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La sospensione del rimborso per carichi pendenti nell´IVA tra principio di neutralità ed interesse erariale * - Cass., sez. trib., ord. 20 giugno 2019, n. 16567 – Pres. Manzon, Rel. D´Aquino

Damiano Peruzza

In materia di sospensione dei rimborsi IVA per carichi pendenti, si conferma il contrasto giurisprudenziale in seno alla Corte di Cassazione, che, negli ultimi mesi, si è pronunciata sull’applicabilità all’IVA della misura cautelare, ora negandola, ora ammettendola. Con l’ordinanza in commento, la questione è stata rimessa al Primo Presidente affinché valuti l’intervento delle Sezioni Unite. Qualsiasi sarà la decisione in materia, il contrasto testimonia la crisi della teoria tradizionale dei “cerchi concentrici”, che, con riguardo all’IVA, appare in aperto contrasto con i principi europei di neutralità del tributo, proporzionalità ed effettività.

PAROLE CHIAVE: sospensione rimborso IVA - rimborsi IVA - neutralità del tributo - diritto UE - fermo amministrativo

The suspension of VAT refunds for pending tax debts between principle of neutrality and tax interest

With regard to the suspension of VAT refunds for pending tax debts, the jurisprudential conflict within the Italian Supreme Court is confirmed, having ruled, in recent months, on the applicability of precautionary measure to VAT, now denying it, now admitting it. Through the commented decision, the issue has been referred to the First President in order to evaluate the involvement of the Grand Chamber. Whatever the outcome will be, the interpretative contrast highlights the crisis of the traditional theory of the “concentric circles”, which, with regard to VAT, appears to be in open contrast with the European principles of neutrality, proportionality and effectiveness.

Keywords: precautionary measures, refund, VAT, pending tax debts, neutrality

Cass., sez. trib., ord. 20 giugno 2019, n. 16567 – Pres. Manzon, Rel. D’Aquino

Poteri cautelari – Fermo Amministrativo – Sospensione ex art. 23, D.Lgs. n. 472/1997 – Rimborsi IVA – Contrasto

Sussiste un contrasto interpretativo “non recente, strutturale e irrisolto” in ordine alla applicabilità del fermo contabile e della sospensione di cui all’art. 23, D.Lgs. n. 472/1997 ai rimborsi IVA, che viene escluso da un orientamento della Suprema Corte in ragione della specialità della disposizione di cui all’art. 38 bis, D.P.R. n. 633/1972, che è espressione di un sistema chiuso di garanzie volto a tutelare i principi di neutralità dell’IVA, di effettività e di proporzionalità di matrice eurounitaria. La questione va quindi rimessa al Primo Presidente affinché valuti la rimessione alle Sezioni Unite Civili.

RITENUTO IN FATTO

(Omissis)

  1. – A fronte della richiesta della società contribuente di rimborso di un credito IVA per l’anno di imposta 2008 e, su richiesta dell’Ufficio, della prestazione di fideiussione da parte della contribuente, l’Agenzia delle Entrate ha notificato provvedimento di sospensione del rimborso, sul presupposto che nei confronti della contribuente, in qualità di coobbligata, pendesse contenzioso in tema di imposta di registro.

La CTP di Varese ha accolto il ricorso della contribuente, sul presupposto che non sussistesse alcun carico pendente, in forza dell’annullamento dell’avviso di accertamento relativo all’imposta di registro. L’Ufficio, sul presupposto della non definitività, per interposta impugnazione, della sentenza di merito che aveva annullato l’avviso di accertamento nei confronti del coobbligato, ha impugnato la pronuncia di prime cure, asserendo che il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 23, comma 2, norma posta nel provvedimento impugnato a fondamento della sospensione del rimborso, consenta all’Ufficio la sospensione facoltativa del rimborso.

La CTR della Lombardia, con sentenza in data 20 luglio 2012, ha rigettato l’appello, ritenendo che la sospensione del rimborso IVA sia disciplinata da una norma di diritto speciale (il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 38-bis), tale da escludere l’applicazione di altre norme di analogo contenuto. Ha, in particolare, ritenuto il giudice di appello che l’applicazione del fermo amministrativo (previsto dalla diversa norma del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, art. 69) contrasterebbe con il principio di “razionalità” stante l’applicazione della norma speciale di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis. Ha, inoltre, rilevato la contrarietà del fermo amministrativo sia al principio di neutralità dell’IVA, essendo il rimborso dell’IVA una diversa modalità della detrazione dell’imposta assolta, sia alla giurisprudenza unionale, laddove impone agli Stati membri di consentire il recupero dell’imposta armonizzata in condizioni adeguate. Ha ritenuto, ancora, il giudice di appello che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, contempla un autonomo sistema di garanzie in grado di tutelare l’Erario, tale da rendere ultronea l’applicazione dell’istituto del fermo amministrativo. Infine la CTR ha rilevato come il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 2, nella formulazione rationetemporis applicabile, consente la sospensione del rimborso in caso di contestazione di sanzioni, ma non anche laddove, come nel caso di specie, l’atto di irrogazione delle sanzioni sia stato annullato in primo e secondo grado, per quanto non definitivamente.

Propone ricorso l’Agenzia delle Entrate con un unico motivo di ricorso, cui resiste con controricorso la società contribuente, che propone ricorso incidentale in relazione alla domanda di condanna alle spese per colpa grave. La controricorrente ha depositato memoria, nonché istanza al Primo Presidente ex art. 376 c.p.c., comma 2, di rimessione della causa alle Sezioni Unite, sollecitando anche la rimessione di questione interpretativa alla Corte di Giustizia UE a termini dell’art. 267 TFUE.

(Omissis)

MOTIVI DELLA DECISIONE

2.1. – Questo Collegio rileva un non recente e irrisolto contrasto all’interno della giu­risprudenza della Quinta Sezione Civile in ordine al rapporto tra il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1 (che rationetemporis prevede la sospensione del rimborso di un credito in caso in cui venga notificato al contribuente atto di contestazione o di irrogazione di sanzione, quale strumento cautelare anticipatorio della successiva compensazione di cui al citato D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 2), l’analoga disposizione di cui al R.D. n. 2440 del 1923, art. 69 e il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis in caso di richiesta di rimborso di credi IVA. In particolare, si rileva contrasto sulla questione se il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis (che contempla il rilascio in favore dell’amministrazione finanziaria di cauzioni, fideiussioni o altre garanzie e la sospensione opelegis del rimborso in caso di procedimento penale a carico del richiedente per emissione o utilizzo di fatture false per operazioni inesistenti) disciplini in maniera esaustiva il caso in cui l’amministrazione finanziaria vanti un controcredito nei confronti del contribuente, nella specie derivante dal­l’irrogazione di sanzioni nei confronti del richiedente ad altro titolo, atteso l’articolato sistema di garanzie da essa previsto, ovvero se persistano spazi di autonoma operatività del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, come anche del R.D. n. 2440 del 1923, art. 69, in caso di richiesta di rimborso di crediti IVA. Il contrasto è destinato, peraltro, ad aggravarsi a fronte dell’attuale testo della norma di cui all’art. 23, comma 1, D.Lgs. cit., come modificato dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, art. 16, ove prevede che il pagamento può essere sospeso non solo in caso di atti di contestazione o di irrogazione di sanzioni, ma anche in caso di atti accertamento di maggiori tributi, non più quindi limitato alle sole sanzioni ma esteso anche a tributi non armonizzati. A tale contrasto deve, inoltre, rilevarsi l’ulteriore contrasto circa l’operatività del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1, in presenza di atto non definitivamente annullato.

2.2. – L’interpretazione meno recente della giurisprudenza di legittimità è nel senso che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis costituisca strumento autosufficiente a tutelare l’amministrazione finanziaria in caso di richieste di rimborso di crediti IVA, con esclusione di altri strumenti di tutela cautelari attribuiti all’amministrazione finanziaria, quali il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23 e il R.D. n. 2440 del 1923, art. 69. La Corte ha valorizzato la circostanza che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis istituisce, oltre che un’ipotesi di sospensione dell’esecuzione dei rimborsi, azionabile in presenza di contestazioni penali, anche un complesso sistema di prestazioni di garanzie di varia natura, che assolve specificamente la funzione di tutela dell’interesse dell’Erario all’eventuale recupero di quanto dovesse risultare indebitamente percepito dal contribuente, con preclusione dell’appli­cazione del fermo amministrativo (Cass., Sez. V, 26 giugno 2003, n. 10199; seguita da Cass., Sez. V, 26 aprile 2004, n. 7952; Cass., Sez. V, 20 dicembre 2006, n. 27265; Cass., Sez. V, 1 luglio 2009, n. 15424). Questa interpretazione qualifica come “sistema chiuso” il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, in quanto norma che contempla “un sistema di prestazioni di garanzie, che assolve specificamente la funzione di tutelare l’interesse dell’E­rario all’eventuale recupero di quanto dovesse risultare indebitamente percepito dal con­tribuente e che non giustifica l’applica­zione alla fattispecie dell’istituto del fermo amministrativo”.

Interpretazione, peraltro, conforme al principio Eurounitario di neutralità, secondo cui l’IVA a credito non è un credito del contribuente oggetto di accertamento, ma è un debito dello Stato nei confronti del contribuente quale effetto dell’eccedenza risultante dall’eser­cizio del diritto di detrazione del contribuente, che costituisce parte integrante del meccanismo dell’IVA e, in linea di principio, non può essere limitato (Corte di Giustizia UE, 14 dicembre 2017, Avon Cosmetics, C-305/16, punto 37; Corte di Giustizia UE, 12 luglio 2012, EMS Bulgaria Transport, C-284/11, punto 44; Corte di Giustizia UE, 19 settembre 2000, Ampafrance e Sanofi, C-177/99 e C-181/99, punto 34; Corte di Giustizia UE, 6 luglio 1995, BP Soupergaz, C-1462/93, punti 16 e 18). Il che spiegherebbe la ragione per cui il diniego di rimborso del credito è effetto di una sospensione ope legis (e non discrezionale come nel caso del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1) a termini del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, comma 3, rationetemporis vigente (“quando sia stato constatato nel relativo periodo di imposta uno dei reati (...) l’esecuzione dei rimborsi prevista nei commi precedenti è sospesa, fino a concorrenza dell’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto indicata nelle fatture o in altri documenti illecitamente emessi od utilizzati, fino alla definizione del relativo procedimento penale”), in quanto vincolata al mero ricorrere di ipotesi penalmente rilevanti a termini del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, artt. 2 e 8, in forza delle quali il credito IVA è in nuce insussistente per effetto della contestata utilizzazione ovvero emissione di fatture false per operazioni inesistenti.

(Omissis)

Successivamente la giurisprudenza di legittimità ha mutato rotta a partire da Cass., Sez. V, 5 maggio 2011, n. 9853, la quale ha fatto proprio il principio da ultimo richiamato, secondo cui il fermo amministrativo previsto dal R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, art. 69, u.c., costituisce una misura cautelare volta ad anticipare gli effetti della futura compensazione ed è espressione del potere di autotutela della pubblica amministrazione; in tal caso l’amministrazione finanziaria sospende, in presenza di una qualunque ragione di controcredito nei confronti del contribuente, un eventuale pagamento dovuto, a salvaguardia dell’eventuale futura compensazione legale dello stesso con un credito, anche se non attualmente liquido ed esigibile, purché l’amministrazione espliciti il fumus boni iuris della ragione del controcredito (conf. Cass., Sez. V, 17 aprile 2013, n. 9246; Cass., Sez. V, 28 marzo 2014, n. 7320; Cass., Sez. V, 2014, n. 5139; Cass., Sez. V, 2014, n. 4799; Cass. 2017, n. 25893).

Tale interpretazione fa leva sul diverso ambito applicativo delle due disposizioni, essendo la sospensione di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23 (come anche quella di cui alla norma generale di cui al R.D. n. 2440 del 1923, art. 69) una sospensione discrezionale avente funzione cautelare e anticipatoria della futura compensazione del credito di parte contribuente con il controcredito dell’amministrazione in fase di accertamento,diversamente dalla sospensione vincolata di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, conseguente a una asserita potenziale inesistenza dello stesso credito richiesto a rimborso.

Va, peraltro, segnalata una minoritaria (e sin anche radicale) giurisprudenza (Cass., Sez. V, 14 luglio 2010, n. 16535; Cass., Sez. VI, 25 marzo 2013, n. 7630), secondo cui il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23 avrebbe abrogato implicitamente il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 30-bis in quanto norma entrata in vigore successivamente al citato D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis.

Un nuovo cambio di giurisprudenza, che così è tornata sulle iniziali posizioni di “autosufficienza” del sistema normativo disciplinato dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, è avvenuto con Cass., Sez. V, 31 ottobre 2018, n. 27784, ove è stata sostenuta una lettura Eurounitaria dell’art. 38-bis citato, quale norma sufficiente a disciplinare esaustivamente i casi di sospensione del rimborso IVA, sia in forza della natura speciale della suddetta norma rispetto al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, sia in forza della struttura del credito IVA, sia, infine, del “sistema chiuso” rappresentato dall’articolato sistema di garanzie volto a tutelare l’interesse dell’Erario all’eventuale recupero di quanto dovesse risultare indebitamente percepito dal contribuente (conf. Cass., Sez. V, 9 novembre 2018, n. 28739; Cass., Sez. V, 31 gennaio 2019, n. 2893).

Giurisprudenza, peraltro, da ultimo contrastata da Cass., Sez. V, 12 febbraio 2019, n. 4038, la quale ha ribadito le superiori esigenze cautelari anticipatorie della futura compensazione tra i rispettivi controcrediti.

2.3. – Con quest’ultima pronuncia si è, poi, aperto un ulteriore contrasto interpretativo anche in ordine all’ambito dell’applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, ove riferito ad atti di irrogazione di sanzioni annullati benché non definitivamente, in quanto si è affermato che l’atto di irrogazione della sanzione mantiene il suo effetto anche in caso di annullamento dello stesso e sino “al sopraggiungere dell’eventuale giudicato negativo circa la concorrente ragione di credito vantata dall’erario” (Cass., n. 4038/2019, cit.), diversamente da quanto sostenuto dalla stessa giurisprudenza di legittimità, ove si è affermato che “qualora la decisione abbia annullato la pretesa, ancorché non definitivamente perché non passata in giudicato, ugualmente di quella pretesa non può più tenersene conto ai fini della misura cautelare già adottata dalla Agenzia” (Cass., n. 2893/2019, cit.).

2.4. – Il contrasto in ordine all’applicazione della sospensione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1, ai rimborsi dei crediti IVA è, pertanto, non recente, strutturale e irrisolto. Contrasto interpretativo che, come si è rilevato supra 2.1, è destinato ad assumere in futuro una importanza ancora maggiore, in quanto l’applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1, come modificato dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, art. 16 – secondo cui “il pagamento può essere sospeso se è stato notificato atto di contestazione o di irrogazione della sanzione o provvedimento con il quale vengono accertati maggiori tributi” – in caso di applicazione ai rimborsi di crediti IVA, è destinata ad interferire ulteriormente con il rimborso del suddetto tributo armonizzato, anche nel caso in cui l’amministrazione finanziaria rilevi l’esistenza di controcrediti derivanti non da sanzioni, ma anche da tributi non armonizzati; questione che può avere una importanza dirompente in una prospettiva interpretativa orientata secondo la giurisprudenza unionale, come recentemente indicato dalla menzionata giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 27784/2018, cit.).

Il Collegio ritiene, pertanto, di rimettere al Primo Presidente gli atti perché valuti se rimettere la causa alle Sezioni Unite Civili sulle seguenti questioni: – se, in caso di richiesta di rimborso di un credito IVA, l’amministrazione finanziaria che abbia chiesto e ottenuto fideiussione dalla contribuente a termini del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis, comma 1, possa fare uso dello strumento cautelare di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1, ovvero anche di quello previsto dal R.D. n. 2440 del 1923, art. 69, ove contesti al creditore un controcredito derivante dall’irrogazione di sanzioni, nella specie conseguenti ad imposte non armonizzate;

– se il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 23, comma 1, trovi applicazione in caso di atto di irrogazione delle sanzioni che sia stato annullato non definitivamente.

P.Q.M.

La Corte, visti all’art. 374 c.p.c., comma 2, e art. 376 c.p.c., dispone la rimessione degli atti al Primo Presidente, affinché valuti la rimessione alle Sezioni Unite.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 3 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 giugno 2019


Commento

Sommario:

1. La questione oggetto del contrasto giurisprudenziale: l’ordinanza di rinvio alle Sezioni Unite - 2. L’orientamento “tradizionale”: la sospensione secondo la teoria dei cerchi concentrici - 3. I limiti alla sospensione secondo il più recente orientamento - 4. La disciplina “omnicomprensiva” sui rimborsi IVA di cui all’art. 38 bis, D.P.R. n. 633/1972 - 5. Neutralità dell’IVA, proporzionalità ed effettività - 6. Sulla definizione di “carico pendente” - NOTE


1. La questione oggetto del contrasto giurisprudenziale: l’ordinanza di rinvio alle Sezioni Unite

Nel corso di un brevissimo lasso temporale, la Corte di Cassazione si è pronunciata a più riprese sulla questione concernente la possibilità, per l’Amministrazione Finanziaria, di disporre la sospensione del rimborso IVA in caso di carichi pendenti. Il rinnovato interesse sul tema, tuttavia, non ha condotto ad una soluzione definitiva, ma, all’opposto, ha determinato l’acuirsi del contrasto giurisprudenziale in seno alla Suprema Corte, che ora assume connotati e caratteristiche tali da rendere necessario l’intervento delle Sezioni Unite. In effetti, con riguardo ai rimborsi IVA, lo stato di incertezza della questione è oramai certificato dall’esistenza di due posizioni diametralmente opposte che da lungo tempo si contrappongono e portano nel caso concreto a soluzioni difformi per il contribuente coinvolto nella lite. Il quale, a seconda del collegio giudicante in sede di legittimità adito, si vede ora negare ora [continua ..]

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2. L’orientamento “tradizionale”: la sospensione secondo la teoria dei cerchi concentrici

Secondo l’orientamento tradizionale, il sistema delle garanzie a disposizione del­l’Erario attivabili in sede di richiesta di rimborso avanzata dal contribuente sarebbe costituito da un insieme di istituti analoghi, che, accomunati dall’effetto di sospendere il pagamento di un credito vantato dal contribuente nei confronti della Pubblica Amministrazione, si differenziano tra loro quanto a presupposti, struttura ed effetti giuridici. Tuttavia, nonostante la loro diversità, essi potrebbero sovrapporsi, non risultando alcun rapporto di specialità o di reciproca incompatibilità tra detti strumenti. Sulla base di tale ricostruzione in chiave sistematica, viene delineato un sistema in cui l’Amministrazione Finanziaria ha a disposizione una rosa di “fermi” che imbriglia il rapporto tributario in caso di reciprocità di posizioni creditorie e debitorie. Secondo tale orientamento, di cui è espressione da ultimo la [continua ..]

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3. I limiti alla sospensione secondo il più recente orientamento

Rispetto ad un quadro giurisprudenziale che andava consolidandosi a favore della teoria dei c.d. cerchi concentrici, è giunto a fine 2018 un netto cambio di rotta della Corte di Cassazione, che pareva definitivo [15]. La Sezione tributaria, con ordinanze nn. 27784 del 31 ottobre e 28739 del 9 novembre, aveva infatti escluso categoricamente l’applicabilità ai rimborsi dell’IVA sia del fermo contabile sia della sospensione dei rimborsi prevista dall’art. 23, D.Lgs. n. 472/1997, in ragione di argomentazioni di carattere sistematico che sono state da ultimo recepite anche nell’ordinanza n. 2893/2019, quest’ultima relativa alla sospen­sione prevista dalla legge generale in materia di sanzioni amministrative. L’impianto motivazionale di tali pronunce si incentra sulla specialità della disciplina dell’IVA, che costituisce, secondo il giudice di legittimità, un sistema normativo chiuso e specifico, che non [continua ..]

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4. La disciplina “omnicomprensiva” sui rimborsi IVA di cui all’art. 38 bis, D.P.R. n. 633/1972

Con riguardo al diritto interno, la Corte ha messo nuovamente in luce che l’art. 38 bis del decreto IVA introduce una disciplina organica e omnicomprensiva in materia di rimborsi, che, in quanto tale, non ammette integrazioni o deroghe da parte di altre fonti normative [17]. Si tratta in effetti di una disposizione molto dettagliata, il cui testo, da ultimo aggiornato con D.L. n. 193/2016, è stato interamente riscritto ad opera del decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali n. 175/2014, in vista della chiusura della procedura di infrazione aperta dalla Commissione UE per contestare i tempi troppo lunghi per i rimborsi e le modalità di accesso ai medesimi. Tale disposizione, in combinato disposto con l’art. 30, che stabilisce le condizioni in presenza delle quali si può chiedere il rimborso annuale [18], fissa le modalità di esercizio del diritto al rimborso e il relativo procedimento. Tra di esse, in particolare, rilevano ai [continua ..]

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5. Neutralità dell’IVA, proporzionalità ed effettività

Ad ulteriore conferma del carattere di specialità e conseguente prevalenza della disposizione sulla sospensione dei rimborsi IVA, depongono argomenti di carattere sistematico e di matrice eurounionale, che la Corte di Cassazione ha ampiamente valorizzato, nell’orientamento favorevole ai contribuenti. Considerato il “primato” del diritto europeo sul diritto interno [22], la disciplina del­l’IVA viene condivisibilmente ricostruita da tale orientamento della Corte sulla base della Direttiva europea e dei principi interpretativi fissati dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, i quali portano a confermare la specialità della disciplina del tributo europeo. Difatti, se è vero che la disciplina nazionale prevede a favore dell’Erario il rimedio cautelare della sospensione (o fermo) dei rimborsi per carichi pendenti, è altrettanto vero che tale disciplina deve essere valutata, in un giudizio [continua ..]

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6. Sulla definizione di “carico pendente”

Con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione ha posto un ulteriore quesito, relativo al tema di cosa debba intendersi per “carico pendente” ai fini dell’opera­tività dell’art. 23, D.Lgs. n. 472/1997. Si tratta di un aspetto che prescinde dalla questione della applicabilità all’IVA degli strumenti cautelari, e che tuttavia risulta particolarmente significativo, tenuto conto che la risposta al secondo quesito posto dall’ordinanza in commento assumerà comunque rilievo con riguardo alla totalità delle fattispecie rientranti nell’ambito di applicazione dello strumento cautelare che le Sezioni Unite sono chiamate a delimitare. Com’è noto, la sospensione dei rimborsi di cui al citato art. 23 è connotata da caratteristiche peculiari che la differenziano significativamente rispetto al fermo contabile. In particolare, la sospensione dei rimborsi prevede più ampie garanzie, sia [continua ..]

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NOTE

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