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Il parlamento convertito alle 'conversioni': l'abuso del decreto-legge fiscale

Gianni Marongiu

Diffusa è la constatazione che l’abuso del decreto-legge in materia fiscale, e questo articolo ne è la testimonianza, comporta non solo una disciplina torrentizia, contradditoria, irrazionale, che mina la certezza del diritto, premessa indispensabile per la corretta e meno costosa applicazione dei tributi.

Esso mina, altresì, il principio plurisecolare che i tributi si legittimano e sono legittimati solo dal consenso espresso dalle aule parlamentari, in esito a un dibattito adeguato e non mortificato.

Di qui l’appello non solo agli organi che istituzionalmente garantiscono lo Stato di diritto e la divisione dei poteri, ma all’autocoscienza dello stesso Parlamento affinché riprenda il ruolo che la storia e la Costituzione gli affidano.

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The parliament converted to the 'conversions': the abuse of the law decree in tax matters

There is a firm belief that the abuse of law decrees in tax matters, and this article testifies it, brings to a torrential, contradictory and irrational discipline capable of jeopardizing the certainty of law, which is the fundamental premise for a correct and more efficient enforcement of taxes. It also undermines the secular principle according to which taxes shall be legitimised and are legal only through the consensus expresses by the Parliament, after an adequate and not mortified debate.

In this sense, an appeal should be addressed not only to the bodies that institutionally guarantee the rule of law and the division of powers, but also to the Parliament itself in order to reconquer the function attributed to it by history and the Constitution.

Keywords: lawmaking techniques, law decree, certainty of law, function of the Parliament, function of the Government

1. La decretazione d’urgenza: una legislazione torrenziale Nel 1996 l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, rispondendo al “grido di dolore” del presidente del Consiglio nazionale del notariato, che gli aveva manifestato il profondo disagio della categoria di fronte alle conseguenze dell’abuso della decretazione d’urgenza, riconosceva che la situazione venutasi a creare presentava ormai «tali aspetti di patologia istituzionale da non poter essere più sostenibile o da creare seria minaccia alla certezza del diritto, che deve, invece, costituire elemento fondante degli atti con i quali si definiscono e si regolano le situazioni giuridiche». Erano gli anni nei quali anche la Corte costituzionale, mutando giurisprudenza, insegnò che «il difetto dei requisiti del caso straordinario di necessità ed urgenza, anche una volta intervenuta la conversione del decreto-legge, si traduce in un vizio in procedendo della relativa legge onde l’esistenza dei cennati requisiti può essere oggetto di scrutinio di costituzionalità» [1]. Principio che è stato ribadito negli anni successivi perché «affermare che la legge di conversione sana in ogni caso i vizi del decreto significherebbe attribuire in concreto al legislatore ordinario il potere di alterare il riparto costituzionale delle competenze del Parlamento e del governo quanto alla pro­duzione delle norme primarie». Pertanto, ha concluso la Corte, in un caso in cui ha dichiarato incostituzionale un precetto contenuto in un decreto-legge convertito in legge, «occorre verificare, alla stregua di indici estrinseci alla disposizione impugnata, se risulti evidente o meno la carenza del requisito della straordinarietà del caso di necessità e d’urgenza cui provvedere» [2]. Interventi così autorevoli e ripetuti non hanno, per altro, sortito un gran­de effetto se, anni dopo, sono i numeri che parlano inequivocabilmente. Tra il 2006 e il 2008, con il “governo Prodi”, su 24 leggi approvate dal Parlamento, 3 sole erano di origine parlamentare; ben 21 erano di origine go­vernativa di cui 13 di conversione di decreti-legge. La situazione è ulteriormente peggiorata nel solo primo anno del “governo Berlusconi”: a febbraio 2009 rispetto alle 45 leggi approvate 1 sola era di [continua ..]

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