sartori

home / Archivio / Fascicolo / Sulla tenuta giuridica e sulla praticabilità geo-politica della

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Sulla tenuta giuridica e sulla praticabilità geo-politica della

Francesco Pepe

Il lavoro intende mostrare come l’utilizzo da parte della Commissione europea della normativa sugli aiuti di Stato al fine di contrastare pratiche di “concorrenza fiscale dannosa” attuate mediante rulings fiscali in materia di transfer pricing, pur formalmente coerente con la normativa europea, in realtà – per le tensioni che essa genera sul versante geo-politico, in specie nell’area UE – possa frustrare il fine ultimo dell’Unione stessa: l’“integrazione” tra gli Stati membri. Da qui la necessità – giuridica, fondata sui Trattati, e non semplicemente politica – di un suo ridimensionamento.

Articoli Correlati: aiuti di Stato - transfer pricing - concorrenza fiscale dannosa - imprese multinazionali

On the legal validity and the geo-political practicability of the

This work aims at showing how the use, by the European Commission, of the rules on State aid in order to tackle “harmful tax competition” practices implemented through tax rulings relating to transfer pricing, although formally in line with European legislation, in reality – because of the tensions it generates on the geo-political side, especially in the EU – it may frustrate the ultimate aim of EU itself: the “integration” between the Member States. Hence the need – legal, founded on the Treaties, and not just political – of its downsizing.

Keywords: divorce check, income, capital, deductible, non-deductible

INTRODUZIONE 1. Premessa: il nuovo approccio della Commissione europea ai tax rulings in favore delle MNEs (c.d. “dottrina Vestager”) È noto come, sin dal suo insediamento sotto la presidenza Juncker, ed in coerenza con le linee programmatiche di quest’ultimo [1], il Commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager abbia espresso la ferma intenzione di perseguire quegli Stati membri che – attraverso rulings fiscali – consentono a gruppi multinazionali (multi-national enterprises: MNEs) di scontare sui propri profitti globali una imposizione irrisoria, se non nulla, a danno delle imprese domestiche (stand-alone enterprises: SAEs) concorrenti, strutturalmente incapaci di “sfruttare” analoghi benefici [2]. È altrettanto noto come ad una simile dichiarazione di intenti abbia fatto seguito una azione concreta della Commissione, sfociata, da un lato, nelle decisioni relative ai casi delle imprese Fiat-FCO, Starbuck’s, al regime fiscale belga di esenzione degli “utili in eccesso” (Excess Profit Exemption) e, soprattutto, al caso Apple, coinvolgenti – rispettivamente – Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Irlanda; dall’altro, nell’avvio di indagini formali nei confronti di McDonald’s, Amazon e GDF Suez (“Engie”), per rulings loro concessi dal Lussemburgo [3]. Da queste decisioni e dagli altri procedimenti di indagine, nonché da una serie di documenti successivamente pubblicati dalla stessa Commissione [4], sem­bra emergere un nuovo approccio alla fiscalità delle MNEs in Europa, una vera e propria “dottrina” dotata di una sua razionalità e coerenza interna. L’aspetto interessante di tale linea di azione sta nel fatto che essa – oltre ad essere oggetto di discussione quanto alla propria fondatezza giuridica – ha attirato l’attenzio­ne dei commentatori soprattutto per il suo potenziale impatto sul piano geo-politico. Questo il focus principale non solo – come è ovvio che sia – dei media e degli analisti di politica internazionale [5], ma anche di alcuni giuristi, i quali (per lo più a margine del caso Apple) hanno posto l’accento sulle ripercussioni che il “cambio di [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio