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I profili fiscali della famiglia transnazionale nella giurisprudenza adeguatrice della corte di giustizia ue

Annalisa Pace

La globalizzazione a cui da anni si assiste non ha risparmiato i nuclei familiari che, sempre più spesso, esorbitano dai ristretti confini di un unico Stato. Ciò spesso determina conflitti tra regole di ordinamenti distinti che non sempre le legislazioni nazionali sono in grado di risolvere, e che, troppo spesso, finiscono per danneggiare gli appartenenti a quel nucleo familiare, esponendo quelle relazioni, connotate da profili di transnazionalità, a trattamenti deteriori. In questo contesto si apprezza l’in­tervento della Corte di Giustizia che, nonostante la normativa europea non ponga tra i suoi obiettivi in modo chiaro la tutela della famiglia, cerca di rimuovere le frequenti discriminazioni normative che si registrano anche in ambito fiscale.

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Tax aspects of the cross-border family in the case law of the court of justice of the european union

The ongoing globalisation has also involved family units, which, more frequently, are not limited within the national boundaries of a sole State. This often determines conflicts between rules of different national systems, which not always States are able to solve and often damage the members of such family, exposing those cross-border relationships to discriminatory treatments. In this context, the intervention of the Court of Justice of the European Union is extremely important, since – notwithstanding EU law does not clearly address the protection of family units among its goals – it removes the frequent discrimination also having tax nature.

Keywords: family taxation, cross-border family unit, fundamental freedoms, CJEU’s case law, European family law

1. Premessa La globalizzazione della società contemporanea, a cui da anni stiamo assistendo, tra i suoi molteplici effetti offre, con sempre maggiore frequenza, situazioni in cui il nucleo familiare esorbita dai ristretti confini di un unico Stato: sia perché i componenti dello stesso hanno diverse nazionalità/residenze, sia perché l’attività degli stessi membri del nucleo familiare viene svolta in Stati diversi e, quindi, con regole diverse rispetto a quelle che trovano applicazio­ne alla struttura della famiglia in quanto tale [1]. Ciò spesso determina conflitti tra regole di ordinamenti distinti che non sempre le legislazioni nazionali sono in grado di risolvere, ma che, soprattutto, troppo spesso finiscono per danneggiare gli appartenenti a quel nucleo familiare, esponendo quelle relazioni, connotate da profili di transnazionalità, a trattamenti deteriori. Ebbene, quando questo contrasto si traduce in una violazione di quelle libertà economiche fondamentali che sono alla base della legislazione europea, l’intervento della Corte di Giustizia rappresenta l’espressione più suggestiva di quell’azione europea che negli ultimi decenni (come gli stessi studiosi della materia europea registrano) ha visto la Corte «impegnata in un preciso e pro­grammatico piano di azione teso ad accaparrare spazi di intervento sempre più estesi con correlativa erosione delle prerogative degli Stati membri» [2]. Nonostante la normativa europea non ponga tra i suoi obiettivi in modo chiaro la tutela della famiglia [3] e l’armonizzazione in tema di imposizione diretta sia ancora una pura aspirazione [4], sempre più spesso assistiamo ad interventi della Corte di Giustizia che cercano di rimuovere le frequenti discriminazioni normative che si registrano in ambito fiscale nel caso in cui il contribuente e la propria famiglia non esauriscano il loro rilievo in un ambito territoriale circoscritto come quello relativo ad un unico Stato membro [5]. Dalla oramai storica sentenza Schumacker [6] ai più recenti arresti delle pronunce Beker e Beker [7], Ettwein [8] e Imfeld e Garcet [9], assistiamo ad un percorso giurisprudenziale che, in maniera sempre più chiara, si propone di colmare i ritardi e le incertezze non solo dei legislatori interni, ma soprattutto di [continua ..]

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