manuale_insolvenza

home / Archivio / Fascicolo / Destinazione all'attività d'impresa dell´immobile in comunione legale e imputazione ..

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Destinazione all'attività d'impresa dell´immobile in comunione legale e imputazione della plusvalenza al solo coniuge imprenditore

Susanna Cannizzaro

Secondo la Cassazione l’immobile acquistato dai coniugi in regime di comunione se destinato all’attività d’impresa svolta esclusivamente da uno dei due, all’atto della cessione genera una plusvalenza realizzata in regime d’impresa e quindi imputabile al solo coniuge imprenditore. La conclusione raggiunta, pur condivisibile, risulta nelle motivazioni troppo sbilanciata su un approccio che assegna alle norme tributarie una connotazione “particolaristica”.

 

Allocation to the business activity of the real estate regulated by matrimonial property regime and attribution of the capital gain to the sole entrepreneur spouse

According to the Supreme Court, the real estate purchased by the spouses under the matrimonial property regime and used for the business activity carried out exclusively by one of the two, generates a capital gain attributable only to the entrepreneur spouse. The conclusion reached, although agreeable, appears grounded on motivations excessively unbalanced towards an approach that assigns a “particularistic” connotation to tax rules.

Keywords: legal community, entrepreneur spouse, allocation to business activity, income tax, capital gain.

MASSIMA: Bene acquistato in regime di comunione legale, ma rientrante nell’attività di impresa esclusiva di uno dei coniugi – Plusvalenza derivante da cessione – Regime dell’imputazione, per l’intero ammontare, al coniuge percipiente – Fondamento. In tema di IRPEF, qualora un bene sia stato acquistato da un coniuge in regime di comunione legale, ma rientri nell’attività d’impresa esercitata separatamente, la plusvalenza conseguita dal maggior prezzo di cessione è fiscalmente imputata per l’intero al coniuge esercente l’impresa, costituendo esso il provento della propria attività e trovando la fattispecie regolazione nell’art. 4, lett. a), secondo periodo, del d.P.R. n. 917 del 1986 (periodo aggiunto dall’art. 26 del d.l. n. 69 del 1989, conv., con modif., nella l. n. 154 del 1989). PROVVEDIMENTO: (Omissis) L’Agenzia delle entrate notificò a C.A. l’avviso d’accertamento con il quale, rilevando che nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2006 (Unico/07) era stata omessa la plusvalenza di Euro 574.789,00, derivante dalla cessione a titolo oneroso di un’area edificabile, ne rideterminò il reddito, con maggiori imposte, pari ad Euro 132.201,00, oltre interessi e sanzioni. L’area edificabile era stata acquistata il (Omissis) al prezzo di Euro 129.114,22 da N.G., quale titolare della ditta individuale “IT. N.G. di G.N.”, coniuge della C., e rivenduto dalla medesima impresa con atto del 28 dicembre 2006 al prezzo di Euro 1.300.000,00. I coniugi N. – C., con atto del (Omissis), erano transitati dal regime patrimoniale della comunione dei beni a quello della separazione. Secondo la prospettazione dell’ufficio finanziario il bene alienato era da intendersi compreso nella comunione de residuo, così che la tassazione, al netto dei costi detratti, doveva gravare su entrambi i coniugi per la metà. La contribuente, che contestava la pretesa dall’Amministrazione finanziaria, impugnò l’atto impositivo dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Sassari, che con sentenza 46/02/2013 rigettò tuttavia le sue ragioni. La Commissione tributaria regionale della Sardegna, sez. staccata di Sassari, accolse invece l’appello della contribuente, annullando l’atto impositivo con la sentenza n. 24/10/2010, ora al vaglio della Corte. Il [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


Commento

Sommario:

1. Premessa - 2. Applicabilità dell’IVA per la cessione nell’esercizio dell’attività del bene in comunione - 2.1. L’influenza sulla considerazione unitaria dell’atto ai fini IVA del regime di comunione de residuo o di titolarità esclusiva dei beni ceduti - 3. Regime di comunione e imputazione del reddito interferenze con le previsioni codicistiche: l’imputazione del reddito da attività separata - 3.1. Segue: … e il trasferimento di beni strumentali all’impresa del solo coniuge imprenditore - 4. Conclusioni - NOTE


1. Premessa

Con la pronuncia in rassegna la Cassazione afferma il principio per cui l’im­mobile acquistato dai coniugi in regime di comunione se destinato all’attività d’impresa svolta esclusivamente da uno dei due, all’atto della cessione genera una plusvalenza realizzata in regime d’impresa e quindi imputabile al solo coniuge imprenditore. L’arresto in esame sollecita una riflessione in ordine all’eventuale interferenza tra le regole civilistiche attinenti il regime di comunione legale e le norme fiscali; la pronuncia rievoca inoltre la questione, dibattuta in dottrina e in giurisprudenza, se l’atto dispositivo dei beni in comunione si debba considerare effettuato nella sua totalità o parzialità nell’esercizio di un’impresa commerciale ai fini dell’applicazione dell’IVA e se il reddito derivante da suddetti atti dispositivi realizzati in costanza di comunione legale o separazione sia diversamente [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. Applicabilità dell’IVA per la cessione nell’esercizio dell’attività del bene in comunione

La questione di cui si discute è stata in passato oggetto di numerose e contrastanti pronunce. La possibile interferenza tra regole fiscali e disciplina della comunione legale ha dato luogo a diverse incertezze interpretative con riferimento all’impo­sizione sui trasferimenti immobiliari e specificamente in relazione al principio di alternatività IVA – registro. In relazione alla cessione del bene in comunione destinato all’attività d’impresa esercitata da uno solo dei due coniugi si poneva infatti il problema se l’intera operazione dovesse considerarsi rilevante per l’applicazione dell’im­posta sul valore aggiunto o dovesse invece essere valutata frazionatamente con l’assoggettamento ad entrambi i tributi in relazione alle quote ideali dei comunisti. Secondo un primo orientamento l’operazione di edificazione e rivendita dell’im­mobile in comunione legale, benché solo uno dei due [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2.1. L’influenza sulla considerazione unitaria dell’atto ai fini IVA del regime di comunione de residuo o di titolarità esclusiva dei beni ceduti

Nelle pronunce cui si è fatto sin qui riferimento, tuttavia, i principi esposti si affermano senza preventiva indagine civilistica in particolare sull’appartenenza del bene alla comunione immediata o a quella de residuo [11]. Solo nell’ultimo caso citato [12] la Cassazione si sofferma su questo aspetto imputando al giudice di merito – che aveva attribuito de plano il bene medesimo alla comunione legale immediata dei coniugi venditori – la mancanza di non aver chiarito se il cespite in esame dovesse invece ritenersi assoggettato alla disciplina di cui all’art. 178 c.c. [13]. In definitiva non è chiaro se la conclusione raggiunta in giurisprudenza, pur essendo nel complesso argomentata, potrebbe risentire delle difficoltà che generalmente s’incontrano nell’esegesi delle norme relative alla comunione ovvero nell’interpretazione degli atti dispositivi dei coniugi e, più a monte, nel loro corretto [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. Regime di comunione e imputazione del reddito interferenze con le previsioni codicistiche: l’imputazione del reddito da attività separata

Alla luce delle considerazioni che precedono la pronuncia qui in commento sembra porsi in una ideale linea di continuità con la giurisprudenza appena esaminata, benché il tema debba essere declinato con riferimento all’imposizione sul reddito. È noto che la scelta del legislatore tributario, dopo la pronuncia d’incostitu­zionalità sul “cumulo” [22], sia stata per la tassazione separata dei redditi relativi ai beni in comunione legale, ciò in ossequio alla scelta di non riconoscere soggettività tributaria alla famiglia. Si è preferito disporre (con l’art. 4, lett. a) del TUIR) l’im­putazione del reddito relativo ai beni in comunione legale in pari quote o comunque nella misura stabilita dalle convenzioni intercorse tra i coniugi ai sensi dell’art. 210 c.c. Il criterio dell’imputazione ripartita non opera tuttavia per i redditi che derivano dall’attività separata, [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3.1. Segue: … e il trasferimento di beni strumentali all’impresa del solo coniuge imprenditore

La pronuncia in commento pone un’ulteriore questione che potrebbe interessare la previsione di cui all’art. 178 c.c. Nel caso in esame si tratta della rilevanza ai fini reddituali di atti realizzativi aventi ad oggetto beni in comunione suscettibili di generare proventi riferibili all’attività separata del coniuge e dell’individuazione delle regole di imputazione di tali proventi. Con lo scioglimento della comunione legale, in ossequio alle previsioni codicistiche i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi sono da attribuirsi alla comunione, ma come abbiamo visto, con la possibile insorgenza di un diritto di credito, non di un diritto reale. Il dubbio che si pone è, allora, se il reddito che si determina al realizzo del bene debba essere attribuito al solo coniuge imprenditore, potendosi prescindere dalla proprietà personale o comune dei beni strumentali all’esercizio dell’attività, [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. Conclusioni

In definitiva, la Corte nel caso di specie pare porsi il dubbio se la questione da affrontare debba risolversi con una soluzione unitaria (sul piano civilistico e fiscale) o sia possibile ragionare solo su piano tributario individuando eventuali peculiarità che potrebbero incidere sulle soluzioni da adottare. L’approccio metodologico seguito, finalizzato a tenere distinti i piani in cui operano le norme sostanziali e quelle fiscali e ad individuare una deroga alle prime potrebbe risultare pienamente apprezzabile solo ove sottendesse una corretta impostazione delle problematiche civilistiche correlate. La pronuncia annotata elude invece l’indagine in ordine all’effettivo regime civilistico cui assoggettare il bene e, se pare comunque condurre ad un risultato compatibile con il regime sostanziale del cespite ceduto, risulta troppo sbilanciata su un approccio che assegna alle norme tributarie una connotazione “particolaristica”, non sussistente [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio