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La sentenza Gibilterra: un'applicazione del principio di eguaglianza sostanziale in materia tributaria?

Marcello Moretti

La Corte di Giustizia UE, a pochi anni di distanza dal caso Azzorre, con la sentenza Gibilterra è intervenuta nuovamente sulla nozione di aiuto di Stato, ampliandone l’ambito di applicazione.

La riforma fiscale proposta da Gibilterra è stata ritenuta dalla Corte selettiva dal punto di vista materiale, poiché da una sua applicazione sostanziale andava a favorire le società offshore.

L’elemento di novità consiste nel fatto che la Corte, in questo caso, per la prima volta ha esteso la portata dell’art. 107 TFUE al confronto tra un soggetto che investe nel territorio di residenza e un residente che invece opta per investire in Paesi diversi da quello di residenza, nel caso in cui sia il primo a subire un trattamento di sfavore.

La nozione di selettività, in precedenza, era stata intesa solo come divieto di un trattamento di favore nei confronti delle imprese che producevano il loro reddito nello Stato di residenza rispetto a quelle estere anche solo potenzialmente concorrenti.

Il concetto di selettività viene ora allargato alla situazione speculare, cioè al divieto di alleggerire il carico fiscale delle imprese che producono redditi all’estero rispetto a quelle che realizzano i loro redditi sul territorio di residenza. Nella sostanza, questa sentenza rappresenta un’applicazione del principio di uguaglianza tributaria in senso sostanziale in materia di aiuti di Stato.

In questo contesto e in attesa di ulteriori sviluppi, il limite attuale alla competitività in Europa sembrerebbe essere quindi rappresentato dall’uguaglianza, ovverosia dall’uguale trattamento di situazioni comparabili.

PAROLE CHIAVE: Gibilterra - principio di uguaglianza - selettivitÓ - aiuti di Stato - societÓ offshore

The Gibraltar decision: is it an enforcement of the equality principle in tax matters?

The Court of Justice of the European Union, shortly afterwards Azores case, modifies once again the State aid notion. More specifically, the Court widened the material selectivity’s application field.

The tax reform proposed by Gibraltar was declared incompatible with the EU Treaties by the Court of Justice, due to the fact that it was judged selective from the material point of view. In fact, applying the rules in a substantial way, the reform gave an undue advantage to the offshore companies.

The Court, in this case, for the first time extended the application field of the art. 107 TFEU to the comparison between a resident that decides to invest in its residence State and an undertaking that prefers to invest in a different member State, in the case in which the first one incurs in an unfavourable treatment. Before Gibraltar, about the selectivity concept, the Court in its case law had always tried to avoid the other side of the coin. More exactly, the European judge had opposed the circumstance in which the undertaking producing its income in its residence State had an advantage over the non-resident, even if only potential, competitors.

Now the selectivity concept has been broadened to the specular situation, when the tax system finds a way to give an advantage to the undertakings which produce their income abroad compared with the ones which generate income within the residence State.

Summarizing, this judgment outlines an application of the equality principle, designed in a substantial way, in State aid matter.

Therefore, in this framework and waiting for the future development, the limit to competition within the European Union would appear delineated by the equality principle. A tax measure, in other words, in order to be assessed compatible with the EU treaties should treat comparable situations in the same way, from a substantial point of view.

KeywordsGibraltar, equality principle, selectivity, State aid, offshore companies

 

Corte di Giustizia UE, Grande Sezione, sent. 15 novembre 2011, procedimenti riuniti C-106/09 P e C-107/09 P – Pres. Skouris, Rel. Von Danwitz, Avv. Gen. N. Jääskinen

Impugnazione – Aiuti di Stato – Selettività materiale – Regime fiscale – Gibilterra – Società “offshore

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione delle Comunità europee e il Regno di Spagna, con le rispettive im­pugnazioni, chiedono l’annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 18 dicembre 2008, cause riunite T-211/04 e T-215/04, Govern­ment of Gibraltar e Regno Unito/Commissione, con cui detto giudice ha annullato la decisione della Commissione 30 marzo 2004, 2005/261/CE, sul regime di aiuti che il Regno Unito sta progettando di applicare in relazione alla riforma del sistema di tassazione delle imprese del governo di Gibilterra.

La Commissione solleva un motivo unico, vertente sulla violazione dell’art. 87, n. 1, CE. Tale motivo, che riguarda le conclusioni del Tribunale in merito alla selettività materiale della proposta di riforma tributaria, si articola in sei capi. Il Regno di Spagna deduce undici motivi, che possono essere ripartiti in tre gruppi relativi, il primo, alla selettività regionale di detta proposta e allo status di Gibilterra (i sette primi motivi e il nono), il secondo, alla selettività materiale (ottavo motivo) e, l’ultimo, al procedimento dinanzi al Tribunale (decimo e undicesimo motivo).

La Commissione e il Regno di Spagna sostengono che il Tribunale ha infranto i principi relativi all’interpretazione della nozione di aiuto di Stato, in base ai quali le misure nazionali devono essere esaminate alla luce dei loro effetti e non dell’obiettivo perseguito o di una determinata tecnica regolamentare. La Commissione, inoltre, ha fatto valere il fatto che il Tribunale non ha esaminato i tre elementi di selettività individuati nella decisione controversa omettendo di analizzare le constatazioni della Com­missione fondate sugli effetti concreti della proposta di riforma tributaria, ossia che quest’ultima perviene a livelli di imposizione diversi per settori diversi dell’economia di Gibilterra e che procura un vantaggio selettivo alle imprese «offshore», che non hanno dipendenti né occupano immobili a Gibilterra.

MOTIVI DELLA DECISIONE

(Omissis) Per esaminare il motivo unico della Commissione e l’ottavo motivo del Regno di Spagna occorre ricordare la giurisprudenza della Corte relativa alla nozione di vantaggio selettivo in materia fiscale.

È giurisprudenza costante che la nozione di aiuto è più generale di quella di sovvenzione, dato che non designa soltanto prestazioni positive del genere delle sovvenzioni stesse, ma anche interventi statali i quali, in varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa e che di conseguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, ne hanno la stessa natura e producono identici effetti (v. sentenze 8 novembre 2001, causa C-143/99, Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, Racc. pag. I-8365, punto 38, e 8 settembre 2011, cause riunite da C-78/08 a C-80/08, Paint Graphos e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 45 e giurisprudenza ivi citata).

Di conseguenza, un provvedimento mediante il quale le pubbliche autorità accordano a determinate imprese un trattamento fiscale vantaggioso che, pur non implicando un trasferimento di risorse da parte dello Stato, collochi i beneficiari in una situazione finanziaria più favorevole di quella degli altri contribuenti costituisce aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE (v. sentenze 15 marzo 1994, causa C-387/92, Banco Exterior de España, Racc. pag. I-877, punto 14, e Paint Graphos e a., cit., punto 46 e giurisprudenza ivi citata).

Al contrario, vantaggi risultanti da una misura generale applicabile senza distinzione a tutti gli operatori economici non costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell’art. 87 CE (v., in tal senso, sentenze 19 settembre 2000, causa C-156/98, Germania/Commissione, Racc. pag. I-6857, punto 22, e 15 giugno 2006, cause riunite C-393/04 e C-41/05, Air Liquide Industries Belgium, Racc. pag. I-5293, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).

Occorre dunque determinare se la proposta di riforma tributaria presenti un carattere selettivo, visto che la selettività è un elemento costitutivo della nozione di aiuto di Stato (v. sentenza 6 settembre 2006, causa C-88/03, Portogallo/Commissione, Racc. pag. I-7115, punto 54).

In merito alla valutazione del requisito della selettività, da una giurisprudenza costante risulta che l’art. 87, n. 1, CE impone di stabilire se, nell’ambito di un dato regime giuridico, un provvedimento statale sia tale da favorire «talune imprese o talune produzioni» rispetto ad altre che si trovino in una situazione fattuale e giuridica analoga, tenuto conto dell’obiettivo perseguito dal detto regime (sentenze Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke, cit., punto 41, e 22 dicembre 2008, causa C-487/06 P, British Aggregates/Commissione, Racc. pag. I-10515, punto 82 e giurisprudenza ivi citata).

Sulla scorta di tale giurisprudenza, occorre esaminare se il Tribunale abbia disatteso l’art. 87, n. 1, CE, come interpretato dalla Corte, dichiarando che nessuno dei tre elementi identificati dalla decisione controversa conferisce vantaggi selettivi.

a) Sul requisito di produrre utili e sulla limitazione dell’imposta:

Il Tribunale ha concluso, con riferimento ai due primi elementi di selettività della misura in causa identificati nella decisione controversa, ossia il fatto che un’imposizio­ne in forma di imposta sul monte salari e di BPOT è applicata solo se il soggetto passivo produce utili e che con riferimento a questi criteri d’imposizione la tassazione è limitata al 15% degli utili, che la Commissione non è giunta a dimostrare che tali elementi conferiscono vantaggi selettivi.

Tale conclusione del Tribunale non è inficiata da un errore di diritto.

Come è stato ricordato al punto 73 della presente sentenza, solo i vantaggi selettivi e non quelli risultanti da una misura generale applicabile senza distinzione a tutti gli operatori economici rientrano nella nozione di aiuto di Stato.

Ora, il requisito di produrre utili e il limite all’imposizione degli stessi sono, di per sé, misure generali, applicabili senza distinzione a tutti gli operatori economici, sicché non possono conferire vantaggi selettivi.

L’affermazione della Commissione nel senso che il criterio degli utili è estraneo alla logica intrinseca di un sistema di tassazione fondato sull’imposta sul monte salari e sulla BPOT non implica che tale criterio, in sé neutro, diventi selettivo.

Il Tribunale non è incorso in errore di diritto allorché ha statuito che il requisito di produrre utili e il limite d’imposizione al 15% degli stessi non conferiscono vantaggi selettivi.

Infatti, i vantaggi denunciati dalla Commissione risultanti da misure applicabili senza distinzione a tutti gli operatori economici, ossia il requisito della realizzazione di utili, di cui profitterebbero gli operatori con poca redditività, e quelli risultanti dal limite d’imposizione, di cui profitterebbero gli operatori con notevole redditività, non consentono di considerare che il regime fiscale in esame comporta effetti selettivi. Questi effetti non sono tali da favorire “talune imprese” o “talune produzioni” ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, ma sono unicamente la conseguenza del fatto aleatorio che l’operatore in questione abbia poca o molta redditività nel corso del periodo di imposizione.

Discende da quanto sopra che devono essere respinte le censure dirette contro la conclusione formulata dal Tribunale secondo la quale la Commissione non è giunta a dimostrare che i due primi elementi identificati nella decisione controversa, ossia il requisito di produrre utili e il limite d’imposizione del 15% degli stessi, conferiscono vantaggi selettivi.

b) Sui vantaggi che recano beneficio alle società “offshore”:

Il Tribunale ha concluso, al punto 185 della sentenza impugnata, per l’assenza di vantaggi selettivi a beneficio delle società “offshore”. La Commissione, non avendo rispettato l’ambito di analisi relativo alla determinazione della selettività della misura fiscale quale esposto ai punti 143-146 della sentenza impugnata e ricordato ai punti 36 e 37 della presente sentenza, non sarebbe giunta a dimostrare che le società “offshore”, che per natura non hanno presenza fisica a Gibilterra, beneficiano di vantaggi selettivi.

Tale valutazione del Tribunale è inficiata da un errore di diritto.

Occorre ricordare infatti, a tale riguardo e in primo luogo, la giurisprudenza costante a termini della quale l’art. 87, n. 1, CE non distingue gli interventi statali secondo le cause o gli obiettivi, bensì li definisce in funzione dei loro effetti e, quindi, indipendentemente dalle tecniche impiegate (v. sentenze British Aggregates/Commissio­ne, cit., punti 85 e 89 e giurisprudenza ivi citata, e 8 settembre 2011, causa C-279/08 P, Commissione/Paesi Bassi, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 51).

Ora, l’approccio seguito dal Tribunale, fondato sulla mera considerazione della tecnica normativa utilizzata dalla proposta di riforma tributaria, non consente di esaminare gli effetti della misura fiscale in questione ed esclude a priori qualsiasi possibilità di qualificare come “vantaggio selettivo” l’assenza di qualsivoglia imposizione per le società “offshore”. Di conseguenza tale approccio è contrario alla giurisprudenza ricordata al punto 87 della presente sentenza.

In secondo luogo, si deve constatare che l’approccio del Tribunale non tiene conto neppure della giurisprudenza ricordata al punto 71 della presente sentenza, in base alla quale l’esistenza di un vantaggio selettivo a beneficio di un’impresa presuppone che gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di quest’ultima siano alleviati.

Certamente, la Corte ha dichiarato, al punto 56 della citata sentenza Portogallo/ Commissione, che la determinazione del contesto di riferimento assume un’importan­za maggiore nel caso delle misure fiscali, dal momento che l’esistenza stessa di un vantaggio può essere accertata solo rispetto a un livello di tassazione definito “normale”.

Tuttavia, contrariamente al ragionamento del Tribunale e alla tesi sostenuta dal Go­vernment of Gibraltar e dal Regno Unito, tale giurisprudenza non fa dipendere la qualificazione di un sistema fiscale come “selettivo” dal fatto che quest’ultimo sia concepito in maniera che le imprese che beneficiano eventualmente di un vantaggio selettivo siano, in generale, assoggettate agli stessi oneri fiscali delle altre imprese, ma godano di deroghe, di guisa che il vantaggio selettivo possa essere identificato come la differenza tra l’onere fiscale normale e quello sopportato da tali prime imprese.

Infatti, un tale modo di comprendere il criterio di selettività presupporrebbe, contrariamente alla giurisprudenza citata al punto 87 della presente sentenza, che un regime fiscale, per poter esser qualificato come selettivo, sia concepito secondo una determinata tecnica regolamentare, con la conseguenza che talune norme tributarie nazionali sfuggirebbero immediatamente al controllo in materia di aiuti di Stato per il solo fatto di rientrare in un’altra tecnica regolamentare, benché producano, in diritto e/o di fatto, i medesimi effetti.

Tali considerazioni valgono soprattutto per un sistema fiscale che, come nella fattispecie, anziché prevedere regole generali per la totalità delle imprese, alle quali derogare a favore di talune di esse, conduce a un risultato identico rettificando e combinan­do le norme tributarie in maniera che la loro stessa applicazione porti a una pressione fiscale differenziata per le diverse imprese.

In terzo luogo, si deve constatare che il Tribunale ha erroneamente rimproverato alla Commissione, ai punti 184-186 della sentenza impugnata, di non aver dimostrato l’esistenza di un vantaggio selettivo a profitto delle società “offshore” non avendo identificato, nella decisione controversa, un contesto di riferimento rispetto al quale poter stabilire l’esistenza di un vantaggio selettivo.

Occorre rilevare, infatti, a tal titolo, che, a differenza di quanto statuito dal Tribunale in merito ai punti 143, 144 e 150 della decisione controversa, risulta da tali punti che la Commissione ha esaminato l’esistenza dei vantaggi selettivi a beneficio delle società “offshore” alla luce del regime fiscale in causa quale si applica formalmente a tutte le imprese. Appare, quindi, evidente che la decisione controversa individua tale regime come contesto di riferimento rispetto al quale le società “offshore” sarebbero, de facto, favorite.

In ultimo luogo, si deve constatare che la Commissione, contrariamente a quanto ha dichiarato il Tribunale, ha dimostrato a sufficienza di diritto, nella decisione controversa, che le società “offshore” beneficiano, tenuto conto di detto contesto di riferimento, di vantaggi selettivi nel senso della giurisprudenza ricordata al punto 75 della presente sentenza.

Certamente, data l’assenza di regolamentazione dell’Unione in materia, rientra nella competenza degli Stati membri o delle entità infrastatali dotate di autonomia fiscale determinare i criteri d’imposizione e la ripartizione della pressione fiscale sui diversi fattori di produzione e settori economici, come il Tribunale rileva al punto 146 della sentenza impugnata.

Tuttavia, il Tribunale ha omesso di valutare il regime in causa nel suo insieme e non ha tenuto conto degli elementi sui quali la Commissione ha fondato la propria valutazione del regime in causa nella decisione controversa.

(Omissis) Infatti, la combinazione di tali criteri d’imposizione non ha unicamente la conseguenza di portare a un’imposizione che è funzione del numero di dipendenti e delle dimensioni degli immobili commerciali occupati, ma esclude a priori da qualsivoglia imposizione, in assenza di altri criteri, le società “offshore”, in quanto queste ultime non hanno dipendenti né occupano immobili commerciali.

Vero è che, conformemente alla giurisprudenza citata al punto 73 della presente sentenza, una pressione fiscale differente risultante dall’applicazione di un regime fiscale “generale” non può essere sufficiente, in sé, a dimostrare la selettività di un’imposizio­ne ai fini dell’art. 87, n. 1, CE.

Infatti, per poter essere ritenuti costituire vantaggi selettivi, i criteri d’imposizione pre­scelti da un regime fiscale devono essere anche idonei a caratterizzare le imprese beneficiarie in virtù delle proprietà loro peculiari quale categoria privilegiata, così da potersi concludere che tale regime favorisce “talune” imprese o «talune» produzioni ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.

Ebbene, ciò è proprio quanto avviene nella fattispecie.

Al riguardo, occorre osservare che la circostanza che le società “offshore” non siano tassate non è una conseguenza casuale del regime in causa, bensì il risultato ineluttabile del fatto che i criteri d’imposizione sono concepiti precisamente in modo che le società “offshore”, le quali per loro natura non hanno dipendenti né occupano immobili commerciali, non dispongano delle basi imponibili prese in considerazione dai criteri previsti dalla proposta di riforma tributaria.

Pertanto, la circostanza che le società “offshore”, che con riferimento ai criteri d’im­posizione previsti nella proposta di riforma tributaria costituiscono un gruppo di società, sfuggano all’imposizione, proprio grazie alle caratteristiche peculiari al gruppo, consente di considerare che tali società beneficiano di vantaggi selettivi.

Risulta da tutto quanto precede che il Tribunale ha commesso un errore di diritto considerando che la proposta di riforma tributaria non conferisce vantaggi selettivi, ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, alle società “offshore”.

Di conseguenza, il motivo unico della Commissione e l’ottavo motivo del Regno di Spagna sono fondati sul punto e il presente capo della sentenza impugnata deve essere annullato.

Ne discende che non vi è più ragione di esaminare i primi sette motivi e il nono motivo del Regno di Spagna, attinenti alla selettività regionale e allo status di Gibilterra. Non è più necessario neppure esaminare il decimo e l’undicesimo motivo di detto Stato membro, relativi al procedimento dinanzi al Tribunale.

(Omissis) Attinente alla selettività regionale: i ricorrenti in primo grado sostengono, con il loro primo motivo, che la decisione controversa non ha tenuto conto dell’art. 87, n. 1, CE in quanto ha concluso per la selettività regionale della proposta di riforma tributaria.

Al riguardo, occorre ricordare che dai punti 86-108 della presente sentenza risulta che la proposta di riforma tributaria è materialmente selettiva giacché conferisce vantaggi selettivi alle società “offshore”.

Tale constatazione consente, di per sé sola, di giustificare il dispositivo della decisione controversa a termini del quale la proposta di riforma tributaria costituisce un regime di aiuti ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE che il Regno Unito non è autorizzato a mettere in atto.

Alla luce di ciò, il primo motivo dei ricorrenti, attinente alla selettività regionale, siccome non rimette in causa l’esistenza di vantaggi selettivi materiali, non può condurre all’annullamento, neppure parziale, della decisione controversa (v., per analogia, ordinanza del presidente della Corte 25 giugno 1998, causa C-159/98 P(R), Antille olandesi/Consiglio, Racc. pag. I-4147, punto 111).

Così, è giocoforza concludere che il primo motivo, anche a supporlo fondato, non può condurre all’annullamento della decisione controversa ed è pertanto inoperante.

Alla luce di tutto quanto precede si devono respingere in toto i ricorsi presentati dal Government of Gibraltar e dal Regno Unito.

P.Q.M.

La Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:

1) La sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee 18 dicembre 2008, cause riunite T−211/04 e T-215/04, Government of Gibraltar e Regno Unito/ Commissione, è annullata.

2) Il ricorso del Government of Gibraltar e il ricorso del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sono respinti.

3) Il Government of Gibraltar e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sono condannati a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dalla Commissione europea e dal Regno di Spagna in sede di impugnazione nonché le spese sostenute dalla Commissione europea in primo grado.

4) Il Regno di Spagna e l’Irlanda, in quanto intervenienti, rispettivamente, dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunità europee e dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, sopporteranno ciascuno le proprie spese.

La sentenza Gibilterra: un’applicazione del principio 
di eguaglianza sostanziale in materia tributaria?

SOMMARIO:

1. Introduzione. – 2. La fattispecie. – 3. La rinnovata nozione di selettività. – 4. Qual è il limite della competitività nell’UE?

1. Introduzione

La sentenza oggetto d’analisi merita di essere esaminata perché segna l’introdu­zione di una nuova interpretazione della nozione di selettività in materia di aiuti di Stato.

La Corte di Giustizia era già intervenuta sull’art. 107 TFUE con la sentenza Azzorre, con la quale aveva stabilito che una misura non può essere considerata selettiva per il solo fatto che questa trovi applicazione esclusivamente in una zona geografica limitata del territorio di uno Stato membro [1]. In quella circostanza, più precisamente, la Corte aveva attribuito rilevanza al territorio di applicazione della misura tributaria e all’autonomia dell’ente territoriale quali elementi costitutivi della nozione di aiuto di Stato.

A pochi anni di distanza da quella decisione, il giudice europeo è nuovamente intervenuto su questa disposizione, ampliando ulteriormente l’ambito di applicazione della nozione di selettività.

Come si cercherà di spiegare nei prossimi paragrafi, la Corte si è spinta fino al punto di oltrepassare il principio di territorialità come discriminante ai fini della valutazione della compatibilità della norma interna con la disciplina europea in ma­teria di aiuti di Stato.

In altri termini, si cercherà di mettere in luce come la Corte di Giustizia, con questa decisione, abbia ampliato l’ambito di applicazione della nozione di selettività materiale. Il caso Gibilterra, difatti, segna il passaggio dalla tutela della concorrenza all’interno del singolo Stato membro, alla tutela della concorrenza a livello europeo. Questa, nello specifico, è la prima occasione in cui la Corte, nel suo ragionamento, si spinge fino al punto di rendere ammissibile il confronto tra due sog­getti residenti, nel caso di trattamento di sfavore riservato alla situazione puramente interna.

La nota si svilupperà nel modo seguente: dopo la presentazione del caso, si pro­cederà alla disamina della pronuncia della Corte. Successivamente, si proverà a ve­rificare se questa costruzione sia coerente o meno con la nozione europea di concorrenza e, infine, si svolgeranno alcune sintetiche riflessioni sulla competitività fiscale all’interno dell’UE.

2. La fattispecie

La sentenza in commento è la conseguenza dell’impugnazione dinanzi alla Corte di Giustizia dell’UE, da parte della Commissione Europea e del Regno di Spagna, della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità Europee [2], che aveva ritenuto compatibile con i Trattati europei la riforma fiscale in ambito societario presentata dal Governo di Gibilterra il 27 aprile del 2002.

La riforma fiscale introdotta dal Governo di Gibilterra prevedeva la presenza simultanea di due imposte e una tassa che, da un punto di vista formale, erano applicabili a tutte le società residenti in Gibilterra.

Nel dettaglio, il nuovo sistema di tassazione era costituito da un’imposta sul monte salari (Payroll tax), la quale prevedeva il pagamento di 3.000 sterline per cia­scun dipendente, e da un’imposta sull’occupazione dei beni immobili a uso commerciale (BPOT), calcolata applicando, al valore degli stessi, un’aliquota equivalente a una percentuale dell’aliquota generale prevista sugli immobili a Gibilterra.

Infine, era prevista una tassa di registro (Registration Fee), in base alla quale tutte le società aventi come obiettivo la generazione di utili dovevano pagare una tassa annua pari a 300 sterline [3].

Veniva inoltre statuito che la somma dell’imposta sul monte salari e della BPOT non potesse superare il 15% degli utili prodotti dalle società.

Per le società aventi per oggetto la prestazione di servizi finanziari, in aggiunta, era prevista un’imposta addizionale, a un’aliquota compresa tra il 4% e il 6% degli utili, fermo restando il limite della tassazione complessiva non superiore al 15% degli utili prodotti.

La Commissione Europea aveva ritenuto questa norma incompatibile con l’art. 87, par. 1, del Trattato CE (attuale art. 107, par. 1, TFUE), reputandola selettiva sia sul piano territoriale che su quello materiale [4].

Secondo la Commissione la riforma era selettiva sul piano territoriale in quanto istituiva un sistema di tassazione in forza del quale le imprese di Gibilterra erano assoggettate, in generale, a un’aliquota inferiore a quella applicata alle imprese del Regno Unito.

Taluni aspetti della riforma, inoltre, venivano considerati selettivi sul piano materiale. Sotto tale profilo la Commissione sosteneva, innanzitutto, che il requisito di produrre utili prima di essere assoggettati all’imposta sul monte salari e alla BPOT avrebbe favorito le imprese che non producevano utili. In secondo luogo veniva rilevato che il limite del 15% degli utili per l’assoggettamento all’imposta sul monte salari e alla BPOT avrebbe favorito le imprese con utili maggiori rispetto al numero di dipendenti e all’occupazione di immobili a uso commerciale. Veniva infine affermato che la presenza di due imposte come quella sul monte salari e la BPOT avrebbe favorito le società offshore, quelle cioè residenti ma senza presenza fisica effettiva a Gibilterra.

Il Regno di Gibilterra e il Regno Unito hanno impugnato la decisione della Com­missione Europea presso il Tribunale di primo grado, il quale ha ritenuto la riforma compatibile con il Trattato.

Il Tribunale, nella sua sentenza, ha seguito il test che la Corte aveva utilizzato nel caso Azzorre, che rappresenta il leading case per ciò che concerne la selettività territoriale in tema di aiuti di Stato.

In Azzorre la Corte aveva statuito che una misura non può essere ritenuta selettiva per il solo fatto che si applichi a una zona geografica limitata di uno Stato membro. La Corte di Giustizia aveva affermato che, in via preliminare, bisogna verificare se, da un lato, l’ente è autonomo dal punto di vista istituzionale, procedurale e finanziario e, dall’altro, se la misura si applica a tutte le imprese o produzioni nel territorio di competenza dell’ente decentrato.

Nel caso in cui sussistano entrambi i requisiti, concludeva la Corte, la misura è da ritenersi compatibile con il Trattato.

Di conseguenza il Tribunale ha accertato anzitutto l’ambito territoriale di riferimento al fine di valutare la selettività territoriale della riforma [5]. Dopo aver constatato la sussistenza dell’autonomia istituzionale [6], procedurale [7] e finanziaria [8], il Tribunale ha concluso affermando che l’ambito territoriale di riferimento per valutare la selettività della riforma era Gibilterra e non il Regno Unito.

Dal punto di vista della selettività materiale, il Tribunale ha ritenuto che la Commissione non avesse seguito l’iter corretto per valutarne la compatibilità con il Trattato. Prima, ha affermato il Tribunale, avrebbe dovuto essere individuato il regime normale e successivamente la deroga a questo regime ordinario. Le argomentazioni fornite dalla Commissione non sono state ritenute soddisfacenti e il Tribunale ha concluso affermando che la riforma non presentava profili di selettività materiale, dal momento che la stessa era applicabile a tutte le società presenti in Gibilterra, non prevedendo un regime derogatorio rispetto alla regola generale [9]. Il Tribunale decideva per la non incompatibilità della disciplina di Gibilterra.

A seguito di tale decisione, la Commissione Europea ha impugnato la sentenza del Tribunale di primo grado dinanzi alla Corte di Giustizia, la quale, in primis, ha ribadito che le misure generali non costituiscono aiuti di Stato e che la selettività è un elemento costitutivo della definizione di aiuto di Stato.

L’attenzione del giudice europeo di secondo grado è stata posta principalmente sulla selettività materiale e questo è l’aspetto centrale della pronuncia.

A tal proposito la Corte ha affermato che, prima di tutto, il requisito di produrre utili non avvantaggia determinate imprese rispetto ad altre. Il fatto che un operatore abbia o meno prodotto utili nell’esercizio di riferimento è solamente la conseguenza di un evento aleatorio che non può essere determinato a priori. La Corte ha poi aggiunto che la tassazione non superiore al 15% degli stessi non rileva ai fini della selettività, poiché lo Stato può scegliere la base imponibile da tassare. Infatti, in ambito di tassazione diretta, per il momento, la competenza appartiene ancora in via esclusiva agli Stati Membri, salvo il rispetto dei principi fondamentali europei. In terzo luogo è stato affermato che, in merito al vantaggio per le società offshore, la norma deve essere letta in maniera sostanziale, verificando cioè gli effetti che essa produrrebbe concretamente, non essendo ammissibile un’analisi strettamente tecnica e formale della stessa. La Corte ha rilevato come il Tribunale, erroneamente, si sia limitato a un’analisi tecnica della disciplina, senza prenderne in considerazione gli effetti sostanziali [10]. Infatti, nella situazione puramente interna, ovverosia di residenti con redditi provenienti esclusivamente da attività interne, i tre tributi troverebbero tutti quanti applicazione. Nel caso di società offshore [11], invece, non troverebbero un’effettiva applicazione né l’imposta sul monte salari e nemmeno la BPOT, poiché queste società sono generalmente prive di dipendenti e non occupano immobili commerciali. In presenza di società offshore, di conseguenza, troverebbe applicazione solamente la tassa di registro, che oltretutto è la meno significativa del regime fiscale previsto.

Sulla base di questa ricostruzione la Corte di Giustizia ha giudicato la riforma selettiva dal punto di vista materiale.

Merita di essere sottolineato, infine, che la Corte non si è soffermata sull’ipotesi di selettività regionale/territoriale perché ha ritenuto la questione assorbita. Questa, difatti, in ogni caso, non avrebbe potuto rimettere in discussione la decisione della Corte, dal momento che la stessa aveva già verificato la sussistenza della selettività materiale e, quindi, l’incompatibilità con l’art. 107 TFUE [12].

3. La rinnovata nozione di selettività

Dalla lettura dell’art. 107 TFUE e della relativa giurisprudenza è possibile verificare che la nozione di aiuto di Stato è basata sulla sussistenza di quattro elementi costitutivi.

Infatti, viene definito aiuto di Stato ogni disposizione che conferisce un vantaggio economico al beneficiario falsando o minacciando di falsare la concorrenza. In secondo luogo, questa misura deve essere imputabile a risorse statali. Il beneficiario, inoltre, deve essere un’impresa o una produzione. Infine, ci deve essere selettività dal punto di vista materiale o territoriale [13].

Analizzando nel dettaglio la riforma fiscale proposta dal Regno di Gibilterra e tenendo conto della giurisprudenza europea precedente, questa non avrebbe dovuto essere considerata selettiva né dal punto di vista territoriale né da quello materiale.

Difatti, una volta stabilito che Gibilterra è indipendente sia sotto il profilo istituzionale, che sotto quello procedurale e finanziario, è evidente che l’ambito di riferimento ai fini della valutazione della compatibilità della riforma prospettata con i Trattati, così come stabilito dalla Corte di Giustizia, è costituito dal Regno di Gibilterra e non dalla Gran Bretagna. Giunti a questo punto, dopo aver definito l’am­bito territoriale di riferimento, il passo successivo è quello di verificare la sussistenza dei profili di selettività.

Sicuramente la riforma non presenta tratti di selettività territoriale, così come definita dalla Corte nel caso Azzorre, dal momento che la riforma si applica unifor­memente sull’intero territorio di Gibilterra.

D’altro canto la riforma non presenta nemmeno profili di selettività materiale, poiché non favorisce talune imprese o produzioni, nell’accezione finora intesa dal giudice europeo. Difatti, la Corte sino a questo momento aveva sempre inteso la selettività materiale in ambito fiscale concentrandosi sulla generalità del regime e preoccupandosi soprattutto delle barriere all’entrata, rivolgendo la propria attenzione al fatto che le imprese residenti non venissero avvantaggiate rispetto a quelle non residenti [14] che, anche solo potenzialmente, avrebbero potuto operare sul medesimo territorio.

Nel caso oggetto di analisi, la disciplina si applicava indistintamente nei confronti di tutti i soggetti residenti fiscalmente in Gibilterra. Di fatto, però, dalla sua applicazione sostanziale ne risultavano agevolate le società offshore. Queste ultime, difatti, beneficiavano di un vantaggio economico imputabile a risorse statali.

Di conseguenza, a prima vista, la sentenza non sembrerebbe introdurre nulla di nuovo. La riforma parrebbe selettiva dal punto di vista materiale, poiché le società offshore si troverebbero in una posizione di vantaggio rispetto alle altre, subendo un prelievo inferiore, pur trovandosi nella medesima situazione.

Ma, a ben guardare, le società offshore sono quelle che producono la totalità dei loro redditi all’estero e, quindi, in questo caso non viene favorita una produzione o talune imprese nel senso precedentemente utilizzato dalla Corte. In questa situazione la Corte guarda all’altro lato della medaglia, cerca cioè di evitare che imprese residenti in uno Stato membro ma operanti in un altro Paese dell’Unione vengano avvantaggiate rispetto a quelle operanti nel mercato interno dello Stato di residenza. È evidente come, in questa circostanza, la Corte abbia modificato il criterio di comparazione. Il giudice europeo, nello specifico, ha esteso la nozione di selettività in ragione del luogo di produzione del reddito.

Questa sentenza, nella sostanza, rappresenta un’applicazione del principio di uguaglianza tributaria in senso sostanziale in materia di aiuti di Stato [15].

La Corte, infatti, ha esteso la portata dell’art. 107 TFUE al confronto tra un soggetto che investe nel territorio di residenza e un residente che invece opta per investire in Paesi diversi da quello di residenza, circostanza che non si era mai verificata in precedenza.

Resta da comprendere se questa estensione della nozione di selettività sia in linea con la lettera e la ratio dell’art. 107 TFUE.

Per chiarire questo aspetto, un punto di partenza potrebbe essere la «Comunicazione della Commissione sull’applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese» [16]. La Commissione, con questa Comunicazione, ha aperto la strada all’applicabilità della norma oggetto di analisi in ambito fiscale. In questo documento si afferma che «[i]l Trattato conferisce alla Comunità il potere di adottare misure volte ad eliminare vari tipi di distorsione che ostacolano il buon funzionamento del mercato comune» [17]. Più avanti viene statuito che «[l]a misura deve incidere sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati Membri. [...] Il semplice fatto che l’aiuto rafforzi la posizione dell’impresa rispetto ad altre imprese concorrenti negli scambi intracomunitari permette di concludere che l’esito incide sugli scambi» [18]. Infine, viene aggiunto che «[i]l principale criterio per applicare l’art. 92, par. 1, ad una misura fiscale è dunque il fatto che tale misura instauri, a favore di talune imprese dello Stato membro, un’eccezione all’ap­plicazione del sistema tributario» [19].

La nuova interpretazione della Corte di Giustizia sembra essere coerente sia con la Comunicazione della Commissione sopracitata, sia con il Piano d’Azione nel settore degli aiuti di Stato [20].

Nella situazione analizzata, infatti, si ha una deroga sostanziale rispetto al sistema tributario generale che si concretizza in un beneficio ingiustificato, dal punto di vista economico, a vantaggio esclusivo di alcune tipologie di impresa ben identificabili.

In questo caso la Corte amplia l’ambito di analisi focalizzandosi sulla situazione complementare rispetto a quella finora presa in considerazione. Il giudice europeo, difatti, in questa sentenza statuisce che le imprese che vogliono, investendo all’e­stero, competere con le imprese ivi residenti non possono essere avvantaggiate dal loro Stato di residenza, sulla base di un confronto interno con le altre imprese residenti nello Stato di partenza.

Ne consegue che la nozione di selettività non è più intesa solo come divieto di un trattamento di favore nei confronti delle imprese che producono il loro reddito nello Stato di residenza rispetto a quelle estere concorrenti; il concetto di selettività viene ora allargato alla situazione speculare, cioè al divieto di alleggerire il carico fiscale delle imprese che producono redditi all’estero rispetto a quelle che realizzano i loro redditi sul territorio di residenza.

Si potrebbe ritenere che la riforma prospettata da Gibilterra fosse in contrasto anche con le libertà fondamentali sancite dai Trattati europei. A questo proposito, merita di essere evidenziato che in questa circostanza si sarebbero incontrati, principalmente, due ostacoli all’applicazione delle stesse. Prima di tutto sembrerebbe che in tale caso non fossimo in presenza di una reale discriminazione, dal momento che la norma si applicava indistintamente a tutti i soggetti residenti. In secondo luogo, la Corte, in tema di libertà fondamentali [21], si è inizialmente limitata a ritenere di sua competenza solo le situazioni nelle quali a essere discriminato è il residente che decide di investire in un altro Stato membro, sostenendo che l’elimina­zione della reverse discrimination sia di competenza esclusiva dei singoli Paesi facenti parte dell’Unione [22]. In realtà la Corte di Giustizia contempla tali situazioni (c.d. Home Sate Restriction) di diverso trattamento tra residenti e le considera spes­so in contrasto col divieto di restrizione alla libertà di stabilimento sancito dall’art. 49 TFUE [23].

Nel caso di specie, invece, il giudice europeo ha ritenuto applicabile la norma sul divieto degli aiuti di Stato poiché, sul piano sostanziale, si era venuta a creare una distorsione della concorrenza e le due situazioni erano state considerate comparabili.

Di conseguenza, con questa decisione, la Corte ha colmato una lacuna esistente nella sua giurisprudenza se pur sovrapponendosi ai casi di Home State Restriction. Ora bisognerà vedere se questo confronto resterà ammissibile anche in tema di libertà fondamentali o se, invece, resterà confinato all’interno della materia riguardante gli aiuti di Stato. Se la sua applicazione dovesse essere estesa anche in tema di libertà fondamentali, è facile intuire che si arriverebbe a estendere il principio di non discriminazione in maniera definitiva anche alla reverse discrimination.

Va altresì evidenziato il fatto che, comunque, avendo ogni Stato membro la competenza pressoché assoluta in materia di imposte dirette, non verranno eliminate le differenze esistenti tra i diversi Stati Membri in ambito di fiscalità diretta. L’unico intervento in grado di modificare la situazione attuale nella quale ci trovia­mo, quella cioè di ventisette sistemi tributari differenti, sarebbe l’armonizzazione delle imposte dirette, passo che al momento sembra tutt’altro che imminente.

Però, occorre sottolinearlo di nuovo, con questa sentenza viene sancita la neces­sità dell’unità di trattamento per tutti i soggetti passivi sui quali lo Stato ha capacità impositiva.

4. Qual è il limite della competitività nell’UE?

Questa riforma, essendo stata studiata con l’unico scopo di attirare capitale estero in Gibilterra sotto forma di passive income e non sotto la forma di investimenti diretti [24], ricade sicuramente tra le misure di harmful tax competition.

A livello di UE, con lo scopo di ridurre i problemi legati all’harmful tax competition, nel corso degli anni sono state attivate diverse iniziative e il risultato più importante che è stato ottenuto riguarda senza dubbio l’adozione del codice di condotta [25], il quale però è stato approvato dal Consiglio con l’utilizzo di uno strumento di soft law e, di conseguenza, non è vincolante per gli Stati Membri [26].

Quindi, al fine di combattere le misure di harmful tax competition, l’UE deve ricorrere a strumenti alternativi. In questa occasione, come è stato ampiamente illustrato nei paragrafi precedenti, la Corte ha chiamato in causa la normativa sugli aiuti di Stato.

Bisogna altresì ricordare che, nella Comunicazione sopracitata della Commissione sull’applicazione in ambito fiscale della normativa sugli aiuti di Stato, viene ribadito come le misure fiscali per essere considerate aiuti di Stato devono conferire ai beneficiari un vantaggio che alleggerisca gli oneri normalmente gravanti sul loro bilancio. Di conseguenza, la selettività scaturisce da un confronto, visto che prevede, in prima analisi, l’individuazione del sistema tributario generale, e, in seconda battuta, quella del regime agevolativo [27].

Poiché la nozione di selettività non ha valenza assoluta ma implica sempre un paragone, si può dedurre che l’art. 107, par. 1, non impone nessun vincolo agli Stati Membri per ciò che riguarda la determinazione dei regimi tributari ordinari, poiché questa disposizione trova applicazione solo in caso di eccezioni rispetto al sistema generale [28].

Alla luce di quanto analizzato e in attesa di ulteriori sviluppi, il limite attuale alla competitività in Europa sembrerebbe essere rappresentato dall’uguaglianza [29].

Di conseguenza, se la situazione puramente interna e quella transfrontaliera ve­nissero trattate in maniera eguale, il provvedimento dovrebbe essere considerato ammissibile dagli organi comunitari. In caso contrario, se cioè le due fattispecie do­vessero ricevere un diverso trattamento, il provvedimento verrebbe dichiarato incompatibile con la normativa comunitaria.

Ne consegue che, nel caso di specie, l’unica possibilità che si prospetta al Regno di Gibilterra per superare il potere di controllo della Commissione è quella di trattare in modo sostanzialmente, e non solo formalmente, uguale tutte le società, sia quelle operative sul suo territorio che quelle offshore.

Note

[1] Corte di Giustizia, Grande sez., sent. 6 settembre 2006, C-88/03, Repubblica portoghese c. Commissione delle Comunità europee, in Racc., 2006, pp. I-07115, punto 60.

[2] Trib., III sez. ampliata, sent. 18 dicembre 2008, cause riunite T-211/04 e T-215/04, Governo di Gibilterra c. Commissione delle Comunità europee, in Racc., 2008, pp. II-03745.

[3] La tassa di registro, per le società non aventi come obiettivo la generazione di utili, era ridotta a 150 sterline.

[4] Decisione della Commissione Europea 30 marzo 2004, 2005/261/CE.

[5] In dottrina si veda ROSSI MACCANICO, Fiscal Aid Review and Cross-Border Tax Distorsions, in Intertax, vol. 40, issue 2, 2012, p. 96 e VEZZOSO, Aiuti di Stato e concorrenza fiscale dannosa, in Dir. prat. tribint., n. 3, 2012, pp. 1207-1208.

[6] Gibilterra dispone, sul piano costituzionale, di uno status politico ed amministrativo distinto dal governo centrale del Regno Unito.

[7] La riforma fiscale è stata predisposta senza alcuna possibilità di intervento da parte del governo centrale del Regno Unito in merito al contenuto.

[8] Nessuno dei finanziamenti elencati dalla Commissione è diretto a compensare le eventuali conseguenze economiche che la riforma fiscale comporterebbe per Gibilterra.

[9] Trib., III sez. ampliata, sent. 18 dicembre 2008, cause riunite T-211/04 e T-215/04, Governo di Gibilterra c. Commissione delle Comunità europee, punti 184 e 185. Sul punto si veda anche MARTÍ­NEZ, Advocat General Opinions on Tax Autonomy of European Regions: From the Basque Country Case (1999) to the Gibraltar Case (2011), in European Taxation, vol. 52, Issue 4, 2012, pp. 163-164 e ROSSI MACCANICO, opcit., p. 96.

[10] Corte di Giustizia, Grande sez., sent. 15 novembre 2011, cause riunite C-106/09 e C-107/09, Commissione Europea vs. Governo di Gibilterra, in Racc., 2010, pp. II-00182, punti 87 e 88. In dottrina, a questo proposito, si faccia riferimento a LYONS, Commission and Spain v Gibraltar and the United Kingdom: a landmark case on engineered tax regimes, in Bri. Tax Rev., n. 1, 2012, p. 61.

[11] Con società offshore si fa riferimento a quelle società che producono la totalità del loro reddito all’estero.

[12] Sull’argomento si rimanda ai punti 183-188 della citata sentenza. In dottrina, invece, si rinvia a MARTÍNEZ, opcit., p. 166 e FONTANA, Gli aiuti di Stato di natura fiscale, Torino, 2012, p. 133.

[13] Per un approfondimento, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, si rimanda a GRAZIANO, La selettività e gli aiuti regionali, in SALVINI (a cura di), Aiuti di Stato in materia fiscale, Padova, 2007, pp. 224-225; CAPUTI, La selettività in generale, in INGROSSO-TESAURO (a cura di), Agevolazioni fiscali e aiuti di Stato, Napoli, 2009, pp. 201-203; BIZIOLI, Il processo di integrazione dei principi tributari nel rapporto fra ordinamento costituzionale, comunitario e diritto internazionale, Padova, 2008, pp. 169-172; FONTANA, opcit., p. 100 ss.; PISTONE, Smart Tax Competition and the Geographical Boundaries of Taxing Jurisdictions: Countering Selective Advantages Amidst Disparities, in Intertax, vol. 40, issue 2, 2012, p. 87; QUIGLEY, Direct Taxation ans State Aid: Recent Developments Concerning the Notion of Selectivity, in Intertax, vol. 40, issue 2, 2012, pp. 113-115 e KVASNINA-PAPIS-SENYK-TZUBERY, Conference Report: Research Seminar on State Aid and Tax Measures (Aarhus, Denmark, 27 January 2012), in Intertax, vol. 40, issue 2, 2012, p. 151.

[14] A titolo esemplificativo: Corte di Giustizia, V sez., sentenza della Corte 2 luglio 1974, C-173/73, Repubblica italiana c. Commissione delle Comunità europeeAssegni familiari per i lavoratori dell’indu­stria tessile, in Racc., 1974, p. 00709; Corte di Giustizia, V sez., sent. 8 novembre 2001, C-143/99, Adria-Wien Pipeline GmbH e Wietersdorfer & Peggauer Zementwerke GmbH c. Finanzlandesdirektion für Kärn­ten, in Racc., 2001, ppp. I-08365; Corte di Giustizia, II sez., sent. 10 gennaio 2006, C-222/04, Ministero dell’Economia e delle Finanze c. Cassa di Risparmio di Firenze Spa, Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Cassa di Risparmio di San Miniato Spa, in Racc., 2006, pp. I-00289; Corte di Giustizia, Grande sez., sent. 17 novembre 2009, C-169/08, Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Sardegna, in Racc., 2009, pp. I-10821, e Corte di Giustizia, III sez., sent. 28 luglio 2011, C-403/10 P, Mediaset Spa c. Commissione europea, non disponibile in Racc.

[15] Per un approfondimento sul rapporto tra uguaglianza tributaria e ordinamento UE, si veda GALLO, L’uguaglianza tributaria, Napoli, 2012, p. 47 ss. e BIZIOLI, op. cit., p. 135 ss.

[16] Comunicazione della Commissione sull’applicazione delle norme relative agli aiuti di Stato alle misure di tassazione diretta delle imprese, in G.U.C.E., C 384, del 10 dicembre 1998, p. 3.

[17] Punto 5 della Comunicazione della Commissione, in G.U.C.E., C 384, del 10 dicembre 1998, p. 3.

[18] Punto 11 della Comunicazione della Commissione, in G.U.C.E., C 384, del 10 dicembre 1998, p. 3.

[19] Punto 16 della Comunicazione della Commissione, in G.U.C.E., C 384, del 10 dicembre 1998 p. 3.

[20] Il Piano d’Azione, che contiene le più recenti linee guida da seguire, è contenuto in un documento di consultazione presentato dalla Commissione il 7 giugno 2005 COM(2005) 107.

[21] Corte di Giustizia, sent. 27 febbraio 1980, causa 68/79, Hans Just I/S v. Ministero danese delle imposte ed accise, in Racc., 1980, p. 00501.

[22] Sul punto in dottrina si veda BIZIOLI, op. cit., pp. 165-166.

[23] AMATUCCI, Principi e nozioni di diritto tributario, Torino, 2013, p. 61.

[24] Per approfondire la distinzione e la linea di demarcazione tra “good” tax competition e “harmful” tax competition si faccia riferimento a PINTO, Tax Competition and EU Law, The Netherlands, 2003.

[25] Il codice di condotta è stato approvato dal Consiglio ECOFIN il primo dicembre 1997 sotto forma di risoluzione.

[26] Per un approfondimento sulle iniziative intraprese a livello europeo in tema di harmful tax competition si veda PINTO, opcit., e KIEKEBELD, Harmful Tax Competition in The European Union, Rotterdam, 2004.

[27] BIZIOLI, opcit., p. 171.

[28] BIZIOLI, opcit., p. 171.

[29] Va sottolineato come questa tesi sia apparsa minoritaria durante il The GREIT Lisbon Summer Course on State Aid, tenutosi dal 4 al 6 giugno 2012 presso l’“Instituto de Direito Ecónomico Financeiro e Fiscal” di Lisbona. Nel corso delle varie relazioni, difatti, è emerso come l’opinione prevalente in dottrina sia che questa sentenza rappresenti un caso isolato che, probabilmente, difficilmente troverà un seguito nelle future decisioni della Corte. Molti dei più autorevoli esperti in questo ambito, tra i quali i Professori M. Lang, P. Pistone e P. Wattel, la ritengono più che altro una decisione politica con la quale la Corte di Giustizia ha voluto supportare la posizione presa dalla Commissione Europea, al fine di impedire al Regno di Gibilterra di attrarre capitali provenienti dagli altri Paesi Membri.


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