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I nuovi (antitetici) trend evolutivi dell'autotutela tributaria

Marcella Martis

Con la pronuncia in commento, la Corte di Cassazione, nel far proprio l’orien­tamento di legittimità prevalente in ordine all’ammissibilità dell’impugn­azione del diniego di autotutela dell’Amministrazione finanziaria, conferma la giurisdizione tributaria, pur circoscrivendone il vaglio alla sussistenza di un interesse di rilevanza generale alla rimozione dell’atto. Nel riproporre la natura pienamente discrezionale dello jus poenitendi, la Suprema Corte ha tuttavia omesso di calare l’istituto nella specificità della materia tributaria, così perdendo l’occasione di approfondire lo studio dei presupposti dell’esercizio del potere in ambito fiscale. L’impostazione offerta, fin troppo generalista, si pone in antitesi non solo con gli approdi dottrinali più avveduti, ma anche con le recenti proposte di riforma, volte a procedimentalizzare l’istituto con la previsione di un vero e proprio obbligo di riesame in capo alla parte pubblica.

 

The new (antithetical) evolutionary trends in tax authorities’ internal review

With the decision in comment, the Italian Supreme Court, while embracing the prevailing approach about the admissibility of the appeal against the denial of tax authorities’ internal review (autotutela tributaria), confirms the jurisdiction of Tax Courts and limits their examination to the existence of a general interest in the removal of the unlawful tax administrative act. In re-proposing the fully discretionary nature of jus poenitendi, the Supreme Court however failed to include the institution in the specificity of tax matters, thus losing the opportunity to deepen the study of the requirements for exercising such power of internal review in the field of taxation. The approach adopted, which is too general, appears contrary not only with the most prudent positions emerged in literature, but also with the recent reform proposals, aimed at proceduralising the institution with the provision of a real duty of internal review for the public body.

Keywords: notice of assessment, internal review, discretionary power, judicial review, general interest in the removal of the act.

MASSIMA: Il potere di autotutela negativa dell’Amministrazione finanziaria ha natura discrezionale, e al giudice tributario è riconosciuto il sindacato sul relativo diniego anche a fronte della definitività dell’originario provvedimento, pur con una delimitazione del vaglio a eventuali profili di illegittimità del rifiuto correlati alla sussistenza di un rilevante interesse generale, specifico, e concreto. PROVVEDIMENTO: (Omissis) 1. Con il primo motivo del ricorso principale la difesa erariale denuncia la violazione degli artt. 2, 7 e 19 del d.lgs. n. 546 del 1992 e 68 del D.P.R. n. 287 del 1982, del D.M. del Ministero delle Finanze 11 febbraio 1987, n. 37 e dei principi generali in materia di autotutela, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. Premesso che dalla decisione impugnata si evince che l’avviso di accertamento investito dalla istanza di autotutela è divenuto definitivo e che con sentenza del 17 marzo 2005, non impugnata, è stato rigettato il ricorso proposto dal contribuente avverso la cartella esattoriale, emessa per le somme portate dall’avviso, l’Agenzia delle entrate sostiene, diversamente da quanto affermato dalla C.T.R., che il giudice, in caso di atto impositivo divenuto definitivo, non possa sindacare il diniego dell’e­sercizio di autotutela valutando anche la fondatezza della pretesa portata dall’avviso di accertamento, posto che il sindacato del diniego di autotutela attiene solo al corretto esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione e non può invece riguardare l’atto investito dalla richiesta di autotutela. Sottolinea che fa eccezione a tale regola il caso in cui l’Erario abbia fondato il diniego di autotutela sulla esaminata e ribadita fondatezza della pretesa consacrata e cristallizzata nell’atto di accertamento interessato dall’istanza di autotutela, ipotesi non ricorrente nel caso di specie. (Omissis) 8. Merita accoglimento il primo motivo del ricorso dell’Agenzia delle entrate, con assorbimento del secondo. 8.1. La questione dell’impugnabilità del diniego di annullamento in autotutela, in materia tributaria, concernente atti ormai definitivi è stata oggetto di una evoluzione giurisprudenziale. Le Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 16778 del 2005, facendo leva sul “carattere generale” della giurisdizione [continua ..]

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Commento

Sommario:

1. Premessa e inquadramento del tema di indagine - 2. Dall’autotutela amministrativa allo ius poenitendi tributario. Profili ricostruttivi - 3. Sulla natura del potere di riesame tributario: discrezionalità e doverosità negli antitetici approcci giurisprudenziali e legislativi - 4. L’interesse generale alla rimozione dell’atto nell’ambito tributario: un concetto non ancora contestualizzato - 5. Considerazioni conclusive - NOTE


1. Premessa e inquadramento del tema di indagine

La sentenza in epigrafe, che si inserisce in quel trend di pronunce rese in tema di autotutela tributaria da parte del Supremo Consesso, consente di soffermarsi sulle principali criticità che hanno caratterizzato (e continuano a informare) l’istituto in esame [1]. In particolare, la pronuncia in commento affronta prioritariamente la tematica della tutela giurisdizionale del contribuente innanzi ad un diniego, espresso o tacito, della parte pubblica di ritirare in autotutela un atto impositivo divenuto definitivo. In ordine a tale profilo la sentenza che si analizza, nel ritenere suscettibile di impugnazione l’atto di diniego nonostante la sua estraneità all’elenco di cui all’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992, riprende l’indirizzo segnato dalla giurisprudenza di legittimità, ribadendo la sussistenza della giurisdizione tributaria in materia [2]. Confermato il suindicato profilo, la Cassazione riafferma expressis verbis la [continua ..]

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2. Dall’autotutela amministrativa allo ius poenitendi tributario. Profili ricostruttivi

La disamina dei punti nodali della sentenza in commento, non può prescindere da una ricognizione, seppur essenziale, dei caratteri peculiari del c.d. procedimento di riesame. In primis deve evidenziarsi come l’evoluzione dello ius poenitendi in materia tributaria involga questioni che hanno interessato l’analogo istituto di diritto amministrativo [5], connotando inevitabilmente l’autotutela dell’Amministrazione finanziaria di profili che hanno formato oggetto di discussione in tale ambito. Ci si riferisce, in particolare, alle annose questioni in ordine alla sussunzione del riesame tributario nell’istituto proprio del diritto amministrativo o alla riconducibilità a un potere autonomo; alla tematica in ordine alla doverosità nell’esercizio di tale potere (con riguardo alle elucubrazioni in cui questa sia riferibile all’an, ma non al quomodo; oppure come doverosità che involge entrambi i profili); o, ancora, a [continua ..]

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3. Sulla natura del potere di riesame tributario: discrezionalità e doverosità negli antitetici approcci giurisprudenziali e legislativi

La Cassazione da ultimo indagata, come detto, non ha adeguatamente approfondito se gli asseriti spazi di discrezionalità della parte pubblica che esercita lo ius poenitendi siano riferibili esclusivamente all’an dell’azione, oppure anche al quomodo del riscontro all’esito del procedimento di riesame, prescindendo peraltro da una meditazione sulla nozione generale di discrezionalità, dando per acquisita l’interpre­ta­zione offerta dalla dottrina tradizionale [36]. Di fronte alla laconicità dell’attuale dettato normativo, che non prevede espressamente né un termine entro il quale deve concludersi l’iter procedimentale, né l’esistenza di un obbligo di provvedere in capo all’Amministrazione [37], in effetti sembrerebbe che possa predicarsi l’insussistenza di un obbligo in capo all’Erario di attivarsi in autotutela, al pari di ciò che avviene nella successiva fase [continua ..]

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4. L’interesse generale alla rimozione dell’atto nell’ambito tributario: un concetto non ancora contestualizzato

In disparte ogni considerazione sulle recenti proposte evolutive dello ius poenitendi, è pacifico come lo stato dell’arte giurisprudenziale, in ordine alla natura dell’autotutela tributaria, qualifichi l’istituto in termini di discrezionalità [56], cui fa da contraltare un ristrettissimo margine di sindacabilità sul modo di esercizio del potere, con particolare riguardo ai profili procedimentalizzati e alla legittimità dell’atto conclusivo [57]. A questo punto della nostra indagine, si pone allora inevitabilmente il problema di individuare quale interesse debba essere considerato primario con specifico riguardo alla materia tributaria, e con riferimento a quali elementi debba essere operata quella valutazione ponderativa richiamata dal Supremo Consesso, anche da ultimo con la sentenza annotata. Come verrà infra meglio chiarito, la corretta interpretazione di tale interesse nell’esercizio del riesame [continua ..]

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5. Considerazioni conclusive

La pronuncia in commento, pur rigorosa nella ricostruzione dell’evoluzione giurisprudenziale dell’autotutela tributaria, nello sposarne la tradizionale lettura in termini discrezionali, e nel limitare il vaglio sul corretto esercizio del potere alle ipotesi di rilevante interesse generale alla rimozione dell’atto, tende a privilegiare l’interesse all’ef­ficienza del sistema Stato amministrazione / Stato autorità, rispetto ai valori di equità e giustizia sostanziale che, in realtà, rappresentano i cardini dello Stato-comunità, nei quali pure si esprime lo Stato di diritto, fondato sul principio di legalità. Proprio in tal senso può affermarsi come la Cassazione abbia omesso di contestualizzare l’istituto rispetto alla materia tributaria, sacrificando la giusta imposizione sull’altare di un formalismo che – per certi versi – si pone in contrasto con alcune posizioni assunte in materia [continua ..]

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NOTE

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