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La responsabilità delle società partecipanti alla scissione declinata anche ai fini IVA: l´incoercibile coazione a ripetere della giurisprudenza di legittimità. Talune considerazioni dissonanti

Marco di Siena

La Suprema Corte ribadisce (una volta di più) il principio della cosiddetta supersolidarietà in materia di scissione prefigurando la responsabilità illimitata delle società partecipanti all’operazione in deroga a quanto prescritto dalla disciplina del codice civile. Questa volta lo fa in materia di IVA ancorché in tale ambito non sia ravvisabile una previsione analoga all’art. 173, comma 13, del TUIR. La pronunzia, sebbene argomentata sulla scorta della specialità della materia tributaria ed echeggiante una certa giurisprudenza costituzionale, desta perplessità e sembra iterativa di soluzioni ultra-rigorose che meriterebbero maggiore ponderazione soprattutto in assenza di un esplicito riferimento normativo.

Parole chiave: scissione, società partecipanti, supersolidarietà, IVA, imposte sul reddito.

The responsibility of companies participating in a demerger from the VAT perspective: the incoercible compulsion to repeat of the Supreme Court case law. Certain dissonant remarks

The Supreme Court affirms (once again) the principle of the so-called supersolidarity with regard to the demerger by ruling the unlimited liability of the companies participating in the transaction as an exception to the relevant provisions of the Civil Code. In this case, the decision concerns a VAT matter, although a provision similar to Art. 173, para. 13, of the Income Tax Consolidated Act does not exist. The decision, which supports the special nature of tax matters and echoes a certain case law of the Constitutional Court, raises some doubts and seems iterative of ultra-rigorous solutions that would require more attention when an explicit legislative reference is lacking.

Keywords: demerger, participating companies, supersolidarity, VAT, income taxes.

MASSIMA: In caso di scissione le società partecipanti all’operazione rispondono solidalmente e senza alcuna limitazione pecuniaria anche dei debiti della società scissa ai fini IVA ancorché non sia ravvisabile una previsione analoga a quella prevista dall’art. 173 del TUIR e ciò in ragione della natura speciale dei crediti tributari che giustifica una deroga alla disciplina di diritto comune. PROVVEDIMENTO: (Omissis) Emerge dalla sentenza impugnata che la s.r.l. T. è società beneficiaria, mediante assegnazione di una quota del patrimonio netto, di una scissione parziale della s.r.l. I., stipulata nel 2012. La società ha quindi, appunto nella qualità di beneficiaria, ricevuto quattro cartelle di pagamento concernenti rispettivamente IRES, IVA IRAP per l’anno d’imposta 2006 e diritti camerali per gli anni d’imposta 2007 e 2008, scaturenti da accertamento compiuto nei confronti della società scissa, e le ha impugnate sia perché le iscrizioni a ruolo non erano avvenute a nome della T., sia perché non sarebbe configurabile alcuna responsabilità della beneficiaria per gli obblighi tributari della scissa in caso di scissione parziale. La Commissione tributaria provinciale di Napoli ha respinto il ricorso, mentre quella regionale della Campania, dopo aver preso atto della cessazione della materia del contendere in relazione all’IRAP e all’IRES, ha accolto l’appello, reputando che, quanto all’IVA, sussista una disciplina particolare della solidarietà ancorata a presupposti, ossia al trasferimento di azienda, non ricorrenti nel caso in esame. Contro questa sentenza propone ricorso per ottenerne la cassazione l’Agenzia delle entrate (“A.E.”), che affida a tre motivi e illustra con memoria, cui la società risponde con controricorso e l’agente per la riscossione con ricorso incidentale adesivo. (Omissis) 3. – Infondato è il primo motivo del ricorso principale, col quale l’A.E. denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. perché il giudice d’appello, pur dando atto della cessazione della materia del contendere in relazione all’IRAP e all’IRES, ha integralmente accolto l’appello della società. 3.1. – Il contrasto tra motivazione e dispositivo che determina la nullità della sentenza ricorre solo [continua ..]

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Commento

Sommario:

1. Premessa - 2. La fattispecie concreta e lo sviluppo argomentativo della pronunzia - 3. Le certezze (palesate) e le criticità (occulte) della soluzione interpretativa approntata dalla Suprema Corte - 4. Conclusioni - NOTE


1. Premessa

La decisione in commento presenta indubitabili tratti di continuità con il passato (anche se – maliziosamente – potrebbe dirsi che perseverare est diabolicum) ma al tempo stesso suscita un certo interesse se non per lo sviluppo argomentativo sen­z’altro per la conclusione (draconiana nella tutela dell’interesse del Fisco come sovente avviene nella giurisprudenza di legittimità) [1]. Il tema affrontato può apparire in prima istanza banale vertendosi in un caso di responsabilità solidale della società beneficiaria di una scissione parziale a fronte dei debiti tributari della entità scissa (una responsabilità che viene prefigurata dalla Suprema Corte senza alcuna limitazione quantitativa e che rinvia alla formula di matrice dottrinale della cosiddetta supersolidarietà fiscale in caso di scissione). Sin qui, pertanto, nihil novi, tranne l’esigenza di ribadire ancora una volta in questa sede (ed [continua ..]

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2. La fattispecie concreta e lo sviluppo argomentativo della pronunzia

Il caso specifico riguardava un accertamento in materia IVA relativo ad un periodo d’imposta anteriore all’efficacia di una scissione parziale ed in particolare la responsabilità di una beneficiaria a cui – in occasione dell’operazione straordinaria – non era stato attribuito un compendio ex art. 2555 c.c. ma un mero complesso di elementi patrimoniali non rappresentativi di un’azienda. Nelle fasi di merito la beneficiaria (che si era vista notificare direttamente le iscrizioni a ruolo in quanto l’avviso di rettifica era stato indirizzato alla sola società scissa) aveva eccepito che quanto all’IVA non sussiste una forma di responsabilità solidale illimitata ma trova applicazione la disciplina di diritto comune fissata dall’art. 2506 quater, comma 4, c.c.; sicché la propria esposizione nei confronti dell’Erario avrebbe dovuto incontrare il limite del valore effettivo della quota di patrimonio netto [continua ..]

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3. Le certezze (palesate) e le criticità (occulte) della soluzione interpretativa approntata dalla Suprema Corte

Va detto che l’interpretazione sviluppata dalla Corte di Cassazione appare tanto granitica prima facie quanto non del tutto solida se analizzata in dettaglio. In prima istanza, infatti, desta perplessità il nucleo sostanziale della tesi fatta propria dai giudici di legittimità: vale a dire l’affermata esistenza di una disciplina sostanzialmente unitaria e speciale in ambito tributario della responsabilità delle società partecipanti all’operazione di scissione. Il paradigma della supersolidarietà, infatti, è previsto (invero neanche in maniera del tutto esplicita) dalla sola disciplina legale in tema di imposizione sui redditi laddove, per converso, nulla è rinvenibile in materia di tassazione sul valore aggiunto; peraltro – ferma restando l’interpretazione estensiva che ne ha dato la prassi interpretativa erariale ed è stata confermata dalla Corte costituzionale nella menzionata sentenza n. 90/2018 [continua ..]

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4. Conclusioni

La decisione della Suprema Corte analizzata in questa sede rappresenta un ulteriore episodio di quella che una autorevole dottrina ha a suo tempo definito come cultura del sospetto [11]. È come se nei giudici della Suprema Corte – a fronte di un’o­perazione straordinaria (ed in particolare modo di una scissione) – si ingenerasse in modo quasi meccanico il timore di una potenziale lesione delle prerogative erariali ovvero il sospetto che l’applicazione della disciplina tributaria possa offrire ai contribuenti spazi per abusive strumentalizzazioni. Di qui (anche in modo inconsapevole) la formulazione di tesi di natura ultra-rigorista nella (evidente) preoccupazione che interpretazioni meno selettive si prestino ad imponderabili situazioni di pregiudizio per le ragioni del Fisco. La sensazione che ne emerge, quindi, è sovente quella di una giurisprudenza di legittimità sbilanciata, talmente timorosa della patologia (che innegabilmente [continua ..]

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NOTE

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