cian

home / Archivio / Fascicolo / La responsabilità tributaria del notaio delegato all´esecuzione

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


La responsabilità tributaria del notaio delegato all´esecuzione

Paolo Puri

La Suprema Corte affronta il tema della responsabilità tributaria del notaio delegato all’esecuzione immobiliare che ricevuta la provvista dal contribuente per il pagamento delle imposte sul trasferimento abbia poi omesso di versarle. Pur in un quadro normativamente lacunoso che ai fini delle imposte indirette non ha tenuto conto dell’evoluzione della materia e delle nuove funzioni assegnate dalla legge ai notai – comprese fra quelle dell’ausiliario e di un vero e proprio sostituto del giudice – la Cassazione giunge a conclusioni certamente condivisibili sul piano equitativo. Viene infatti affermato che, ai sensi dell’art. 1188 c.c., il partecipante al procedimento per la vendita dell’immobile deve ritenersi liberato dalla relativa obbligazione nel momento stesso in cui versa i fondi al professionista. Ulteriore corollario di quanto precede è che l’unico soggetto debitore nei confronti dell’Agenzia delle Entrate deve essere individuato nel notaio delegato, dovendo il rapporto tributario ritenersi instaurato con quest’ultimo.

Tax liability of the public notary delegated to forced real estate expropriation proceedingd

The Italian Supreme Court addresses the issue of tax liability of the public notary delegated to forced real estate expropriation proceedings, who received the funds from the taxpayer for the payment of the transfer taxes and then failed to pay them. Despite the lack of a regulatory framework that, for the purposes of indirect taxes, does not take into account the evolution of the matter and the new functions assigned by law to public notaries – included the role of auxiliary and real substitute of the judge – the Italian Supreme Court reaches conclusions certainly acceptable on an equitable level. In this respect, it considers that, according to Art. 1188 of the Italian Civil Code, the participant in the procedure for the sale of the property must be considered released from any obligation once the funds for transfer taxes are paid to the delegated professional (i.e. the public notary). A further corollary of the foregoing is that the only subject liable to the tax authorities must be identified in the delegated public notary, since he is part of the tax relationship.

Cass, sez. trib, ord. 15 gennaio 2019, n. 724 – Pres. Magda, Rel. Penta

In tema d’imposta di registro, catastale e ipotecaria, il notaio delegato all’espropria­zione immobiliare, concorrendo all’esercizio della funzione giudiziaria in virtù di un rapporto fiduciario con il giudice dell’esecuzione, allorché riceva somme dai partecipanti alla vendita a titolo di fondo spese per il trasferimento, comprese le imposte relative alla registrazione del decreto di vendita, agisce quale sostituto del cancelliere ai sensi dell’art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 347/1990 ed è l’unico soggetto debitore nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, fungendo, peraltro, da “adiectus solutionis causae”, con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 1188 c.c., il partecipante deve ritenersi liberato dalla propria obbligazione nel momento stesso in cui versa al professionista i relativi importi.

FATTI DI CAUSA

G.d.S.F. impugnava l’avviso di liquidazione notificatogli in data 6 marzo 2010, con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva richiesto il pagamento dell’importo di € 31.406,00, a seguito del mancato versamento delle imposte principali e, in particolare, dell’imposta di Registro Trasferimenti fabbricati) derivanti da un Decreto di Esecuzione Immobiliare emesso nel 2008. Il G. aveva partecipato ad una vendita all’incanto di un immobile in Roma, alla quale era stato delegato il Notaio Z., ed in relazione a tale vendita aveva depositato nelle mani del notaio due assegni circolari per un totale di Euro 42.300,00 a titolo di esecuzione e fondo spese, venendo successivamente dichiarato aggiudicatario del­l’immobile oggetto di vendita. Successivamente gli era stata notificata una cartella di pagamento relativa ai detti asseriti mancati versamenti dell’imposta di registro. Eccepiva l’il­legittimità del recupero delle citate imposte per difetto di legittimazione passiva, in quanto asseriva che le somme destinate al pagamento delle predette imposte inerenti all’immo­bile, oggetto di vendita all’incanto, erano state da lui versate nelle mani del notaio incaricato dell’esecuzione, al quale, pertanto, andava ordinato il pagamento di quanto richiesto nell’avviso. Per quanto evidenziato, chiedeva di accertare la propria carenza dei presupposti oggettivi e soggettivi, con l’annullamento dell’atto impugnato. L’ufficio si costituiva in giudizio, ribadendo la legittimità del proprio operato e concludendo per il rigetto del ricorso. La Commissione tributaria adita, con la sent. n. 99/05/12, respingeva il ricorso del contribuente e compensava le spese di giudizio. Il contribuente proponeva appello avverso tale sentenza, eccependo l’illegittimità dell’impugnato avviso per le medesime eccezioni addotte in primo grado e rilevando, altresì, la nullità della sentenza per mancata integrazione del litisconsorzio necessario nei confronti del Notaio. L’ufficio resisteva ai rilievi di parte.

Con sentenza del 10 luglio 2012, la CTR di Roma rigettava l’appello, sulla base delle seguenti considerazioni:

1) nella fattispecie erano stati indicati tutti gli elementi richiesti dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 54, comma 5, e cioè gli estremi dell’atto da registrare e la somma da pagare;

2) non era configurabile il litisconsorzio necessario nei confronti del notaio, perché, a prescindere da eventuali accordi precedenti non risultanti agli atti di causa, in sostanza l’imposta era dovuta dal contribuente e solo lui era solidalmente responsabile del versamento di quanto dovuto, laddove, qualora fossero esistiti eventuali accordi con altri soggetti, avrebbe potuto esercitare l’azione di rivalsa. Per la cassazione della sentenza ha pro­posto ricorso l’avv. C.F., in proprio, sulla base di un unico motivo. L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 37, 54, comma 5, e art. 77 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la CTR escluso la responsabilità in via esclusiva del notaio delegato alla vendita, nonostante egli avesse depositato con assegni circolari intestati al professionista le somme necessarie anche per il pagamento delle imposte relative alla registrazione del decreto di trasferimento. Il motivo è fondato.

Il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57 (intitolato “Soggetti obbligati al pagamento”) stabilisce, al comma 1, che «Oltre ai pubblici ufficiali, che hanno redatto, ricevuto o autenticato l’atto, e ai soggetti nel cui interesse fu richiesta la registrazione, sono solidamente obbligati al pagamento dell’imposta le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli artt. 12 e 19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli artt. 633, 796, 800 e 825 c.p.c.». In passato, questa Corte ha avuto occasione per chiarire che, in tema di imposta di registro, è ma­nifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3 e 53 Cost., la questione di legittimità costituzionale del D.P.R. 26 aprile1986, n. 131, art. 57, comma 1, nella parte in cui prevede, ai fini della riscossione dell’imposta, la permanenza del vincolo di solidarietà a carico delle parti contraenti anche nel caso in cui il notaio rogante abbia omesso di provvedere al versamento delle somme destinate al pagamento. Nell’effettuazione di tale pagamento, infatti, il notaio non agisce in qualità di delegato alla riscossione o di esattore per conto dello Stato, ma in virtù dell’affidamento fiduciario delle predette somme, con la conseguenza che i danni derivanti da comportamenti scorretti o illeciti a lui eventualmente ascrivibili non sono ricollegabili al predetto vincolo di solidarietà, non attenendo al rapporto tra l’Amministrazione ed il contribuente, ma al rapporto negoziale che lega quest’ultimo al notaio, e non possono quindi tradursi nella violazione dei principi di eguaglianza e di capacità contributiva (sez. 5, sent. n. 13653 del 12/06/2009). In que­st’ottica, il notaio rogante, che è estraneo al rapporto tributario ed è solo un responsabile d’imposta – inteso, alla stregua del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 64, comma 3, come soggetto obbligato al pagamento dell’imposta per fatti e situazioni esclusivamente riferibili ad altri – difetta della legitimatio ad causam (cfr., sia pure con riferimento ad altra fattispecie, sez. 5, sent. n. 19172 del 23/09/2004; v. sez. 5, sent. n. 9439 del 06/05/2005). Non è in contrasto con tale indirizzo altro orientamento, a mente del quale, in tema di imposta di registro, è legittima la notificazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta effettuata dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del notaio che ha registrato l’at­to ed ha richiesto la registrazione, essendo il notaio, ai sensi del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57, obbligato al pagamento dell’imposta in solido con i soggetti nel cui interesse è stata richiesta la registrazione, ed avendo l’Amministrazione la facoltà di scegliere l’ob­bligato al quale rivolgersi, senza essere tenuta a notificare l’avviso anche agli altri; il pagamento effettuato dal notaio comporta, inoltre, la definizione del rapporto tributario anche nei confronti dei predetti soggetti (sez. 5, sent. n. 4047 del 21/02/2007; v. sez. VI-5, Ordinanza n. 15005 del 02/07/2014). Tuttavia, questi principi sono stati affermati con riferimento a fattispecie in cui i contribuenti avevano proposto opposizione agli avvisi di liquidazione per il pagamento delle imposte di Registro e INVIM emessi dall’Uffi­cio delle Entrate a seguito dell’omessa registrazione di atti rogati da notai. Viceversa, nel caso di specie, la peculiarità è rappresentata dalla circostanza che le operazioni di vendita, nel contesto di una espropriazione forzata immobiliare, erano state delegate ad un notaio, ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. Occorre, allora, domandarsi se gli effetti negativi del comportamento abusivo del notaio debbano, in tale evenienza, essere riversati sull’Am­ministrazione Finanziaria. Il professionista delegato per la vendita di un immobile agisce quale longa manus del Tribunale, in quanto la delega attribuisce al designato la legittimazione all’esercizio di poteri e funzioni spettanti al giudice e, pertanto, arreca un danno economico all’Amministrazione della Giustizia ove si appropri dolosamente delle somme frutto delle esecuzioni immobiliari che, sebbene formalmente appartenenti al debitore esecutato, sono vincolate alla procedura esecutiva e, per ciò stesso, trattenute fino alla fase distributiva nella piena consapevolezza di avere in custodia denaro altrui. In tale veste il notaio delegato differisce nettamente dalla figura dall’ausiliario ex art. 68 c.p.c., atteso che nell’incarico di delega non è ravvisabile un mero rapporto accessorio, collaterale ed occasionale, bensì un’autentica sostituzione nell’attività del giudice dell’esecuzione giu­ridicamente qualificabile in termini di “delega sostitutiva”, in virtù del quale il delegato è tenuto al compimento di atti i quali, se la delega non fosse intervenuta, spetterebbero al giudice dell’esecuzione. Ne discende la configurazione di un rapporto di servizio tra il pro­fessionista e l’Amministrazione statale della giustizia, che nella giurisprudenza della Corte dei Conti si traduce nella ravvisabilità di ipotesi di danno erariale (v. sez. un., Ordinanza n. 30786 del 30/12/2011) e, più in generale, nella qualificazione del delegato quale pubblico ufficiale. Ne consegue che il notaio delegato deve adempiere ed operare in ordine alla delega con la diligenza qualificata richiesta dalla funzione ex art. 1176 c.c., non trascurando che la responsabilità può sussistere anche in caso di colpa lieve, in ragione della capacità stessa del professionista. Non va, inoltre, tralasciato che l’art. 591 bis c.p.c., attribuisce compiti al delegato, ma il provvedimento alla base è del giudice dell’esecuzio­ne, che con delega indica cosa, come e quando fare. A tal punto che sez. un., sent. n. 18701 del 13/09/2011 ha cassato la sentenza di proscioglimento della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura di un giudice dell’esecuzione incolpato di non avere controllato l’attività del notaio, cui era stata delegata la vendita di beni, che aveva versato su conti correnti personali le somme incassate – fondata sull’erronea considerazione che le parti processuali non avevano subito alcun danno patrimoniale, essendo le somme medesime state restituite, laddove, invece, la fattispecie di peculato era da considerarsi già perfezionata (v. sez. un., sent. n. 21378 del 17/10/2011). In definitiva, è senz’altro configurabile un rapporto di servizio tra il professionista delegato e l’Am­ministrazione statale, atteso che il primo è abilitato a svolgere un’attività del giudice del­l’esecuzione, che questi potrebbe compiere direttamente se avesse le specifiche competenze necessarie e, pertanto, pur se nei limiti posti dalla norma che ne prevede la delega, il delegato concorre oggettivamente all’esercizio della funzione giudiziaria nella fase della vendita immobiliare (in questi termini, sia pure con riferimento alla figura del consulente del P.M., sez. un., Ordinanza n. 11 del 04/01/2012). Il rapporto che si instaura con il delegato non è, dunque, di natura contrattuale, ma fiduciaria con il giudice dell’esecu­zione. Alla stregua delle considerazioni che precedono, nel momento in cui il soggetto che partecipa ad una vendita all’incanto immobiliare in sede di espropriazione forzata deposita preventivamente, a mezzo di assegno circolare (intestato al notaio), somme di denaro a titolo di “fondo spese per il trasferimento” (ivi comprese le imposte relative alla registrazione del decreto), il notaio delegato agisce quale sostituto del cancelliere, ai sensi del D.Lgs. n. 347 del 1990, art. 6, comma 2, dovendo essere individuato come l’unico soggetto tenuto al pagamento delle imposte ipotecaria e catastale, oltre che di registro (cfr. D.P.R. n. 131 del 1986, art. 16, comma 1). A conferma di ciò vi è la circostanza che il giudice dell’esecuzione, nel corpo del provvedimento di assegnazione del bene immobile, autorizza il notaio a prelevare dal fondo spese per il trasferimento le somme occorrenti per la registrazione del decreto e per il pagamento delle relative imposte. In que­st’ottica, va condivisa la tesi secondo cui il notaio, all’atto di ricevere le dette somme, funge da adiectus solutionis causae, con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 1188 c.c., il partecipante alla gara deve ritenersi liberato dalla relativa obbligazione nel momento stesso in cui le versa al professionista. Ulteriore corollario di quanto precede è che l’uni­co soggetto debitore nei confronti dell’Agenzia delle Entrate deve essere individuato nel notaio delegato, dovendo il rapporto tributario ritenersi instaurato con quest’ultimo. In definitiva, la sentenza impugnata merita di essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, l’originario ricorso del contribuente va accolto, con conseguente annullamento dell’avviso di liquidazione notificatogli dall’Agenzia delle Entrate. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’originario ricorso del contribuente; condanna l’Agenzia delle Entrate al rimborso delle spese della presente fase di giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.100,00, oltre rimborso del 15% per spese forfettarie ed accessori di legge. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 5 Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 11 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 15 gennaio 2019

 


Commento

Sommario:

1. Premessa - 2. La delega al notaio e la responsabilità ai fini del versamento delle imposte nel­l’interpretazione della S.C. - 3. Decreto di trasferimento e obbligo del notaio a richiedere la registrazione - 4. Il lacunoso quadro normativo e gli effetti della mancata sostituzione del notaio al cancelliere - 5. Il notaio che sostituisce la figura del cancelliere nel decreto di trasferimento - 6. Considerazioni sull’efficacia liberatoria del versamento delle spese nelle mani del notaio - NOTE


1. Premessa

La Suprema Corte aggiunge un altro tassello alla ricostruzione delle nuove “responsabilità” tributarie che la legge ha progressivamente addossato ai notai. Si tratta di un argomento non nuovo per chi scrive – ma ancora episodicamente esplorato dalla dottrina – che, a mio parere, presenta profili ricostruttivi di non trascurabile interesse rispetto alla tradizionale collocazione dogmatica del notaio quale responsabile d’imposta [1]. Il caso affrontato dalla Cassazione è quello del notaio delegato all’esecuzione immobiliare che ricevuta la provvista dal contribuente per il pa­gamento delle imposte sul trasferimento abbia poi omesso di versarle. Si discuteva dunque se la notifica all’acquirente del successivo atto di recupero possa essere legittima o se invece l’originario versamento della “provvista” nelle mani del notaio abbia effetto liberatorio. Ancora una volta i giudici delle leggi giungono ad un [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. La delega al notaio e la responsabilità ai fini del versamento delle imposte nel­l’interpretazione della S.C.

Come noto a seguito della travagliata riforma del 2006 e poi del 2015 il Giudice dell’esecuzione – salvo che la scelta diversa sia congruamente motivata – deve delegare le operazioni di vendita ad un professionista (notaio, avente preferibilmente sede nel circondario del Tribunale, commercialista o avvocato iscritti negli elenchi di cui all’art. 179 ter disp. att. c.p.c.). Per effetto della delega il notaio assume la veste di soggetto [2] che sostituisce il Giudice (e anche il cancelliere) nel compimento di una serie di atti. Non appare determinante – in questa sede – prendere posizione relativa­mente alla natura giuridica dell’attività delegata e dunque chiarire se il notaio divenga un vero e proprio sostituto del Giudice o rimanga nell’alveo degli ausiliari ex art. 68 c.p.c. Sussistono argomenti terminologici per sostenere una differenziazione dagli altri ausiliari, ma la questione – come cercherò di [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. Decreto di trasferimento e obbligo del notaio a richiedere la registrazione

Facciamo a questo punto un passo indietro. In presenza di un decreto di trasferimento nell’ambito delle esecuzioni immobiliari, il notaio appare come un mero delegato per la procedura, non ricevendo, né autenticando atti, poiché è il decreto stesso a disporre il trasferimento. Dunque, in forza delle delega, il notaio diviene un organo della procedura esecutiva che è chiamato a porre in essere una serie di atti processuali, così come previsti dall’art. 591 bis c.p.c., analoghi a quelli che il Giudice o il cancelliere compirebbero in assenza di delega. Fra gli atti che competono al notaio l’art. 591 bis, comma 2, n. 11 [4] c.p.c. prevede anche l’esecuzione delle formalità di registrazione del decreto di trasferimento. La disposizione è in realtà priva di senso [5] al­tro non volendo dire che al notaio compete l’obbligo di richiedere la registrazione, versando la relativa imposta come [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. Il lacunoso quadro normativo e gli effetti della mancata sostituzione del notaio al cancelliere

Mancando di riferimenti certi la decisione commentata barcolla così fra richiami di poca utilità come quelli all’art. 16, comma 1, D.P.R. n. 131/1986 (che prescrive che la registrazione è eseguita, previo pagamento dell’imposta liquidata dall’Ufficio, con la data del giorno in cui è stata richiesta) e all’art. 6, comma 2, D.Lgs. n. 347/1990, per il quale i cancellieri devono richiedere la formalità di trascrizione entro trenta giorni dalla data dell’atto. Nessuno evidentemente decisivo, se non per chiarire che il notaio sostituisce il cancelliere. Più utile sarebbe stato allora il richiamo all’art. 10, comma 1, lett. c), D.P.R. n. 131/1986 che – con una formulazione che presenta qualche analogia con l’art. 591 bis c.p.c. – dispone l’obbligo a richiedere la registrazione per i cancellieri e i segretari in relazione alla sentenza, ai decreti e agli altri atti degli organi [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. Il notaio che sostituisce la figura del cancelliere nel decreto di trasferimento

L’esito che si raggiunge ipotizzando che il notaio non abbia sostituito il cancelliere nel sistema dell’imposta di registro, quando “partecipi” al processo dell’esecuzione come delegato, è evidentemente non solo insoddisfacente, ma addirittura paradossale. Invero, in tale ipotesi, invece di moltiplicare i centri di imputazione dell’obbliga­zione tributaria e facilitare l’esazione del tributo li elimina rendendo quest’ultima quasi impossibile. Bisogna in altre parole ipotizzare che i notai abbiano sostituito i cancellieri anche ai fini dell’obbligo di pagamento e che, quindi, nella disciplina del TUR al posto della parola “cancelliere” si debba leggere la parola “notaio”. Così ragionando avremmo una “responsabilità d’imposta” del notaio che, seppur estremamente limitata, in qualche modo sussiste. Soggetto passivo dell’imposta rimane infatti l’espropriato [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


6. Considerazioni sull’efficacia liberatoria del versamento delle spese nelle mani del notaio

Ricostruiti così i differenti piani di responsabilità rispetto all’obbligo di richiedere la registrazione ed al versamento delle imposte si può passare a verificare l’ultimo profilo ovvero se il versamento delle spese nelle mani del notaio delegato abbia effetto liberatorio. Si è peraltro ritenuto che volgendo lo sguardo al citato art. 54, che pre­cisa che l’imposta deve essere pagata all’atto della richiesta di registrazione, e rilevato che nel momento in cui l’aggiudicatario versa i fondi al cancelliere non si è ancora all’atto della registrazione, tale effetto liberatorio non si verificherebbe. Il delegato come fiduciario del Giudice dell’esecuzione, sarebbe infatti legato da un rapporto di servizio con l’Amministrazione statale, ma non diverrebbe mai un delegato dall’A­genzia delle Entrate. La dottrina ha rilevato che «se il cancelliere è responsabile come il notaio, non [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


  • Giappichelli Social