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Complicate ricostruzioni per risolvere questioni microconflittuali di dettaglio: il bollo auto come paradigma di un'autonomia tributaria asfittica e, comunque, sempre sottrattiva

Andrea Giovanardi

Il contributo prende le mosse da una recente decisione della Corte costituzionale, la quale, investita della questione relativa alla potestà tributaria regionale in materia di c.d. bollo auto, ha stabilito che la disciplina della tassa automobilistica impone alle Regioni l’obbligo di non eccedere i “limiti massimi di manovrabilità” prefissati dal legislatore, rimanendo però libere di introdurre esenzioni non previste dalla legge al fine di promuovere una politica fiscale regionale.

L’autore, pur condividendo la soluzione individuata dalla Consulta, esprime delle perplessità circa la creazione di un tertium genus di tributo regionale – intermedio tra i tributi c.d. derivati e i c.d. tributi propri “in senso stretto” – che parrebbe emergere in questa pronuncia, rilevando che l’autonomia tributaria dovrebbe consistere in misure finalizzate a cogliere le peculiari esigenze del territorio regionale e, in tal modo, favorire lo sviluppo della comunità che lo abita.

Complicated reconstructions to solve micro-conflictual issues of detail: the car tax as a paradigm of an asphyxiated tax autonomy and, in any case, always subtractive

The contribution is based on a recent decision issued by the Constitutional Court, which, having been asked to resolve the issue concerning the regional tax sovereignty on the so-called car tax, has established that the discipline of the property tax on motor vehicles imposes on the Regions the obligation not to exceed the “maximum limits of maneuverability” set by the national legislator, while remaining free to introduce tax exemptions not provided for by State law in order to promote a regional fiscal policy.

The author, while sharing the solution identified by the Court, expresses doubts on the creation of a tertium genus of regional tax – intermediate between the so-called derivative taxes and the so-called proper local taxes “in the strict sense” – which seems to emerge in this judgement, noting that the tax autonomy should consist of measures aimed at capturing the peculiar needs of the regional territory and, in this way, favoring the development of its inhabiting community.

Keywordsfiscal federalism, regional taxes, property tax on motor vehicles, regional tax sovereignty, tax exemptions

Corte cost., sentenza n. 122 del 20 maggio 2019 Pres. Lattanzi, Est. Antonini Regioni a statuto ordinario – Autoveicoli di particolare interesse Storico – Tassazione Agevolata – Condizioni – Incostituzionalità   È dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 7, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 21 dicembre 2012, n. 15 (Norme in materia di tributi regionali), nella parte in cui, nel riferirsi alla fattispecie degli autoveicoli e motoveicoli, esclusi quelli adibiti ad uso professionale, di anzianità tra i venti e i trenta anni, “classificati di interesse storico o collezionistico”, subordina anche l’esenzione fiscale dei veicoli “di particolare interesse storico e collezionistico” di cui all’art. 63, comma 2, l. 21 novembre 2000, n. 342 (Misure in materia fiscale) all’iscrizione in uno dei registri previsti dall’art. 60 d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 e dal relativo regolamento di esecuzione e attuazione, anziché alla mera individuazione dei requisiti mediante determinazione dell’Automobilclub storico italiano (ASI) o della Federazione motociclistica italiana (FMI).   (Omissis) SENTENZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 21 dicembre 2012, n. 15 (Norme in materia di tributi regionali), promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna, nel procedimento vertente tra Giampaolo Montaguti e la Regione Emilia-Romagna, con ordinanza del 26 gennaio 2018, iscritta al n. 99 del registro ordinanze 2018 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numero 28, prima serie speciale, dell’anno 2018. Visto l’atto di costituzione della Regione Emilia-Romagna; udito nell’udienza pubblica del 2 aprile 2019 il Giudice relatore Luca Antonini; udito l’avvocato Maria Chiara Lista per la Regione Emilia-Romagna.   Ritenuto in fatto   1. – La Commissione tributaria provinciale di Bologna, con ordinanza del 26 gennaio 2018 (r. o. n. 99 del 2018), ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 21 dicembre 2012, n. 15 (Norme in materia di tributi regionali), in riferimento agli artt. 117, quarto comma, e 119, secondo comma, della Costituzione. 1.1. – Secondo la disposizione [continua ..]

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Commento

Sommario:

1. La materia del contendere, sempre la stessa: tributi propri derivati e legittimità della sovrapposizione tra norma impositiva regionale e norma impositiva statale - 2. Una questione (logicamente) preliminare: la presa d'atto che il requisito dell'i­scrizione nei registri imposto dalla norma regionale censurata non poteva essere desunto dalla normativa statale. Conseguente rilevanza della questione di costituzionalità - 3. Legittimità delle sovrapposizioni e particolare status della tassa automobilistica: solo le norme regionali che riducono l'ambito applicativo delle norme agevolative statali sono illegittime, potendo invece le regioni intervenire sulla disciplina del prelievo nel rispetto dei «limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legge statale» - 4. Osservazioni conclusive: quali le ragioni per mantenere ancora nell'alveo dei tributi propri derivati la tassa automobilistica e, più in generale, tutti i tributi il cui gettito è attribuito integralmente alle regioni? - NOTE


1. La materia del contendere, sempre la stessa: tributi propri derivati e legittimità della sovrapposizione tra norma impositiva regionale e norma impositiva statale

In un contesto istituzionale in cui l’ordinamento non «attribuisce» nominativamente, con norma costituzionale, i tributi ai diversi enti che costituiscono la Repubblica ed in cui lo Stato, che dispone di una competenza esclusiva sul «sistema tributario … dello Stato» [art. 117, comma 2, lett. e), Cost.], si è appropriato della quasi totalità dei presupposti di imposta, tanto che le principali entrate tributarie delle autonomie provengono da forme di prelievo che comunque sono istituite e disciplinate a livello statale (i c.d. tributi propri derivati), le questioni di costituzionalità che la Corte è chiamata a dipanare non possono che attenere alla legittimità della sovrapposizione della norma impositiva regionale rispetto alla disciplina statale del prelievo [1]. Alla Consulta è chiesto di prodursi in una sorta di actio finium regundorum che, data la perdurante (e, è inutile illudersi, [continua ..]

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2. Una questione (logicamente) preliminare: la presa d'atto che il requisito dell'i­scrizione nei registri imposto dalla norma regionale censurata non poteva essere desunto dalla normativa statale. Conseguente rilevanza della questione di costituzionalità

Rilevato agevolmente che l’ordinanza di rimessione è sufficientemente motivata, non potendosi revocare in dubbio che la pretesa tributaria trovi il suo fondamento negli ulteriori requisiti richiesti dall’art. 7, comma 2, L.R. n. 15/2012, tanto che dalla declaratoria di illegittimità costituzionale deriverebbe, perlomeno, «un cambiamento del quadro normativo assunto dal giudice rimettente ...» (par. 2.2), la Corte respinge l’eccezione della Regione nella parte in cui si era sostenuto che, dall’entrata in vigore del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 17 dicembre 2009 [8], il quale definisce, all’art. 1, lett. a), veicolo di interesse storico o collezionistico quello che risulti iscritto in uno dei registri indicati nell’art. 60, comma 4, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (“Nuovo codice della strada”), l’esenzione fiscale sarebbe subordinata, anche sulla base della normativa [continua ..]

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3. Legittimità delle sovrapposizioni e particolare status della tassa automobilistica: solo le norme regionali che riducono l'ambito applicativo delle norme agevolative statali sono illegittime, potendo invece le regioni intervenire sulla disciplina del prelievo nel rispetto dei «limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legge statale»

La ricordata duplice valutazione si è imperniata sul ruolo e sulla funzione dell’art. 8, comma 2, D.Lgs. 6 maggio 2011, n. 68, il quale stabilisce che «fermi restando i limiti massimi di manovrabilità previsti dalla legge statale, le regioni disciplinano la tassa automobilistica regionale». Si tratta, rileva la Corte, di un «principio di coordinamento del sistema tributario che assume la valenza di parametro interposto cui la Regione deve attenersi nell’e­sercizio della propria competenza legislativa», con la conseguenza che la tassa automobilistica deve comunque considerarsi un tributo proprio derivato. La norma citata, dunque, che pur attribuisce poteri molto ampi e consistenti alle regioni, non consente di modificare i risultati interpretativi sulla classificazione del tributo come derivato cui la Corte costituzionale è costantemente approdata [10]: dalla formulazione dell’anzidetta disposizione, infatti, si [continua ..]

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4. Osservazioni conclusive: quali le ragioni per mantenere ancora nell'alveo dei tributi propri derivati la tassa automobilistica e, più in generale, tutti i tributi il cui gettito è attribuito integralmente alle regioni?

Gli esiti interpretativi cui la Corte costituzionale è addivenuta sono, lo si è già detto, del tutto condivisibili. Forse, non era necessario arrivare alla teorizzazione di un tertium genus di tributo regionale, tra i derivati e i propri in senso stretto, risultando sufficiente, per supportare la decisione, il disposto dell’art. 8, comma 2, D.Lgs. n. 68/2011, il quale, pur utilizzando un termine particolarmente ambiguo, quello di “manovrabilità”, pone, tuttavia, quale chiaro limite al legislatore regionale quello di non introdurre norme che rendano più oneroso il carico fiscale in capo ai soggetti passivi della tassa automobilistica. Vi sarebbe un’ulteriore limitazione all’azione legislativa regionale, che il Giudice delle leggi ha giustamente evidenziato: il favor regionale non può modificare il tributo nei suoi profili essenziali e nemmeno porsi in contrasto con i principi che stanno a base [continua ..]

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NOTE

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