi di porre la propria residenza anagrafica (e/o di dimorare abitualmente) in Comuni diversi. La fattispecie posta all’esame della Cassazione era quella di una «contribuente [che] aveva la residenza anagrafica all’interno dell’immobile e la residenza anagrafica del coniuge in altro comune […] giustificata da esigenze [continua ..]

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NOTE

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