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Società di comodo (o 'non operative')

Mario Cermignani

In materia di società di comodo (o “non operative”), i requisiti previsti dall’art. 30, L. n. 724/1994 sono fondati sulla correlazione tra il valore di determinati beni del patrimonio societario ed un livello minimo di ricavi e proventi presunti, il cui mancato raggiungimento costituisce elemento sintomatico della natura “non operativa” della società ed implica l’attribuzione presuntiva di un reddito minimo fiscalmente rilevante. Spetta alla società contribuente che risulti “non operativa”, l’onere di dimostrare la presenza di quelle “oggettive situazioni” che abbiano reso “impossibile” il conseguimento dei ricavi e del reddito minimi presunti. Tuttavia, l’“im­possibilità”, richiesta dalla norma, di conseguire il livello minimo di ricavi e reddito presunti non va intesa in termini “assoluti” quanto piuttosto in termini “economici”, avendo riguardo alle effettive condizioni del mercato. Ne consegue che deve ritenersi “non di comodo” la società che dimostra di non aver potuto realizzare la mi­sura minima di ricavi e reddito presunti per aver dovuto modificare l’iniziale progetto industriale a causa delle sfavorevoli condizioni del settore economico cui inizialmente il bene prodotto era destinato.

Shell companies (or 'non-operating' companies)

With regard to shell companies (or “non-operating” companies), the requirements of art. 30 of Law no. 724/1994 are based on the correlation between the value of certain goods of the corporate assets and a minimum level of presumed income and earnings, whose failure to achieve constitutes a symptomatic element of the “dormant” nature of the company and implies the presumptive attribution of a fiscally relevant minimum income. The burden of proving the presence of those “objective situations” that have made it “impossible” to achieve the presumed minimum profits and income is carried by the company considered “non-operating”. However, the “impossibility”, required by the law, to achieve the minimum level of presumed income and earnings should not be understood in “absolute” terms, but rather in “economic” terms with regard to the actual market conditions. It follows that the company that proves that it has not been able to achieve the minimum amount of income and earnings presumed for having had to modify the initial industrial project due to the unfavorable conditions of the economic sector to which the product was initially produced, shall not be deemed as “non-operating”.

Keywordsshell companies, minimum level of revenues, “economic” impossibility, burden of proof, change of the industrial project

Cass., sez. trib., ord. 21 novembre 2018, n. 4019, depositata il 12 febbraio 2019 – Pres. Greco, Est. Napolitano Spetta alla società contribuente che risulti “non operativa”, l’onere di dimostrare la presenza di quelle “oggettive situazioni” che abbiano reso “impossibile” il conseguimento dei ricavi e del reddito minimi presunti. Tuttavia, l’“impossibilità”, richiesta dalla norma, di conseguire il livello minimo di ricavi e reddito presunti non va intesa in termini “assoluti” quanto piuttosto in termini “economici”, avendo riguardo alle effettive condizioni del mercato. Ne consegue che deve ritenersi “non di comodo” la società che dimostra di non aver potuto realizzare la misura minima di ricavi e reddito presunti per aver dovuto modificare l’iniziale progetto industriale a causa delle sfavorevoli condizioni del settore economico cui inizialmente il bene prodotto era destinato. RAGIONI DELLA DECISIONE (...) La CTR della Campania, con sentenza n. 635/52/2017, depositata il 25 gennaio 2017, non notificata, rigettò nel merito l’appello proposto dalla Tubisud Centro di Servizi Srl nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTP di Napoli, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla società medesima avverso il diniego reso dall’Amministrazione finanziaria sull’istanza d’interpello disapplicativo della normativa dettata per le società di comodo relativamente all’anno d’imposta 2012. Avverso la sentenza della CTR, la I.M.I. Industria Metallurgica Irpina Srl, incorporante la Tubisud Centro di Servizi Srl in liquidazione, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso, illustrato da successiva memoria. La CTR della Campania, con sentenza n. 2009/31/2017, depositata il 3 marzo 2017, non notificata, rigettò ugualmente nel merito l’appello proposto dalla Tubisud Centro di Servizi Srl in liquidazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTP di Napoli, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla società medesima avverso il diniego reso dall’Amministrazione finanziaria sull’istanza d’interpello disapplicativo della normativa dettata per le società di comodo [continua ..]

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Commento

Sommario:

1. La vicenda processuale - 2. Cenni sul contesto normativo e sulla funzione (la “ratio” o finalità giuridica) della disciplina tributaria delle “società di comodo” - 3. L’ordinanza della Corte di Cassazione - NOTE


1. La vicenda processuale

La questione trae origine dall’impugnazione, da parte di una società di capitali, del provvedimento di diniego emanato dall’Amministrazione Finanziaria con riferimento all’istanza di interpello c.d. “disapplicativo”, in cui la stessa società illustrava le oggettive ragioni economiche (integranti, ad avviso dell’istante, la fattispecie delle “og­gettive situazioni” che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi previsti dall’art. 30, L. n. 724/1994) sulla base delle quali avrebbe dovuto essere disapplicata la normativa dettata per le società di comodo relativamente agli anni d’imposta 2012 e 2013. Il ricorso di primo grado veniva dichiarato inammissibile dalla Commissione Tri­butaria Provinciale; successivamente, la sentenza di secondo grado rigettava, nel merito della vicenda, l’appello proposto dalla società contribuente, ritenendo che le ragioni economiche addotte [continua ..]

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2. Cenni sul contesto normativo e sulla funzione (la “ratio” o finalità giuridica) della disciplina tributaria delle “società di comodo”

La normativa giuridica sulle società di comodo o c.d. “non operative” (art. 30, L. n. 724/1994) è sorta per “penalizzare”, sul piano tributario, le società “senza impresa”, quelle cioè che, al di là dell’oggetto sociale dichiarato, sono costituite al solo fine di amministrare (attraverso una gestione meramente “statica”) i patrimoni personali dei soci, «anziché per esercitare un’effettiva attività commerciale» [1]. La disciplina in questione ha la finalità “pratica” fondamentale di individuare le società per le quali la sproporzione o lo squilibrio rilevante (ed anomalo) tra il valore dei beni patrimoniali di cui la società dispone ed il valore (eccessivamente basso) della produzione economica da esse sviluppato (il valore complessivo di ricavi, incrementi rimanenze e proventi, esclusi quelli straordinari, emergenti [continua ..]

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3. L’ordinanza della Corte di Cassazione

L’ordinanza della Corte di Cassazione 21 novembre 2018, n. 4019, depositata il 12 febbraio 2019, premesso che in sede di interpello, secondo la disciplina del D.P.R. n. 600/1973, art. 37 bis, comma 8, applicabile “ratione temporis”, la società contribuente può richiedere la disapplicazione della normativa di cui alla L. n. 724/1994, art. 30, in ordine ai parametri ivi stabiliti in virtù della cui applicazione si determina un reddito minimo presunto, spettando quindi alla società di provare l’esistenza di situazioni oggettive che abbiano impedito il raggiungimento della soglia di operatività e di reddito minimo presunto, afferma di aver già chiarito che «la nozione di impossibilità, di cui al comma 4 bis del succitato art. 30, del conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi dello stesso articolo, debba [continua ..]

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NOTE

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